
Una settimana di iniziative per ricordare la grande figura di don Matteo Nardella, la mostra fotografica è aperta (fino a Domenica 20/2) dalle 17.30 alle 20.00. Foto all'interno.
La Comunità pastorale S. Bernardino-Addolorata di S. Marco in Lamis ha organizzato una settimana ricca di iniziative per ricordare il 35° anniversario della morte di don Matteo Nardella, indimenticato sacerdote di grandi doti umane e spirituali. A farsi carico degli eventi in programma è stato il direttivo del Comitato S. Giuseppe Moscati che ha voluto ricordare la figura di Don Matteo attraverso numerose testimonianze di sacerdoti e uomini di cultura che hanno beneficiato della sua presenza negli anni della loro formazione cristiana.
Don Filippo Tardio, vicario generale della nostra Arcidiocesi, nella solenne concelebrazione di suffragio, ha definito don Matteo “immagine del Buon Pastore”. Tratteggiando la sua figura, don Filippo ha affermato che don Matteo è stato un uomo di grande cultura e conoscitore della realtà cittadina e formativa dei giovani. Il vicario generale ha anche detto che “non bisogna copiare il passato, ma la Chiesa è in cammino, in una forma nuova adatta al momento attuale”. Don Matteo curava i singoli, ad ognuno dedicava il tempo per il colloquio e la confessione. Impregnato di misericordia, carismatico, vigilante nel notare le assenze prolungate, capace di chiedere scusa. La celebrazione eucaristica si è conclusa con una lettera di un ragazzo dell’oratorio dedicata a Don Matteo. Nelle serate precedenti, oltre al parroco don Nicola Lallo, hanno offerto la loro riflessione il vicario di zona Don Luigi Nardella e il rettore del seminario minore Don Pierino Giacobbe. Alla figura di don Matteo Nardella è dedicata anche una mostra fotografica, aperta tutti i giorni dalle 17.30 alle 20.00 fino a Domenica. La mostra è arricchita dagli oggetti e arredi sacri appartenuti al sacerdote. Un tuffo nel passato ricco di schiettezza e di relazioni semplici. Dalla mostra si evince la predilezione di don Matteo per i giovani anche attraverso i momenti conviviali. “Un vero prete sa farsi preda delle anime. Il vero sacerdote è un essere mangiato. L’orario del sacerdote è da mezzanotte a mezzanotte. Il sacerdote è sempre di stazione, non dice mai basta”. E’ uno scritto di don Matteo che ben emerge la “dedizione continua e totale al servizio spirituale del popolo affidato alle sue cure come copia vivente del Buon Pastore, che, pur amando tutte le sue pecorelle, ha avuto una predilezione speciale per quelle più bisognose di aiuto, come i poveri, i fanciulli, gli ammalati e gli emigranti” come aveva ricordato Mons. Lenotti subito dopo la sua morte. “Un’anima- come ricordava tempo fa mons. Mario Paciello parlando di don Matteo -che non mi ha lasciato indifferente ogni volta che l’ho incontrata”. Mons. Francesco Pio Tamburrino ha voluto essere presente attraverso un suo scritto definendo don Matteo “un sacerdote santo”.
