Domenica, Maggio 19, 2013
   
TEXT_SIZE

Mercato del lavoro: la confusione regna sovrana e come al solito pagheranno i deboli

4stato

di Donato la Torre

Si rincorrono voci di riunioni su riunioni, di accordi mancati, di richieste dei sindacati e di pressioni degli industriali, ma ciò che fa molto pensare sono le dichiarazioni del ministro del lavoro Fornero: “O con l’accordo delle Parti sociali o senza accordo la riforma si farà!”. Un diktat non ben accolto da molti partiti politici e sindacati che si sentono privati del loro ruolo.

Si sa, gli estremisti non hanno mai portato nulla di buono, ma i punti di mediazione non sono tanti, in questo grosso e grande tema in  discussione, il leit motiv è che neppure i sindacati riescono a fare sintesi tra  loro, non riuscendo a giungere ad una proposta comune, atteggiamento questo, che se da un lato rende forte il governo, dall’altro canto rende deboli le maestranze che non  comprendono.

Ma è proprio vero che il mercato del lavoro in Italia è molto diverso dal resto dell’Europa? Quali sono i motivi di questa rigidità?

In realtà il mercato del lavoro italiano è molto rigido in uscita, ma le ragioni vengono da molto  lontano, quando i soprusi ai danni delle maestranze erano notevoli, quindi le necessità erano giustificate; oggi ci si rifugia dietro la non competitività per giustificare una maggiore flessibilità, ma sarà vero? Perché non si punta ad una flessibilità lavorativa, lasciando perdere l’annoso tema dell’art. 18? Dal lato delle maestranze non è un momento felice, anche se le nuove regole dovrebbero colpire i nuovi assunti, ma questo non è il massimo della soddisfazione, visto che quando si avviano azioni di deregulation prima o poi colpiscono tutti.

Un’azione di forza da parte dell’esecutivo creerebbe tensioni sociali molto forti e difficilmente gestibili. Trovare un  momento di sintesi globale è necessario, ma è altrettanto necessario far ripartire l’economia, attraverso forme di incentivazioni per le imprese.

Serve a molto poco un processo di riforma del mercato del lavoro, se le aziende non hanno da produrre, come anche, è necessario  far ripartire l’economia e utilizzare i momenti positivi per proporre riforme, in situazioni come queste, meccanismi che minano alle garanzie del posto di lavoro, vengono visti come una valvola di sfogo utilizzata da una sola delle parti, ma certamente non è interesse delle classi datoriali, puntare alla chiusura, non avrebbe senso essere imprenditori e puntare al fallimento della propria azienda.

Se ci fossero i presupposti di mobilità lavorativa orizzontale in tutte le zone d’Italia, difficilmente  si ostacolerebbero i processi di riforma, purtroppo sappiamo bene che i divari sono notevoli, accentuati anche dalla crisi in corso.

C’è da dire che, ci si ritrova di fronte anche a situazioni di sciacallaggio da parte di imprenditori senza scrupoli e dipendenti poco affezionati al loro posto di lavoro.

Lo spirito di collaborazione dei due fattori aziendali è indispensabile per un’azienda moderna.

L’Italia ha oggi bisogno di una fase di crescita che contenga elementi di equità e solidarietà.


Condividi
Banner