Venerdì, Aprile 25, 2014
   
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Due Sipontine scrivono a Bersani: "Siamo donne, gay, giovani, precarie. Pier Luigi, cosa farai per noi?"

Sono le otto di sera. Francesca e Angelica sono alla stazione di Foggia. Si tengono per mano. E aspettano al binario 5 il treno regionale che arriva da Ancona, da cui scenderà quello stesso signore a cui, neanche due settimane prima, hanno spedito una lettera riservata e personale: Pier Luigi Bersani.

Gli hanno scritto: "Siamo Francesca e Angelica, una coppia di Manfredonia, un paese di circa sessantamila abitanti alle pendici del Gargano". Per Angelica fu amore a prima vista, Francesca invece ebbe bisogno di più tempo per capire che si trattava della persona giusta. È una storia d'amore a ostacoli, quella tra Francesca e Angelica.

Ostacoli per trovare un lavoro, ostacoli per trovare una casa in affitto, ostacoli per vedersi riconosciute come coppia, ostacoli nel sentirsi sempre accompagnate da un brusio di sottofondo della "gente". Francesca e Angelica hanno 25 anni adesso hanno deciso di impegnarsi per i diritti civili e le libertà.

Hanno scritto a Bersani: "È solo grazie a questo che abbiamo trovato il coraggio e la forza di venire allo scoperto e lottare per i nostri diritti, e per quelli di milioni di persone come noi". Forse è anche per questa ultima frase che, appena ricevuta la lettera, Bersani ha detto al suo staff: "Voglio andare a parlare di persona con queste ragazze. Troviamo la data giusta". Un consulto con la deputata Paola Concia, l'organizzazione dell'incontro affidata ad Aurelio Mancuso, presidente dell'associazione L'Italia dei diritti per Bersani, e via. La data si trova. Il 16 novembre. A Foggia. Di sera.

Ed eccolo, Bersani accolto da Francesca Brancati e Angelica Murgo mentre scende dal treno. Il tempo di fare un comizio in piazza. E poi si corre in gran segreto nella sala di un hotel e quindi a cena, per questo incontro riservato che "A" racconta in esclusiva. «Ragazze, ho letto la vostra lettera, delle vostre difficoltà a trovare una casa in affitto. E della difficoltà a trovare lavoro», esordisce Bersani col fare di chi sta lì per capire, prima che per dare delle risposte.

«Come hanno reagito le persone a voi più vicine? Come l'hanno presa i vostri genitori quando hanno saputo del vostro rapporto?». Nel menù della cena ci sono buratta, orecchiette e poi il gelato. E soprattutto questa storia, la storia di Francesca e Angelica. Che sono tante storie in una. «Segretario, io di fatto sono una disoccupata. Faccio soltanto lavori saltuari», sussurra la prima. Alla seconda, meno timida, gli scappa di chiamarlo per nome.

«Vedi, Pier Luigi, io mi occupo di assistenza agli anziani. Resta il fatto che però sono precaria». A colpire il segretario del Pd, però, è soprattutto il racconto di quando Francesca si trovò di fronte al pronto soccorso con Angelica stesa su una barella al di là della porta, vittima di un malore improvviso. La legge italiana non le dava alcun diritto di stare lì ad assisterla.

«Sono alcuni dei tanti problemi che hanno coppie come la nostra», racconta adesso la prima. - «Lei stava male e io lì fuori, nella sala d'aspetto di quell'asettico ospedale, per qualche ora a pensare, "E se tornasse qui sua madre a decidere per lei? Non lo ha mai fatto, perché dovrebbe farlo ora? Può sapere davvero cosa è meglio per lei?". Non mi restava che pregare…».

Bersani interrompe con una domanda: «E i medici?».

Risponde Francesca: «Per fortuna la dottoressa di turno mi ha fatto entrare da Angelica. È stato solo grazie alla sensibilità e al cuore di quella donna, insomma, che ho potuto tenere la mano della mia compagna.»

Bersani ascolta.

E con lui Aurelio Mancuso, che di queste storie ne conosce tante, tantissime. «Ragazze, io posso garantirvi soltanto una cosa», è l'esordio del segretario del Pd. «C'è una strada segnata e da questa strada, se toccherà a me, non si tornerà indietro. Io proporrò che le coppie come le vostre l'Italia adotti la legislazione che c'è in Germania. So che c'è chi vorrebbe di più e chi insiste perché abbiate di meno. Ma non dimenticate che le leggi servono anche a cambiare la mentalità delle persone», aggiunge. Con le leggi che ci sono in Germania, storie come quelle di Francesca e Angelica assomiglierebbero, per fortuna, a storie "normali".

Ci sarebbero garanzie sull'assistenza al partner, sulla reversibilità della pensione, sull'eredità, e poi sul subentro nel contratto d'affitto e anche sulle adozioni di bambini figli di uno dei componenti della coppia gay. Forse è tanto, forse è poco, di certo è un primo passo.

«Pensiamo alla strada che abbiamo fatto grazie al movimento delle donne, che hanno acquistato i loro diritti pezzo dopo pezzo», scandisce Bersani. Francesca e Angelica citano i discorsi di Hollande, le aperture ai gay di Obama, i diritti civili garantiti in mezza Europa.

«Però, ragazze», insiste allora il segretario del Pd, «non dimentichiamoci che siamo in paese in cui non c'è ancora una norma contro l'omofobia. Dovremmo porre rimedio anche a questa situazione».

Fuori dall'albergo, venerdì 16 novembre, cade una pioggerellina di quelle che accompagnano più le notti di Londra che quelle di una città come Foggia.

«E con l'affitto come fate? I proprietari delle case come reagiscono?», chiede Bersani.

E lì ritorna - raccontano ora Francesca, ora Angelica - la vecchia storia «della difficoltà a trovare una casa in affitto. Immaginati, segretario, "due femmine", al Sud, senza lavoro, senza soldi, senza una garanzia». E quel girovagare stanco - tante case, tanti prorpietari, tanti contratti - «con una sola costante: il nostro stato di famiglia anagrafico. Noi risultiamo essere due nuclei separati, due certificati di residenza, due stati di famiglia. E la burocrazia raddoppia…».

L'arrivo del gelato fa scoccare il tempo dei sorrisi. Francesca e Angelica chiedono a Bersani della campagna elettorale, delle primarie, del centrosinistra. E lui risponde evocando quelle promesse che ha appena fatto a loro due. Le nuove leggi, i nuovi diritti, i primi passi di apertura. E ripete quelle stesse quattro parole: «Se toccherà a me….»



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