APOSTOLO DELLA CARITA’: quando si parla di Don Matteo Nardella non si può non parlare dei suoi “giovani” che nel corso degli anni hanno ricevuto la sua attenzione e la sua cura spirituale. Ora quei giovani sono sacerdoti, professionisti e gente semplice che hanno costruito la loro esistenza alla luce degli insegnamenti di Don Matteo. Durante le celebrazioni per ricordare il 35° anniversario della sua morte si è svolto un convegno-testimonianza sulla figura di Don Matteo partendo dalla virtù della carità. Alla serata hanno partecipato il Vicario generale don Filippo Tardio, il dirigente scolastico Antonio Cera, il prof. Raffaele Cera e l’avvocato Giuseppe Scarano. Don Matteo non parlava molto -ha detto il dirigente scolastico Cera- non faceva molte prediche, ma era con il suo esempio che ci insegnava e noi sapevamo del suo interessamento verso i poveri e i sofferenti. Nella piccola Chiesa di S. Bernardino, lui era sempre presente pronto ad ascoltare coloro che si rivolgevano a lui per qualsiasi cosa”. Antonio Cera ha, inoltre, affermato che “le nostre strade siano in continuità e non in contrapposizione a ciò che non Matteo ci ha donato”. “Nella carità -ha fatto eco l’avvocato Scarano- c’è la testimonianza di Dio, il senso profondo di ciò che io cristiano devo fare per essere iscritto nell’elenco di chi ha cercato in tutti i modi di avvicinarsi a Dio. La carità è l’amore verso i poveri e verso chi ha bisogno ed è principio fondamentale per chi ha scelto la vita del pastore di anime”. Scarano ha poi continuato dicendo che “la partecipazione alla realtà in cui viviamo ci rende vivi nella carità. Don Matteo ha ritenuto, nella sua vita non molto lunga, di mettere in pratica questo altissimo concetto della carità. La carità non è qualcosa di maestoso ma si esprime anche con un gesto piccolo”. Don Matteo si faceva garante dell’esigenza dei suoi parrocchiani e non solo. Era solito chiedere ai suoi amici favori per aiutare chi era in difficoltà. La sua opera è ancora presente con la realizzazione dell’Opera Pia Gravina che ha fatto molto per i tanti anziani soli della città. Don Filippo Tardio ha esordito dicendo che “don Matteo è una persona che ha incarnato in modo sublime la carità. Don Matteo, sacerdote della carità è ancora attuale perché continua a parlare ancora oggi”. Don Filippo ha detto tra l’altro che “per don Matteo la cosa importante era l’amore, lo zelo, la passione per le persone, per i giovani, per tutti. Don Matteo ascoltava le persone, ci stava in mezzo, le conosceva personalmente. La carità -ha continuato don Filippo- è connaturale all’essere presbitero, è costitutiva dell’essere sacerdote”. Il sacerdote quando annuncia la Parola di Dio sta facendo carità, sta vivendo la carità. Altro aspetto sottolineato da don Filippo è stato quello del sacerdote come guida e pastore. “Don Matteo era un uomo per l’uomo: ciò che riceveva lo donava”. Il prof. Raffaele Cera ha voluto ricordare la figura di Don Matteo partendo dalla sua vita interiore. “In apparenza sembra che don Matteo era dedito solo all’azione materiale, invece la carità è un’applicazione di una preparazione teologica. Don Matteo sapeva che facendo la carità si realizzava la chiesa. Don Matteo è un punto di riferimento ancora oggi. E nel contesto attuale abbiamo bisogno di punti di riferimenti come quello che è stata la vita di don Matteo”.
LA VITA: Don Matteo Nardella è nato a S. Marco in Lamis il 14 Luglio del 1921 da Donato e da Marianna Delle Vergini. Dopo aver compiuto gli studi nel Seminario di Troia, continuò la sua formazione nel Seminario Maggiore di Napoli e poi in quello di Benevento. Venne ordinato sacerdote da Mons. Fortunato Maria Farina nella chiesa Collegiata di S. Marco in Lamis il 2 Settembre del 1945. Il Vescovo Farina nutrì una predilezione di padre e di sincera amicizia per il giovane Don Matteo. Insegnò nel seminario di Troia e, poi, nella scuola Media “Pascoli” di S. Marco in Lamis, dove lasciò un vuoto incolmabile. Nominato vicario coadiutore della Parrocchia di S. Bernardino, nel 1957 divenne parroco della stessa parrocchia. Canonico della Chiesa Collegiata, fu vicario foraneo e assistente spirituale delle Vocazioni Ecclesiastiche, del Circolo Braccianti da lui fondato, dell’Azione Cattolica e membro della commissione dell’Opera Pia Gravina. Il 29 settembre del 1973 inaugura la nuova chiesa di S. Bernardino con tutto il nuovo complesso di strutture per la vita parrocchiale. Nel 1974 è nominato monsignore e Cappellano di Sua Santità. Nel pieno della sua vita sacerdotale, dedicata agli ultimi, ai ragazzi e ai giovani, si addormenta per il sonno eterno la sera del 13 febbraio del 1976. I suoi funerali si svolsero dopo due giorni per permettere a tutti di venerare l’amato pastore.
Un momento della Celebrazione Eucaristica con tutti i sacerdoti che hanno conosciuto don Matteo
Un momento del Convegno sulla figura di don Matteo, con i relatori (da sinistra: don Nicola Lallo, l'avvocato Giuseppe Scarano, il prof. Antonio Cera, don Filippo Tardio e il prof. Raffaele Cera)
La mostra allestita all'interno della "Chiesa Vecchia" di San Bernardino, ancora visitabile
















