E' ora che la Polizia Postale intervenga!
Ormai da diversi giorni, il gruppo Facebook più numeroso al mondo (quasi 98 mila fans) dedicato a Padre Pio è sottoposto ad una serie incontrollata di attacchi di troll senza scrupoli. Tra di essi si annoverano bestemmiatori di varia natura, sedicenti profeti e, cosa ancor più grave, soggetti che postano di continuo messaggi costituiti da vere e proprie istigazioni al suicidio. Tutt’oggi la cosa sta procedendo in maniera indisturbata e incontrollata anche perché la pagina facebook “Padre Pio” non ha un amministratore che possa estromettere gli utenti coinvolti nell’attacco; ad ogni modo, anche una volta cancellati sotto la spinta di molte segnalazioni, essi possono “resuscitare” semplicemente reinserendosi in rete tramite un nuovo nome account.
A questo punto si attende solo l’intervento della polizia postale, che, a sentire i molti utenti, si è mostrata “latitante” nello specifico frangente. Tra l’altro, ad eccezione di alcuni gruppi sui quali si è agito rapidamente, ne esistono decine di altri “discutibili” (nei vari social network come Twitter, lo stesso Facebook, ecc.) che sopravvivono indisturbati da tempo nella totale indifferenza mediatica e giudiziaria.
TROLL: CHI E’ COSTUI? - Nel gergo di internet e, in particolare, delle comunità virtuali come newsgroup, forum, social network, mailing list, chatroom e blog è detto troll un individuo che interagisce con la comunità tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o, semplicemente, stupidi allo scopo di disturbare gli scambi normali e appropriati. Spesso l’obiettivo specifico di un troll è causare una catena di insulti (flame war); una tecnica comune consiste nel prendere posizione in modo plateale, superficiale e arrogante su una questione già lungamente (e molto più approfonditamente) dibattuta, specie laddove questa sia tale da suscitare facilmente tensioni sociali (come un’annosa religion war). In altri casi il troll interviene in modo semplicemente sciocco (per esempio volutamente ingenuo) con lo scopo di mettere in ridicolo quegli utenti che, non capendo la natura del messaggio, si sforzano di rispondere a tono. Dal sostantivo troll derivano, sia in inglese che in italiano, forme come il termine trollismo (inteso come il verificarsi di tale fenomeno nelle web-community), il verbo trollare (”comportarsi come un troll”) o essere trollato (”cadere nella trappola di un troll” rispondendo a tono alle sue provocazioni). Un troll particolarmente tenace e fastidioso può effettivamente scoraggiare gli altri utenti e causare la fine di una comunità virtuale. Se un troll viene invece ignorato (in genere la contromisura più efficace) solitamente inizia a produrre messaggi sempre più irritanti ed offensivi cercando di provocare una reazione, per poi abbandonare il gruppo. [da Wikipedia]
Sottoposti in gran parte all’indifferenza generalizzata degli altri iscritti al gruppo i troll si stanno ora spostando in altri lidi di facebook a sfondo religioso cattolico come “Il crocifisso deve restare al suo posto” e “No alla bestemmia” mentre, paradossalmente, il gruppo sta vedendo aumentati a dismisura i propri iscritti nonostante le indicazioni dei “credenti” ad abbandonare il sito ”infettato”. Al di là delle convinzioni religiose resta lo squallore del gesto di infangare quei pochi spazi dove persone, provenienti da tutto il mondo, si ritrovano nel bisogno di lasciare una preghiera, lì dove tutti possono accedere.
Dopo il segnalato e dibattuto gruppo contro i bambini down questo, di stampo religioso, risulta un altro provocatorio sistema per attirare l’attenzione dato che gli attacchi sono tutti localizzati nei gruppi più numerosi. La mitomania costituisce, quindi, un’arma a doppio taglio in quanto, se da una parte i mitomani sono spinti a compiere gesti sempre più estremi e “scandalosi” per far parlare di sé, dall’altra, ormai, solo tali eventi al limite trovano spazio e attenzione sulle pagine dei giornali e sui media in genere. Un aspetto, a mio avviso, da non trascurare è legato alla progressiva medianità dei gruppi religiosi, di come, cioè, nel villaggio globale dei social network, essi diventino un fenomeno di ostentazione pubblica di un settore privato come quello della spiritualità, con tutto ciò che comporta sia in termini di privacy che di svilimento del senso stesso della religione.














