
di Antonio Daniele
La morte del Rais libico Gheddafi ha sollevato l’animo a quanti vivono in Libia e che sono state vittime dei suoi soprusi. La morte dei dittatori sono sempre legate a momenti di giubilo da parte del popolo oppresso. Anche noi italiani abbiamo trattato nello stesso modo il Duce, mettendolo a pubblica vista nel famoso Piazzale Loreto. Poche immagini ci ricordano quell'evento funesto della storia italiana. Oggi non è così : tutti abbiamo potuto vedere gli ultimi istanti di vita del dittatore libico.
Mentre veniva catturato, calpestato e giustiziato. Oggi è lì a terra morto senza un pizzico di pietà da parte di nessuno. In questi casi è facile cadere nel moralismo, soprattutto da parte di chi ha vissuto lontano questi avvenimenti. Gheddafi è stato un leader duro, che ha soppresso con la violenza qualsiasi forma di protesta del suo popolo. Oggi viene quasi naturale dire che ha fatto la fine che meritava. Però qualche interrogativo lo dobbiamo porre anche noi. A violenza si risponde con la violenza? Dove è andato a finire il diritto internazionale per cui uno deve essere giudicato da un tribunale neutrale? È giusto che le TV e internet mostrano questa abbondanza d’immagini di giustizia fai da te?
L’uomo ha ancora pietà per un proprio simile? Mi viene in mente la straordinaria testimonianza di Carolina la mamma di Fabio, il ragazzo ucciso a Sovico da un suo coetaneo. Ha avuto una parola di pietà per quel ragazzo armato di odio tanto da uccidere suo figlio. Oggi abbiamo bisogno di modelli positivi, che aiutino i nostri ragazzi a vedere con occhi nuovi la vita. Non penso che questi giorni di ubriacatura di immagini di violenza, seppur verso una persona che ha usato tanto la violenza, siano da scrivere come giorni memorabili. Faccio fatica come padre ed educatore a spiegare che la violenza è sempre sbagliata da qualsiasi parte essa deriva.
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