
L’Enciclica sociale di Benedetto XVI punta i suoi riflettori sui temi dello sviluppo umano e in particolare sullo sviluppo della persona nella sua integralità. Il Papa sottolinea la grande necessità di guardare l’uomo non solo come oggetto del fattore sviluppo, ma come soggetto di fulcro da dove partire per animare la società.
Lo sviluppo presuppone un cambiamento di mentalità. Il Santo Padre non si sottrae ai temi caldi degli ultimi mesi e con sapiente lungimiranza afferma: “La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità. In questa chiave, fiduciosa piuttosto che rassegnata, conviene affrontare le difficoltà del momento presente”. La politica, nella sua espressione più alta, è chiamata in causa perché da essa dipende molte volte i mali del sottosviluppo. Il Santo Padre guarda ai paesi poveri e dice come i fattori del sottosviluppo sono dettati dalla corruzione dilagante e dal divario tra ricchi e poveri. I governi, le organizzazioni internazionali e i sindacati sono chiamati a formare reti di sicurezza sociale. I lavoratori che per lungo tempo sono estromessi dal mondo del lavoro o hanno contratti a termini sono soggetti a un’instabilità endemica che mina le basi della società: L'estromissione dal lavoro per lungo tempo, oppure la dipendenza prolungata dall'assistenza pubblica o privata, minano la libertà e la creatività della persona e i suoi rapporti familiari e sociali con forti sofferenze sul piano psicologico e spirituale. Desidererei ricordare a tutti, soprattutto ai governanti impegnati a dare un profilo rinnovato agli assetti economici e sociali del mondo, che il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l'uomo, la persona, nella sua integrità: “L'uomo, infatti, è l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale”. Poco significato è stato dato dagli esperti internazionali al cosiddetto relativismo culturale di cui Benedetto XVI parla nella sua Enciclica. L’appiattimento delle culture porta ad un’omologazione degli stili vita che provoca la perdita delle tradizioni delle varie Nazioni. Il rischio che il Papa vede per l’umanità è in dei nuovi pericoli di asservimento e di manipolazione. Lo sviluppo umano si favorisce anche dall’accesso che tutti devono avere ai beni primari del mondo. La fame, che ancora oggi è presente in varie parti del mondo, forse non è che l’egoismo di poche nazioni a conquistarsi i beni essenziali dell’umanità? Ma il Papa parlando di sviluppo analizza anche i fattori dell’accoglienza e del rispetto della vita umana. Temi che i grandi economisti mondiali tengano a lato delle loro discussioni. Il Santo Padre afferma come “l'apertura alla vita è al centro del vero sviluppo. Quando una società s'avvia verso la negazione e la soppressione della vita, finisce per non trovare più le motivazioni e le energie necessarie per adoperarsi a servizio del vero bene dell'uomo”. Anche la libertà religiosa per il Papa è un fattore di sviluppo: Dio è il garante del vero sviluppo dell'uomo, in quanto, avendolo creato a sua immagine, ne fonda altresì la trascendente dignità e ne alimenta il costitutivo anelito ad “essere di più”. L'uomo non è un atomo sperduto in un universo casuale, ma è una creatura di Dio, a cui Egli ha voluto donare un'anima immortale e che ha da sempre amato. Se l'uomo fosse solo frutto o del caso o della necessità, oppure se dovesse ridurre le sue aspirazioni all'orizzonte ristretto delle situazioni in cui vive, se tutto fosse solo storia e cultura, e l'uomo non avesse una natura destinata a trascendersi in una vita soprannaturale, si potrebbe parlare di incremento o di evoluzione, ma non di sviluppo. La cecità con cui oggi si guarda all’uomo nella sua interezza e l’insicurezza che viene presa come stile di vita ha dei costi nella società. I costi umani- dice il Papa- sono anche costi economici. Allora è bene che si creano nuove scuole di pensiero nella formazione di chi poi prende in mano le sorti dell’umanità. Oggi, più di ieri siamo chiamati a far convergere il cuore con l’intelligenza. La carità nella verità presuppone occhi capaci di vedere l’uomo oltre agli interessi di fine economico. La carità non è mai un’aggiunta a latere delle varie discipline, ma dialoga con esse fin dal principio.
















