Mercoledì, Maggio 23, 2012
   
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La scomparsa di Don Matteo Nardella in un articolo di giornale dell'epoca datato 19 Febbraio 1976

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Porta la firma di Giuseppe Giuliani l'articolo apparso su «Il Progresso dauno», 19 febbraio 1976. Era appena passata una settimana dalla morte del compianto Don Matteo Nardella.

Don Matteo Nardella non è più. Egli se ne è andato in silenzio, quasi di nascosto, quando più consistenti erano le speranze di noi tutti di vederlo ancora tornare nella comunità parrocchiale dalla quale la malattia lo aveva distaccato solo fisicamente, da ormai otto mesi.

Chi ha avuto il conforto di parlargli in questi ultimi tempi ha potuto notare e ammirare, quand'anche pro­vati dal male insidioso che lo ha stroncato, l'infaticabile volontà e il giovanile entusiasmo di cui era pieno e con cui ha pervaso la sua attività di apostolo.

La gelida sera di quel venerdì 13 febbraio difficil­mente sarà dimenticata a San Marco in Lamis; né si cancelleranno quei momenti di incredulità prima e di tristezza poi, allorché le campane di tutte le chiese cittadine hanno dato la funesta notizia, e fu subito un accorrere da ogni parte di gente commossa alla casa di don Matteo: uomini e donne, vecchi, bambini e giovani. Piangevano l'amico, colui che nei momenti di dolore aveva saputo confortarli, incoraggiarli, aiutarli spiri­tualmente e moralmente. Alla vista di una popolazione così compunta, intorno alla sua bara in un commovente atto d'amore, di rim­pianto, con il cuore soffuso di tristezza e gli occhi velati di lacrime, tutti andavano con il pensiero indietro nel tempo dell'inaugurazione ufficiale della «sua» Chiesa, che egli volle costruire ex-novo e la cui rea­lizzazione tanti dispiaceri e contrasti ha arrecato al suo cuore, minandolo irrimediabilmente. In quel pomeriggio di settembre, in quello splendi­do pomeriggio dicevamo, don Matteo commosso e felice presentava la nuova, moderna chiesa ai parrocchiani e alla città. E i ricordi ci portano ancora un poco più indietro, in un giorno pure di settembre, quando veniva consacrato sacerdote novello! Da quel giorno il suo instancabile spirito di carità si è riversato su tutti: dai seminaristi ai catechisti, dalle attività per il terzo mondo alle missioni, dall'Azione Cattolica al CIF e al Movimento Maestri Cattolici.

In queste ed in mille altre opere rimaste sconosciute, perché attuate in silenzio, egli ci ha insegnato con la convinzione personale quanto fosse bello spendere per l'avvento del Regno di Dio tempo, studio, salute e anche denaro. E ancora un'altra lezione egli ci ha dato, in questi tempi di tiepida fede, in cui si rischia di perdere ogni forma di orientamento: di obbedienza attiva e intelli­gente, di amore incondizionato al Papa e al Vescovo, di fedeltà indiscussa al Credo della Chiesa. Ora che la giornata terrena di questo prete straordi­nario è tramontata raccogliamo il suo messaggio che è stato sempre gentile e delicato, pervaso da religiosa pietà, quella pietà che lo faceva accorrere al capezzale dei «suoi» sofferenti, dei «suoi» vecchietti, dei «suoi» parrocchiani per aprire i cuori alla speranza, per ele­vare le menti tormentate al di là delle miserie umane di questa vita angosciata. In quest'ora di lutto, mentre rivolgiamo alla sua famiglia i sentimenti di cordoglio, mentre la figura mortale di don Matteo è scomparsa, non ci resta che sperare e pregare perché continui il suo insegnamento e risvegli, specialmente nei cuori dei giovani, slanci di entusiasmo e di amore. Per due giorni il corpo di don Matteo è rimasto esposto alla venerazione del popolo nella nuova chiesa di San Bernardino, dove per tutto il pomeriggio di sabato e durante la mattinata di domenica i confratelli sacerdoti si sono susseguiti nella celebrazione di S. Messe.

Il rito funebre, concelebrato da una ventina di sa­cerdoti, ha avuto luogo nel primo pomeriggio di do­menica, presieduto da S.E. il Vescovo di Foggia, Mons. Lenotti e dal coadiuvatore Mons. De Santis.A1 vangelo il Vescovo ispirandosi alle letture della Liturgia della Parola, ha posto in risalto la figura di don Matteo tratteggiando i lati essenziali del suo zelante apostolato, in un commosso ricordo del sa­cerdote estinto. Durante il rito, il Coro Polifonico di San Marco in Lamis diretto dal prof. Luigi La Porta e accompagnato all'organo dal M. Lombardozzi ha cantato brani della messa da Requiem del Perosi. Alla fine della concelebrazione eucaristica due giovani di Azione Cattolica, Angelo Coco e la prof.ssa Carmelina Ceddia hanno rivolto il loro commosso saluto e ringraziamento a nome degli iscritti. Il corteo funebre non è stato altro che un vero e proprio atto d'amore: la popolazione era tutta sulla strada per porgere l'estremo saluto al caro don Matteo, l'apostolo dei poveri e dei bisognosi. Ci ha commosso la presenza di un ultra novantenne, fratello professo della confraternità della parrocchia di S. Bernardino, che nonostante fosse stato da noi invitato a starsene a casa, ha voluto accompagnare all'ultima dimora il buon don Matteo. C'erano tutte le associazioni cattoliche cittadine con le loro bandiere, gli scouts, le scuole medie, le autorità, gli ordini religiosi e tanta, tanta gente umile e silenziosa. Tutti erano visibilmente commossi, moltissimi non riuscivano a trattenere una lacrima. Scendevano le prime ombre della sera in piazza Europa e tutti si stringevano intorno alla bara per dare insieme ai familiari l'ultimo saluto a don Matteo.

 


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