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E’ finita l’estate nelle campagne apricenesi…

Indifferenza e dignità negata
D’estate nelle campagne apricenesi, si consumano storie di vita dai contorni amari, spesso oscurate e soppresse dalla indifferenza della gente . Come ogni anno d’estate, arrivano nelle campagne di Apricena gruppi di extra comunitari, che approfittando della raccolta dei pomodori, chiedono ai nostri “padroni”, di lavorare giorno e notte per una manciata di spiccioli. Di solito essi si stanziano come vagabondi in casupole abbandonate o diroccate, e con quel poco che guadagnano sopravvivono anche se in malo modo, ma a loro basta per svegliarsi il giorno dopo e ricominciare a lavorare.
Si è verificato però in questi giorni, un episodio disumano e sconcertante, agli occhi di un giovane apricenese, recatosi nella sua campagna per dei lavori d ristrutturazione. Il giovane, come ogni giorno, dopo il lavoro, si è recato nel suo piccolo appezzamento di terra e ha iniziato a lavorare, quando è stato interrotto dall’arrivo di un extra comunitario, poco più che ventenne, che gli chiedeva aiuto perché lui e alcuni suoi amici erano rimasti in una casupola per giorni, senza bere e senza mangiare. Dopo un momento di diffidenza, il giovane apricenese, si è avvicinato al rifugio di questi immigrati e lì ne ha trovati una decina , che essendo arrivati per la raccolta dei pomodori e non avendo trovato il lavoro che speravano, erano rimasti là senza né acqua e nè pane. C’erano dei ragazzi ventenni svenuti e disidratati e altri che malapena riuscivano a farsi capire. Panico… chiamare il 118 o il 112?Ma quale soccorso… Uno di loro si è avvicinato al giovane e ha chiesto di bere, un altro invece ha chiesto di continuare il lavoro nel suo appezzamento di terra in cambio di cibo. Sembravano, cani randagi, invece erano esseri umani, che chiedevano solo di potersi sfamare e di lavorare “gratuitamente”. Erano in condizioni igieniche e psicologiche disastrose, nessuno sapeva chi fossero , nessuno li aveva mai visti, nessuno aveva lavoro da dargli, ma tutti sapevano che da quelle parti si accampano gli extra comunitari dopo una giornata di duro lavoro. Peccato che queste “persone” il duro lavoro non lo hanno trovato e nemmeno chi , di passaggio, potesse “regalargli” un po’ d’acqua per dissetarsi. Quelle persone oggi , sono tornate a vivere, perché sono state dissetate e sfamate con pochi spiccioli. Tutto questo grazie alla non indifferenza di un giovane apricenese che pensava , che la tanto auspicata “ fame nel mondo”, riguardasse solo il cosiddetto “terzo mondo” , mentre lui sotto i suoi occhi ha conosciuto la disperazione, la sofferenza e la disumanità di questa “povera”gente , a cui tutti diamo il nome di “clandestini”, ma sono persone come noi, con una vita alle spalle distrutta dal loro amaro destino e per mantenere, forse , ancora un po’ della dignità umana, che li permette di stare in vita, chiedono di “vendere il loro lavoro”in cambio di pane e acqua! C’è la crisi economica che ci sta sconvolgendo, ma c’è anche l’indifferenza che continua a regnare sovrana nei nostri piccoli paesi.
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