
Arriva il momento più atteso dell'anno a Monte Sant'Angelo: il giorno della processione in onore di San Michele Arcangelo. Un'atmosfera magica avvolge la cittadina garganica nei giorni dei festeggiamenti, e partecipare alla processione è un desiderio fortissimo non solo dei "montanari".
Il culto dell'arcangelo Michele è di origine orientale. L'imperatore Costantino I a partire dal 313 gli tributò una particolare devozione, fino a dedicargli il Micheleion, un imponente santuario fatto costruire a Costantinopoli. Alla fine del V secolo il culto si diffuse rapidamente in tutta Europa in seguito all'apparizione dell'Arcangelo sul Gargano.
Il 29 settembre, per l'appunto, il popolo montanaro commemora la seconda apparizione dell'Arcangelo Michele, avvenuta nel 492 all'alba dello stesso giorno.
La tradizione legata a questa festa patronale differisce visibilmente dai festeggiamenti moderni. Il pomeriggio della vigilia della festa, il "capo" dell'Amministrazione Comunale e tutte le autorità si recano in processione alla Celeste Basilica, dove viene svolta la solenne cerimonia dell' "Offerta della Cera". Questa suggestiva tradizione viene riproposta ormai da secoli a ricordo e ringraziamento per la liberazione dal mondo pestilenziale del 1656 (IV apparizione).
Il giorno di San Michele, invece, i nostri antenati si riunivano attorno a maestosi falò, intonando canti e dilettandosi con danze popolari. Quelli che precedevano la festa, soprattutto i ragazzini raccoglievano fasci di legne che poi accatastavano insieme solitamente nelle piazze del paese o nel punto di ritrovo del quartiere, a formare una grande pira per dare vita ad un falò (la fanoja).
Quest'anno il Comitato Feste ha voluto riprendere alcune tradizioni, in particolare il 27 Settembre, con "Il giorno della Dedicazione". Per l'occasione è stata inscenata una rappresentazione rievocativa della Consacrazione della Grotta del Monte Gargano. La letteratura agiografica descrive che in tale giorno salì sul Monte Gargano un imponente corteo processionale guidato dal vescovo di Siponto, Lorenzo Maiorano, e da altri sette vescovi, accorsi dalle città vicine per dare inizio al culto cristiano della Grotta. L' episodio viene accompagnato da prodigi: grandi aquile comparvero per proteggere i fedeli dai raggi del sole cocente; nella grotta fu trovato un altare già preparato per l'inizio del culto.
L'evento culturale "il giorno della dedicazione", ideato ed organizzato dall'Associazione "Insieme per" - Centro Culturale "Terra dell'Arcangelo", ripropone nella concretezza scenica questa pagina di fede e di tradizione facendo rivivere, a distanza di oltre quindici secoli, il giorno fondativo del santuario di San Michele e, quindi, della Città di Monte Sant'Angelo.
Alle ore 16:30 del 29 settembre, l'amministrazione comunale ha accolto le comunità in pellegrinaggio: le confraternite di San Marco in Lamis, Ischitella, Vico del Gargano e San Giovanni Rotondo, oltre ad alcune compagnie giunte da Vieste.
Focalizziamo l'attenzione sulla confraternita di San Marco in Lamis. Come ogni anno, un gruppo di cristiani, devoti di San Michele, verso la mezzanotte a cavallo tra il 28 ed il 29 settembre, si ritrova davanti al portone della Chiesa Madre per iniziare un pellegrinaggio a piedi diretto alla grotta angelica di Monte Sant'Angelo e fa l'ingresso in Basilica per la Santa Messa alle ore 20.
II pellegrinaggio ha un rituale articolato, quasi come un ritiro spirituale, ed è impostato sulla penitenza. Il gruppo è spontaneo, non ha dirigenti e chiunque può aggregarsi seguendo però con spirito di preghiera, di penitenza e di raccoglimento. "Il pellegrino deve ricordarsi che il pellegrinaggio è un atto di fede per volersi convenire a Dio - ci racconta Raffaele Nardella della confraternita - Durante il pellegrinaggio bisogna partecipare a tutti i momenti di preghiera, e bisogna evitare di fare discorsi inutili. Non sono previste soste di ristoro ma solo soste per momenti di preghiera comunitaria".
Il rituale è molto complesso e articolato. Per questo si chiede il massimo impegno a rispettare i tempi e la compostezza. Ogni pellegrino, munito di Rosario, bastone, bisaccia ed una candela, percorre il "percorso della fede". Ad ogni partecipante è data possibilità di farsi affidare intenzioni di preghiere particolari, le quali vengono trascritte su dei foglietti e consegnate "all'anziano" del gruppo, il quale provvede a depositarli sull'altare di San Michele. Alla fine del pellegrinaggio sono state anche raccolte delle offerte, devolute in beneficenza.
Ma Raffaele ci tiene a precisare: "Questo pellegrinaggio settembrino non è in antagonismo a quello di maggio che rimane la sola e vera Cumpagnia comunitaria dei pellegrini sammarchesi a San Michele".
"Tutti i pellegrini che percorrono a piedi le strade che conducono alla grotta angelica si sentono portatori di uno spirito cristiano che da oltre 15 secoli si dirige alla grotta angelica per implorare il perdono, la gioia e l'allegrezza per una vita migliore sotto la protezione di San Michele. Tutto deve essere fatto per onore e gloria di Dio e della sua Chiesa. Il pellegrinaggio è una tappa per l'edificazione e la crescita della santità personale per la Chiesa".

















