Mercoledì, Maggio 23, 2012
   
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Agostino Cursio (PD): il paradosso della democrazia e dell'unitarietà

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L’esito della doppia riunione dell’Assemblea Provinciale di Foggia denota che ormai molti capisaldi della democrazia sono venuti meno. L’inciucio la fa da padrone, tanto che basta una poltrona, o anche un piccolo sgabello, a rimettere tutto a posto.

Peccato che sulle sorti, tanto della Segreteria Provinciale di Paolo Campo, quanto su quella Cittadina di Mariano Rauseo, pesi l’ipoteca dell’esito del ricorso per gravi irregolarità e violazione statutarie presentato e sostenuto dagli esponenti dell’area ex mozione Marino per il Congresso PD all’On. Luigi Berlinguer, Presidente della Commissione Nazionale di Garanzia. In particolare si lamenta l’assoluta mancanza di pluralismo all’interno del Partito Democratico.

Secondo Agostino Cursio, un ritrovato quanto inspiegabile in tempi così rapidi accordo tra Bersaniani e Area Democratica (Aldo Ragni) significa che il partito sta rinunciando alla propria necessaria dialettica. La scelta di apparati smisurati in termini numerici (22 componenti la nuova segreteria provinciale di Paolo Campo) denota la difficoltà di trovare punti comuni, e, soprattutto, evidenzia la incapacità a saper praticare la politica nella sua più alta, ma al tempo stesso, più specifica funzione.   In aperta polemica con i vertici del Partito, Cursio nel suo intervento di ieri, dopo aver richiamato le responsabilità e le inaccettabili ambiguità dei franceschiniani, ha evidenziato che solo a Foggia e in Capitanata si è ignorata la presenza dell’area culturale e politica della ex mozione Marino. E questo,  non solo è scandaloso dal punto di vista della rappresentanza delle diverse sensibilità politiche presenti nel PD, quanto piuttosto può celare l’intenzione di utilizzare il partito come pass partout, come una “foglia di fico”.