ROMA (20 febbraio) - Il gip del tribunale di Roma Maddalena Cipriani ha archiviato il procedimento innescato da 19 querele presentate da 18 parlamentari donne e un deputato contro Beppe Grillo per aver detto che in Parlamento erano stati eletti «amici, avvocati e anche qualche zoccola». Lo riferisce il blog del comico genovese.
La querela era stata presentata attraverso lo studio legale Bongiorno da 18 deputate e senatrici (Giulia Bongiorno, Gabriella Gianmarco, Paola Binetti, Angela Napoli, Anna Grazia Calabria, Manuela Di Centa, Erica Rivolta, Paola Frassinetti, Paola Goisis, Mariella Bocciardo, Elena Centemero, Alessandra Mussolini, Giovanna Petrenga, Catia Polidori, Maria Elena Stasi, Monica Faenzi, Paola Pelino, Donatella Ferranti) e da un deputato, Roberto Zaccaria.
La frase sotto accusa invece è: «Sei persone hanno deciso i nomi di chi doveva diventare deputato o senatore, hanno scelto 993 amici, avvocati e, scusate il termine, qualche zoccola, e li hanno eletti». «Le ragioni per la non procedibilità sono esposte in dettaglio nel documento allegato del Tribunale di Roma - afferma ancora Grillo -. Nessuna di queste onorevoli persone mi risulta abbia promosso la discussione in aula delle tre proposte di Parlamento Pulito».
«La frase profferita dall'indagato, sebbene volutamente volgare ed inappropriata - scrive il gip nel provvedimento di archiviazione - è inidonea a ledere l'onore e/o la reputazione per la sua genericità ed assoluta indeterminatezza, non essendo identificato, né assolutamente identificabile la persona e/o le persone cui il dichiarante ha inteso riferirsi».
Tutto nasce dall'audizione che il 10 giugno 2009 Grillo tenne in commissione Affari costituzionali del Senato per illustrare la proposta di legge popolare "Parlamento Pulito" firmata da 350.000 cittadini che prevede nessun condannato in via definitiva in Parlamento, massimo di due mandati, elezione nominale del candidato. La proposta, scrive ancora Grillo, «dopo quasi otto mesi, non è ancora stata presentata al Senato. Però le cause di diffamazione sono state prontamente attivate nei miei confronti da parte degli onorevoli senatori e deputati del Parlamento».
Lo show di Grillo. Il 10 giugno scorso al Senato il comico aveva avviato in tono colloquiale la sua audizione. Dopo una breve premessa a braccio aveva letto un testo, sempre con tono tranquillo, ma da cui partirono veri e propri siluri all'indirizzo del mondo parlamentare. «È uno scandalo - affermò Grillo - che siano presenti in Parlamento 20 condannati in via definitiva. Uno schifo che 70 dei nostri rappresentanti siano stati indagati e condannati. Parlamentari come Cuffaro e Dell'Utri sono stati eletti per meriti giudiziari».
«Siete vecchi e antistorici, siete 20 e 18 di voi leggono i giornali. Voi andate da una parte e il mondo va dall'altra ...», avea continuato Grillo, scatenando una bufera di proteste. La senatrice Maria Teresa Incostante replicò subito: «Se vogliamo insultarci usciamo dall'aula e ci insultiamo». Il presidente del Senato Renato Schifani reagì dicendo: «Non ci si può rivolgere al Parlamento e nello stesso tempo offendere i componenti. L'offesa qualunquistica e volgare contro il Parlamento è già stata usata con esiti drammatici contro le istituzioni. Non dobbiamo assecondare istinti e pulsioni che nulla hanno a che fare con la tutela delle nostre istituzioni».
Le firme per la proposte di legge erano state raccolte l'otto settembre 2007 durante il primo "Vday" e consegnate a Franco Marini, l'allora presidente del Senato, nel dicembre 2007. «In questa legislatura - continua Grillo - sono state discusse leggi vergognose, dal Lodo Alfano, a quella delle intercettazioni, al processo breve, allo scudo fiscale. Deputati e senatori extravergini dovrebbero preoccuparsi della loro onorabilità per aver permesso che queste leggi siano state presentate e approvate, e querelare i primi firmatari in nome e per conto del Parlamento. 350.000 persone aspettano che la legge "Parlamento Pulito" venga discussa. Poiché ognuno di loro conta uno, hanno il diritto di presentarsi di fronte al Senato uno alla volta e tutti insieme per pretendere rispetto da parte dei loro dipendenti. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi - conclude Grillo - neppure».
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