
La politica è rispetto per gli altri e fiducia nel dialogo e nelle istituzioni Nessuno confonda la dialettica con l'odio
È già partita la campagna tesa a rinchiudere il fatto di Piazza Duomo nel gesto di un pazzo. Si potrebbe obiettare che ad essere folle è un' opposizione alleata con un tizio che un tempo faceva il pm e ora fa l'arruffapopoli; uno che prima dice "la piazza reagirà a Berlusconi" e poi, quando la piazza reagisce, commenta "è lui che se le cerca". Ma il problema non è Di Pietro.
Il problema è un clima politico in cui il presidente del Consiglio è stato dipinto in pochi mesi come corruttore di minorenni, mafioso e mandante di stragi e, da un paio di giorni, anche cospiratore contro la Repubblica. Tre accuse, si badi bene, non solo gravissime, ma anche esplicitamente al di fuori dei processi in corso. Come a dire: non ci interessano più neanche le sentenze. Il premier è un tal genere di canaglia che per dimostrarlo bastano una escort, un pentito e qualche centinaia di articoli, intercettazioni e retroscena. Se queste cose fossero minimamente vere, l'attentatore di piazza Duomo non sarebbe pazzo; saremmo pazzi tutti noi a non organizzare subito una nuova Resistenza. Ma queste cose non sono vere, o comunque non sono dimostrabili. Anzi, per ciò che riguarda le escort, dopo il caso Marrazzo tutti hanno iniziato a chiedersi a chi giovi frugare nelle abitudini sessuali dei politici.
Sulla mafia, dall'elevato confronto fra due intellettuali del calibro di Spatuzza e Graviano, è venuto fuori che sono solo colossali balle. E sulla cospirazione. le frasi di Bonn di Berlusconi erano certamente sopra le righe, ma ancora qualcuno deve spiegare come può fare in Italia un governo a ipotizzare riforme della giustizia o modifiche della Costituzione senza passare per golpista. Insomma, dopo le dichiarazioni di Graviano l'Italia sembrava condannata all'amaro destino di doversi far governare dalla maggioranza votata dai cittadini. Il fronte di liberazione nazionale evocato da Casini sembrava più che altro un intelligente espediente per aprire la campagna elettorale: alle regionali 2010, un centro vitale e antiberlusconiano può prendere voti al Pd e quindi avvicinarsi al fatidico 10 per cento.
Poi arriva la statuina di piazza Duomo a ricordare dove può finire un paese dove la polemica politica è stabilmente trascinata oltre ogni confine; dove non si dice all'avversario "tu sbagli" ma "tu sei un corrotto, stupratore, mandante di stragi e aspirante dittatore". Tutta la compagnia di giro che si abbevera al partito di Repubblica, che organizza i No-B-Day e auspica la guerra civile permanente, dovrebbe capire che al governo in carica non ci sono, ad oggi, alternative. Al di fuori della maggioranza, c'è lo stesso caos che stanno vivendo le regioni in cui il Pd prova a mettere insieme l'Udc, Di Pietro e un pezzo dell'estrema sinistra. Una riedizione peggiorativa dell'Unione, con il potere come unico collante: lo dimostra il caso-Puglia, dove Vendola ci sta solo se il presidente è lui e il centro ci sta solo se il presidente è di centro. Nella maggioranza, invece, c'è una dialettica anche accesa che, al di là della mistica del tradimento cara al Giornale, è oggi l'unico fattore che manda avanti la politica italiana. Un po' come nella Prima Repubblica la democrazia bloccata dal fattore K (un'opposizione comunista inabile al governo) viveva della dialettica fra la Democrazia Cristiana e il Psi di Craxi.
Questo governo ha molta strada da recuperare, non tanto per ciò che fa quanto per ciò che non fa: per le riforme sulla giustizia, ad esempio, che da anni annuncia senza mai realizzare. O per una gestione dell'immigrazione che pecca per le pulsioni intolleranti da una parte e un eccessivo lassismo dall'altra. O per le promesse non mantenute di alleggerimento della pressione fiscale. O per i diktat sul testamento biologico e sulla pillola del giorno dopo. Ma tutto questo è politica, è rispetto delle idee altrui, è fiducia nel dialogo e nelle istituzioni. Dopo Piazza Duomo, che nessuno più accomuni le idee non ortodosse a un circo irresponsabile che vuole coprire il suo vuoto a spese della democrazia. Nessuno confonda le idee non allineate con un' opposizione che dovrebbe imparare dal vecchio soldato John Mc Cain, rivale di Obama, un minuto dopo aver appreso l'esito del voto: «Siamo tutti americani, e nessun legame per me ha mai contato più di questo. Auguro buon viaggio all' uomo che è stato il mio avversario e che oggi è il mio presidente».
Inviato dal coordinatore del PDL di San Marco in Lamis.
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