Mercoledì, Maggio 23, 2012
   
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Mons. Bregantini: "L’Italia e i giovani non hanno più speranza per il proprio futuro"

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di Antonio Daniele

In questi giorni di riflessione sulla realtà sociale e lavorativa dell’Italia che si tiene a Rimini attraverso un convegno dei delegati diocesani per la pastorale sociale e del lavoro, un grafico chiarisce in maniera emblematica la situazione della Provincia di Foggia.

Siamo una delle ultime Provincie italiane in cui i giovani hanno la possibilità di trovare un lavoro e di avere comunque un accesso, seppure momentaneo, alla realtà lavorativa. Dal convegno emerge come non sia facile parlare oggi di lavoro perché anche la precarietà è vista come situazione di appagamento alla mancanza cronica di lavoro. A farsi interprete della realtà italiana è stato mons. Giancarlo Bregantini (nella foto) che dall’alto della sua formazione, ha tracciato un quadro della realtà dei giovani, vera emergenza per la nostra nazione. Il prelato ha racchiuso il suo intervento in tre verbi: Intraprendere - includere - accompagnare i giovani. Intraprendere è la parola chiave per suscitare nuove speranze per il futuro. “La crisi italiana- ha detto Bregantini- più che economica e di speranza.

L’Italia e i giovani non hanno più speranza per il proprio futuro. La complessità del momento non deve fermare nessuno e l’etica deve essere il fondamento dell’economia”. Includere è una parola che fa paura. “Includere le nuove presenze, rapportarsi ad esse per la dignità di ogni persona. Includere è dare ai tanti giovani figli d’immigrati la cittadinanza e il voto alle amministrative. Includere è imparare la lingua. Tanti dei giovani italiani hanno difficoltà a rapportarsi con la realtà internazionale perché non conoscono le lingue straniere a differenza di tanti immigrati che parlano più lingue”. Infine accompagnare i giovani.

La questione della precarietà è il vero dramma italiano. Il precariato è la nuova emergenza e sempre di più la flessibilità diventa precarietà. Mons. Bregantini ha affermato come “il lavoro deve essere flessibile ma non precario”. Dal convegno sono emersi dati che fanno paura. Basti pensare che la disoccupazione italiana è all’8, 4 %, quella giovanile è al 30% con punte del 50% al sud Italia con una media europea del 20%. La disoccupazione è un male che sta diventando calamità sociale, un dramma antropologico. Il lavoro, è l’analisi di relatori di grande livello intervenuti al convegno, non è solo un bene utile ma deve essere degno per la persona con un giusto salario e per il bene di tutti.

 


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