
Da oggi inizia il commento all’importante documento del Papa
Benedetto XVI ha consegnato al mondo intero la sua terza enciclica. Dopo aver parlato del primato di Dio nella vita dell’uomo ( Deus Caritas est). Dopo aver sottolineato l’unica speranza, quella vera, che salva e rigenera vita ( Spe Salvi), il Sommo Pontefice apre il suo sguardo sull’intera umanità parlando della carità e della verità come fattori essenziali della società in cui l’uomo sia il soggetto e non l’oggetto del suo agire.
L’enciclica Caritas in Veritate s’innesta nel filone della dottrina sociale della Chiesa, che da Leone XIII con la Rerum Novarum, passando per Paolo VI con la Popolorum progressio, fino a Giovanni Paolo II con la Sollecitudo Rei Socialis segnano e sottolineano il messaggio della Chiesa nella costruzione della polis, secondo le coordinate della giustizia, del bene comune per uno sviluppo umano integrato. Benedetto XVI, nella sua Enciclica, si muove sui binari della carità e della verità. Su questo binario cammina la vita dell’umanità che vede nell’annuncio di Cristo il primo e principale fattore di sviluppo. Anzi, il Sommo Pontefice afferma che nell’uomo viene posto il seme dell’amore e della verità: “Tutti gli uomini avvertono l'interiore impulso ad amare in modo autentico: amore e verità non li abbandonano mai completamente, perché sono la vocazione posta da Dio nel cuore e nella mente di ogni uomo”. Il rischio, oggi, è quello di sviare il senso di carità ( amore), facendolo scivolare in un semplice sentimentalismo, svuotandolo del suo vissuto etico. Gli uomini sono chiamati ad essere soggetti di carità, a farsi strumenti della grazia, per effondere la carità di Dio e per tessere reti di carità. Oggi con l’economia in crisi, non perché ci sia stato un fattore esterno di destabilizzazione, ma solo per aver inteso il profitto come l’unico obiettivo, siamo “costretti” a capire che solo la verità libera la carità per un’adeguata soluzione dei gravi problemi socio- economici: “Senza verità, senza fiducia e amore per il vero, non c'è coscienza e responsabilità sociale, e l'agire sociale cade in balia di privati interessi e di logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società, tanto più in una società in via di globalizzazione, in momenti difficili come quelli attuali”. Il Papa offre, per amore di verità sull’umanità intera, la pista su cui guardare in una società in via di globalizzazione: Giustizia e Bene Comune. La giustizia è alla base delle relazioni tra le persone e gli Stati. Non si può donare ciò che spetta per diritto. Il bene comune è alla base della costruzione della città dell’uomo che tende lo sguardo sulla città di Dio. Volere il bene comune è adoperarsi per far sì che la giustizia e la verità siano alla base dell relazioni tra le persone. Il Papa, infine, pone un interrogativo importante: l’interdipendenza che c’è tra gli uomini oggi non corrisponde all’interazione etica delle coscienze e delle intelligenze, privando, di fatto, uno sviluppo veramente umano. Benedetto XVI non ha formule da offrire per uscire dalla crisi, ma indica una strada che è quella della carità nella verità.
Antonio Daniele
















