Domenica, Febbraio 05, 2012
   
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Semplicemente prete

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È stato mons. Tamburrino a presiedere la solenne Concelebrazione Eucaristica.

Nonostante siano passati ben 34 anni dalla morte, rimane ancora molto vivo il ricordo di Don Matteo Nardella, amato pastore che consumò tutta la sua esistenza per gli ultimi della sua comunità. A presiedere la solenne Celebrazione Eucaristica è stato mons. Francesco Pio Tamburrino, attorniato dai numerosi sacerdoti che hanno beneficato della sua direzione spirituale. Mons. Tamburrino ha espresso la sua ammirazione per don Matteo dopo aver letto i suoi scritti e la sua opera.

L’Arcivescovo ha affermato come Don Matteo si sia contraddistinto per il suo impegno totale per la Chiesa e per la particolare venerazione per i suoi Vescovi. Don Nicola Lallo, parroco della Comunità Pastorale S. Bernardino – Maria SS. Addolorata, all’inizio della celebrazione eucaristica, ha affermato che anche S. Marco, con don Matteo, ha avuto il suo “Curato D’Ars”. Don Nicola ha detto che “don Matteo è stato un semplice sacerdote che si è contraddistinto per la sua forza evangelica. Un padre che non ha fatto mancare la sua amicizia, un ministro che si è donato a Cristo e alla Chiesa. Ancora oggi- ha continuato don Nicola – avvertiamo un debito nei confronti di don Matteo e la sua figura e ancora forte nella comunità”. La comunità pastorale lo ricorderà con altri momenti durante questo anno che avranno il suo culmine nelle celebrazioni per il 35° della sua morte. Inoltre, don Nicola ha invitato i fedeli a comunicare e a mettere a disposizione tutto il materiale in possesso che riguarda la figura dell’amato pastore. Mons. Tamburrino ha chiesto a don Filippo Tardio di tenere l’omelia e tratteggiare la figura di don Matteo. Don Filippo ha ringraziato l’Arcivescovo per il dono di poter parlare di don Matteo, del suo ricordo che rimane duraturo e ancora vivo. Don Filippo ha detto che don Matteo è stato “un padre nella fede, guida nel sacerdozio, maestro illuminato e confratello da tenere come esempio”. Parlando degli anni giovanili, quando don Matteo era parroco di S. Bernardino, don Filippo ha sottolineato che la parrocchia, d’estate, diventava un piccolo seminario per i tanti ragazzi che ritornavano per le vacanze e che poi sarebbero diventati sacerdoti. “L’opera di Don Matteo – ha rimarcato don Filippo – continua con il Comitato S. Giuseppe Moscati che con sacrificio personale continua l’accoglienza dei ragazzi attraverso l’oratorio. Don Matteo curava i singoli, ad ognuno dedicava il tempo per il colloquio e la confessione. Impregnato di misericordia, carismatico, vigilante nel notare le assenze prolungate, capace di chiedere scusa”. Don Filippo ha detto che la dimensione vocazionale di don Matteo si estendeva, oltre ai tanti giovani della comunità, anche verso i confratelli sacerdoti, comprendeva bene che santi sacerdoti servivano per l’edificazione della Chiesa. “Don Matteo ha scelto la gente semplice; stava bene con tutti, senza discriminare nessuno, a maggior ragione i malati”. Ha fatto la scelta preferenziale per i poveri e “la sua generosità era nota, e molti l’hanno toccata con mano. Ha saputo leggere i segni dei tempi e interpretare i cambiamenti; ha sofferto molto per i giovani che si allontanavano negli anni della contestazione giovanile. Don Matteo – ha concluso il Vicario Generale- ci indica ancora oggi la via maestra che porta a Dio”. Prima della conclusione della celebrazione eucaristica, Luigi Delle Vergini, giovane impegnato ai tempi di don Matteo, ha raccontato aneddoti ed episodi legati alla vita del compianto pastore.

Pensieri spirituali di Don Matteo Nardella sul sacerdozio

Un vero prete sa farsi preda delle anime. Il vero sacerdote è un essere mangiato. L’orario del sacerdote è da mezzanotte a mezzanotte. Il sacerdote è sempre di stazione, non dice mai basta.

