Mercoledì, Maggio 23, 2012
   
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Quattro maggio Festa S.Pellegrino Laziosi, patrono dei malati di cancro: celebrazioni all'Addolorata

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Nella Chiesa dell'Addolorata di San Marco in Lamis sono venerate 3 Reliquie del Santo (due ex ossibus ed una ex vestibus), sarà celebrata alle ore 19.00 una Solenne Messa per tutti gli ammalati. Al termine sarà effettuata l'unzione con l'olio benedetto sulla tomba del Santo Taumaturgo. Cenni storici sulla vita ed i principali miracoli di SAN PELLEGRINO M. LAZIOSI Ordine dei Servi di Maria N. 1265 c. - M. 1345 a Forlì Patrono: DEI MALATI DI CANCRO E DI AIDS; DI FORLÌ. Festa Liturgica: 4 maggio.

La chiamata: Un giorno Pellegrino si recò alla chiesa di S. Maria della Croce; ivi dopo essersi intrattenuto piuttosto a lungo, in atteggiamento devoto, innanzi all'immagine della Vergine Maria, la supplicò perché si degnasse di mostrargli la via della sua salvezza. A lui subito apparve palesemente la beata Vergine, ornata di vesti preziose e fini, e così parlò: "Anch'io desidero, figlio mio, indirizzare i tuoi passi sulla via della salvezza". Questa visione e queste parole egli tra sé considerando, temette, come ingenua colomba, di essere tratto in fallo dall'ingannatore e nemico del genere umano. Vedutolo così dubbioso e sbigottito, ancor più benignamente la Vergine Maria disse: "Non temere, figlio: io son proprio la madre di Colui che tu adori crocifisso e da lui sono mandata per indicarti la strada della beatitudine". A queste parole così Pellegrino rispose: "Sono pronto a seguire i tuoi comandi: ho sempre desiderato di eseguire fedelmente i tuoi ordini. Tu dunque comanderai, o Regina; io pronto e volenteroso ubbidirò". Allora rispose la gloriosa Vergine: "Conosci tu quei religiosi che sono chiamati Servi di Maria Vergine?" e Pellegrino: "Ricordo di aver sentito da molti parlare di essi, con grandi lodi per il loro Ordine e la loro santa vita; ma ignoro del tutto ove dimorino". E questo lo disse perché ancora a Forlì non v'era un convento dei frati Servi di Maria Vergine. Subito Maria Vergine così riprese: "Ti chiami Pellegrino; ebbene, sarai pellegrino di nome e di fatto. E' infatti necessario che t'incammini verso Siena; ivi giunto, troverai quei santi uomini intenti alla preghiera: supplicali assai, perché ti ascrivano nella loro famiglia".

Una straordinaria penitenza: Ritornato a Forlì afflisse il suo corpo con veglie, digiuni e macerazioni; e, ciò che è appena credibile, per trent'anni non fu mai visto sedersi: sempre in piedi mentre mangiava; pregava genuflesso; vinto talora dalla stanchezza o dal sonno, per poco tempo s'appoggiava ad un sasso e, trovandosi in coro, ad una panca. Di notte non si coricava, ma la passava quasi del tutto nella lettura di inni e salmi. Meditava incessantemente la legge di Dio. Bramava imitare gli esempi di Cristo con tutte le sue forze. Ogni giorno esaminava tra sé le proprie azioni, piangendo offese e mancanze che gli pareva di aver commesse e che ogni giorno discopriva al sacerdote e con molte lacrime confessava: il sant'uomo si faceva colpevole di molte cose, mosso dal bruciante desiderio di osservare integralmente la legge divina.

La malattia: Dio, ottimo e misericordioso, - che è solito mettere alla prova, e con la prova irrobustire coloro che ardono di soprannaturale amore - riversò su Pellegrino una molestissima malattia; infatti una gamba talmente gonfiò e deperì, che tutti coloro i quali frequentavano per dovere Pellegrino non riuscivano a trattenere le lacrime.Alla piaga e allo straordinario gonfiore della gamba si aggiunse quel terribile morbo chiamato cancro, dal quale dilagava un fetore intollerabile a coloro che lo assistevano. Per questo motivo venne abbandonato dai suoi confratelli, anzi, era diventato stomachevole perfino a se stesso. Dalla gente era detto nuovo Giobbe, tanto appariva svigorito e dolente. Tuttavia, ridotto in così grande e molesta sofferenza, non compiangeva con lamenti la propria sorte; ma una simile malattia e sofferenza sosteneva con animo inalterabile, fiducioso nella parola dell'Apostolo che dice: nell'infermità la virtù si perfeziona.Il medico Paolo Salaghi, esaminata la gamba, capì che la malattia si sarebbe ogni giorno più propagata fino a contaminare tutto il corpo, a meno che non si amputasse tempestivamente la gamba piagata. Questo, concordando tutti, fu deciso di eseguire, stimando essere conveniente sacrificare un membro piuttosto che lasciar perire tutto il corpo.

