Il decreto varato dal governo è un decreto interpretativo, che non prevede nessuna modifica della legge elettorale, delle procedure elettorali, che non riapre i termini per presentare le liste scaduti lo scorso 28 febbraio. Poichè interpretazioni difformi hanno creato situazioni contestate il governo ha dato una interpretazione autentica delle nrome vigenti, senza modificarle,per consentire ai giudici del TAR di applicare la legge in modo corretto.
E’ uno strumento a disposizione della magistratura amministrativa. Saranno i TAR e non il governo a decidere se le liste escluse potranno rientare. Il governo si limita a dire quale è l’interpretatzione da dare alle norme vigenti, dato che sono state applicate in modo non corretto. Ad esempio, nella circolare del ministero esplicativa del ministero dell’interno si dice con chiarezza che il cancelleire non può rifiuttarsi di ricevere le liste nemmeno se le giudica irregolari o se sono presentate fuori termine. A Roma questo non è accaduto. Far decidere i TAR meglio e bene, sulla base della interpretazione corretta della legge. Per questo è un decreto salva diritto di voto, non salva liste. Bene il decreto, bene che il Presidente della Repubblica l’abbia immediatamente firmato, bene che si sia riportata la tranquillita’ in una competizione elettorale che deve essere tra idee, programmi, candidati e non fra timbri ed apportatori di timbri. Certo le regole vanno rispettate, ma con la normale attenzione che si deve dare alle regole".




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), ma a salvaguardare una grossa fetta di elettori a cui non poteva essere tolta la possibilità di votare chi palesemente voteranno. Penso che mettendo insieme l'elettoralto del Pdl in Lombardia e Lazio si raggiunga un gran numero di individui a cui il diritto di voto non poteva essere tolto per colpa di qualche panino o di una manciata di minuti. Se la posta in gioco fosse stata semplicemente contro coloro che siedono lassù, sarei stato il primo a dire "è giusto così".























E' vero che è il partito del fare, cioè possono fare quel che cacchio li pare. Ciao democrazia, è stato un piacere conoscerti...
Roberto Pio La Porta