Il miglior prete è quello che sa fare maggior consumo di forze per il bene delle anime.

O Gesù dammi un cuore largo, generoso, ripieno di quello stesso amore che ti fece curare languori e infermità su questa terra e che nutri ancora per tante miserie. Vedi quanto è piccolo, quanto è egoista questo mio povero cuore, lo so e lo confesso con tutto l’ardore del mio cuore, dilatalo tu a un amore sviscerato, disinteressato.

Ognuno di noi deve essere missionario là dove sta: La missionarietà sta nell’avvicinamento individuale. Finora noi sacerdoti abbiamo creduto che dovessero venire loro, la gente da noi; sbagliato!

Il primo apostolato per un sacerdote è quello di celebrare la sua santa Messa.

La nostra ubbidienza è la continuazione dell’ubbidienza di Gesù Cristo.

La vita

Don Matteo Nardella è nato a S. Marco in Lamis il 14 Luglio del 1921 da Donato e da Marianna Delle Vergini. Dopo aver compiuto gli studi nel Seminario di Troia, continuò la sua formazione nel Seminario Maggiore di Napoli e poi in quello di Benevento. Venne ordinato sacerdote da Mons. Fortunato Maria Farina nella chiesa Collegiata di S. Marco in Lamis il 2 Settembre del 1945. Il Vescovo Farina nutrì una predilezione di padre e di sincera amicizia per il giovane Don Matteo. Insegnò nel seminario di Troia e, poi, nella scuola Media “Pascoli” di S. Marco in Lamis, dove lasciò un vuoto incolmabile. Nominato vicario coadiutore della Parrocchia di S. Bernardino, nel 1957 divenne parroco della stessa parrocchia. Canonico della Chiesa Collegiata, fu vicario foraneo e assistente spirituale delle Vocazioni Ecclesiastiche, del Circolo Braccianti da lui fondato, dell’Azione Cattolica e membro della commissione dell’Opera Pia Gravina. Il 29 settembre del 1973 inaugura la nuova chiesa di S. Bernardino con tutto il nuovo complesso di strutture per la vita parrocchiale. Nel 1974 è nominato monsignore e Cappellano di Sua Santità. Nel pieno della sua vita sacerdotale, dedicata agli ultimi, ai ragazzi e ai giovani, si addormenta per il sonno eterno la sera del 13 febbraio del 1976. I suoi funerali si svolsero dopo due giorni per permettere a tutti di venerare l’amato pastore.

I Vescovi e Don Matteo Nardella

Mons. Giuseppe Lenotti: Nella dedizione continua e totale al servizio spirituale del popolo affidato alle sue cure ha presentato in se stesso la copia vivente del Buon Pastore, che, pur amando tutte le sue pecorelle, ha avuto una predilezione speciale per quelle più bisognose di aiuto, come i poveri, i fanciulli, gli ammalati e gli emigranti.

Mons. Mario De Santis: E’ stato un pastore dall’attività pratica e realizzatrice, manifestatasi non solo nel dinamismo del suo servizio propriamente spirituale, ma anche in quello di autentico costruttore di strutture materiali. Il mondo di oggi paga col terrore di un’esistenza minacciata dalla barbarie di una disumanizzazione progressiva la pretesa di costruire la felicità affrancandosi dal giogo dolce e fecondo della croce redentrice. La testimonianza di don Matteo conferma l’esperienza millenaria della santità cristiana: Solo in Cristo l’uomo si realizza come uomo, pienamente.

Mons. Paolo Carta: Tutta la sua vita è stata animata, vivificata e valorizzata dall’Amore: Amicizia intima con Gesù, carità pastorale verso le anime a lui affidate, bontà e dolcezza verso tutti.

Mons. Mario Paciello, parlando di Don Matteo ha detto: un’anima che non mi ha lasciato indifferente ogni volta che l’ho incontrata.

Mons. Domenico D’Ambrosio: Seguendo l’esempio di don Matteo, dobbiamo rimotivare la nostra fedeltà al Vangelo di Cristo e operare per il bene comune così come lui ha sempre operato.

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