Mercoledì, Maggio 23, 2012
   
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La forza del dono

popeBenedictXVIdi Antonio Daniele

In una società fondata sui principi del dare e dell’avere, parlare di dono sembra quasi anacronistico. Eppure Benedetto XVI nella sua ultima enciclica parla nel terzo capitolo del dono e della gratuità come elementi essenziali per un’economia solidale. Anzi, afferma che la gratuità è presente nell’indole stesso dell’uomo, solo che non è riconosciuta a causa della visione produttivistica e utilitaristica dell’esistenza.

Anche le nostre azioni quotidiane si modulano su gesti che amplificano comportamenti egoistici senza aprire gli occhi sul mondo che ci circonda. Però, il Papa ci mette in guardia che una comunità fraterna fondata sui principi della carità nella verità non può nascere solo dal volere dell’uomo, ma in se porta lo spirito della con-vocazione della parola di Dio- Amore. Un altro elemento importante è il binomio inscindibile della gratuità e giustizia. Infatti, Benedetto XVI afferma che “la logica del dono non esclude la giustizia e non si giustappone ad essa in un secondo momento e dall'esterno e, dall'altro, che lo sviluppo economico, sociale e politico ha bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità”. La logica del mercato fondata sui principi del contratto non può prescindere dalla giustizia. Se è vero che a regolare il mercato ci sia un contratto tra chi acquista e chi vende è anche vero che alle basi di questa contrattazione ci deve essere uno spirito solidaristico. Pensando al mercato ci viene in mente lo sfruttamento delle persone e della natura per arrivare al massimo profitto. La logica del profitto non deve essere visto necessariamente come qualcosa di dannoso, ma in esso si possono instaurare principi di leggi e di forme di ridistribuzione guidate dalla politica. In tal senso il Papa afferma che: “Carità nella verità, in questo caso, significa che bisogna dare forma e organizzazione a quelle iniziative economiche che, pur senza negare il profitto, intendono andare oltre la logica dello scambio degli equivalenti e del profitto fine a se stesso”.

Qualcuno potrebbe pensare di fare in modo che ci siano delle leggi che regolino la solidarietà. Questo non è pensabile in un’economia di mercato, ma la stessa ha bisogno di persone aperte al dono reciproco. Un altro fattore di rischio per un’economia ridistributiva è la globalizzazione vista solo come occasione di sfruttamento di risorse umane e territoriali per avere il massimo profitto. Pensiamo alle tante imprese che hanno delocalizzato la loro produzione. Questo non necessariamente è negativo perché in molti casi si investano capitali e porta sviluppo, ma bisogna stare attenti a rispettare il territorio e la forza lavoro. I manager di queste aziende devono rispondere non solo ai loro proprietari ma devono aprire il loro orizzonte al territorio e alla comunità di riferimento. L’economia globalizzata, quindi, non è qualcosa di losco da cui bisogna guardarsi bene, ma in essa si trovano dei fattori che possono aiutare anche gli Stati a superare la crisi in una logica di solidarietà tra Nazioni. “La transizione insita nel processo di globalizzazione presenta grandi difficoltà e pericoli, che potranno essere superati solo se si saprà prendere coscienza di quell'anima antropologica ed etica, che dal profondo sospinge la globalizzazione stessa verso traguardi di umanizzazione solidale. Purtroppo tale anima è spesso soverchiata e compressa da prospettive etico-culturali di impostazione individualistica e utilitaristica. La globalizzazione è fenomeno multidimensionale e polivalente, che esige di essere colto nella diversità e nell'unità di tutte le sue dimensioni, compresa quella teologica. Ciò consentirà di vivere ed orientare la globalizzazione dell'umanità in termini di relazionalità, di comunione e di condivisione”. Anche in un processo di globalizzazione il Papa ci ricorda che è l’uomo a stare al centro con la sua intelligenza e il suo creare.


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