La strepitosa guarigione di Pellegrino: La notte precedente il giorno destinato all’operazione dopo aver lungamente riflettuto su quella decisione, Pellegrino stabilì di ricorrere a Gesù Cristo, suo Salvatore. Si levò, come poté, e da solo si trascinò faticosamente fino alla sala capitolare, dove si trovava un'immagine di Gesù Cristo crocifisso; a lui si rivolse implorante con queste parole: "O Redentore degli uomini, per cancellare i nostri peccati hai voluto piegarti sotto il supplizio della croce e sotto una morte amarissima. Mentre eri sulla terra tra gli uomini, molti ne hai sanati sottoposti a tante malattie: mondasti il lebbroso, illuminasti il cieco quando disse Gesù figlio di David, abbi pietà di me. Degnati ugualmente, o Signore mio Dio, di liberare questa mia gamba dal male altrimenti inguaribile; se non lo farai sarà necessario tagliarla!". Mentre diceva queste cose - tormentato con tanta violenza dalla malattia - si addormentò, e nel sonno vide Gesù crocifisso discendere dalla croce e liberarlo da ogni languore alla gamba. Subito svegliatosi, s'accorse di avere la gamba sanata e così robusta come se mai fosse stata inferma. Dopo aver ringraziato Dio clementissimo per così straordinario dono, se ne tornò nella sua camera. Alla mattina, fattosi chiaro, ecco che giunge il medico con attrezzi e pomate per eseguire l'amputazione della gamba. A lui dice Pellegrino: "Ritorna a casa, o tu che sei venuto per sanarmi! Quel medico che mi ha restituito perfetta sanità così mi parlò: "Io sono colui che dono e tolgo agli uomini la buona e la cattiva salute, che mi prendo cura dell'anima e del corpo; io sono colui che ridonai la vista ai ciechi, mondai i lebbrosi, sanai i paralitici, resuscitai dagli inferi i morti; ecco, io sono colui che nessuna fatica, nessun obbrobrio - neppure un acerbissimo genere di morte - ricusai per la vostra salvezza". Colui che così mi ha parlato, lo stesso, o medico, mi ha perfettamente guarito". Udendo questi discorsi, il medico pensava che Pellegrino vaneggiasse per la violenza del male, e dice: "Mostra la gamba, perché io possa liberarti da questa contagiosa rovina di tutto il corpo". Risponde Pellegrino: "Medico, cura te stesso! Di questa tua arte io non ho più bisogno; il Principe della Medicina e l'Autore dell'umana salvezza ha allontanato con la sua potenza ogni mia infermità". E subito mostrandogli la gamba dice: "Guarda, e sappi quale medico ho avuto!". Stupisce oltremodo il medico nell'osservare la gamba così guarita e robusta, senza tracce né del tumore enorme né del cancro vorace, e dice ai suoi assistenti: "Che grande miracolo!".

La morte: Morì all'età di quasi ottant'anni, colpito da assai gagliarda febbre. La sua anima fu condotta alla felicità del paradiso dai beati Filippo fiorentino e Francesco senese, dello stesso Ordine, e dalla Vergine Maria. Appena morto Pellegrino, dal suo corpo inanimato si sprigionò un profumo soavissimo, tanto che i presenti restarono altamente meravigliati di quella straordinaria fragranza.

Alcuni miracoli avvenuti alla morte di San Pellegrino

Miracolo del cieco che vide: Restando il corpo del beato Pellegrino esposto in coro, si appressò supplichevole alle sacre reliquie un poveraccio - mendicante e cieco - implorante dal profondo del cuore di riacquistare la vista. O infinita potenza e grazia di Dio, che ti manifesti nei tuoi servi! Si levò allora il corpo beato e, di fronte alla folla innumerevole, con un segno di croce benedì quel cieco; e subito dagli occhi di lui furono viste cadere come delle squame. Il già cieco gridò esultante per la gioia e di fronte a tutti dichiarò di vederci bene; egli, poi, dopo aver ringraziato Dio e il beato Pellegrino, felice se ne andò.

Liberazione di una donna indemoniata: Uno o molti fra i peggiori diavoli si erano impossessati di una donna forlivese; questa imbestialiva totalmente e non poteva essere raffrenata né da ceppi né da catene: dotata di forza sovraumana, spezzava o sfuggiva ogni legame. Essendosi sparsa assai largamente la fama dei miracoli, i familiari trascinarono questa furibonda indemoniata alla sacre reliquie del beato Pellegrino, poste in chiesa. Appena l'ebbe toccate, fu espulso il maligno spirito con fragore spaventoso, mentre i presenti videro uscire dalla bocca dell'indemoniata molti animali e udirono queste parole: "Le tue preghiere, o Pellegrino, mi tormentano acerbissimamente". La donna, affrancata del tutto dal dominio del diavolo, ringraziò lungamente Dio e il beato Pellegrino, poi tornò lieta con i suoi a casa.

Guarigione di un uomo caduto dall'albero: Un tale era salito su una pianta assai alta; essendo scivolato, precipitò a terra; per questo motivo, usciti i visceri, schiattò: oramai non vi era più alcuna speranza di vita. In seguito, per l'intercessione del beato Pellegrino, riacquistò perfetta sanità. In segno di riconoscenza, rese il dovuto ringraziamento


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