Mercoledì, Maggio 23, 2012
   
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Un giorno nella bara allunga la vita...

baraMarco Volpe è raggiante, esce dalla bara sorridente: l’estrazione del concorso «7 novembre Porte aperte» del Funeral center lo ha premiato: avrà diritto al funerale gratis e a un viaggio per due persone, tre giorni, tutto pagato, in una città europea (a scelta fra Parigi, Londra, Francoforte e Madrid). Ieri, soleggiata mattina di novembre (il mese dei morti), il consorzio Funeral center (ne fanno parte le società Humanitas, Pacucci, Iof, Matof) ha lanciato la campagna pubblicitaria «Porte aperte» per illustrare ai futuri clienti le bare e i servizi funerari e per lanciare il concorso a premi.

 

Ottantadue persone si sono accalcate in viale Pasteur, sono entrate nel Funeral center, hanno firmato la liberatoria per farsi fotografare all’interno di una bara. Giovani, pensionati, famigliole con i figli. Perché questa iniziativa, con tanto di dépliant e manifesti diffusi in città con un giovane sorridente in una bara mentre agita le mani a forma di corna, tanto per esorcizzare? La risposta degli amministratori del consorzio, Leonardo Pacucci e Marco Trani, è esaustiva. «È vero, è un modo per farci pubblicità - dice Marco Trani - ma soprattutto per affrontare la concorrenza sleale, mi riferisco a chi staziona negli ospedali o si fa avvisare della morte di un paziente e, approfittando del momento difficile dei parenti interviene, spesso senza professionalità». 

L’aria che si respirava ieri fra aperitivi, olive e salatini e foto all’interno della bara era goliardica: chi arrivava con la mimetica per inscenare il «Milite ignoto», chi si faceva scattare la foto con la moglie che esibiva il cartello «Finalmente sola!». E chi, come un pensionato 61enne, ha chiesto al fotografo se era disposto a fare più scatti per realizzare un calendario. In sottofondo, la colonna sonora non poteva che essere Stairway to heaven (Scalinata per il paradiso) dei Led Zeppelin. Ovvio, fra una foto e l’altra, toccate, mosse scaramantiche, corna e gesti contenuti, con la mano sinistra e l’avambraccio destro. Tutti dicevano, per farsi coraggio, che una foto nella cassa da morto allunga la vita o, comunque, non muta il destino. Su facebook, il solito tam tam è servito non poco alla riuscita dell’iniziativa, ideata e messa punto dal pubblicitario e creativo Luca Rutigliano.

«Ci sono tante persone che dovevano prenotare la bara da molto tempo, perché sono nate morte. Anzi, dovevano essere i genitori a prenotare il “tavuto” per loro. Per non parlare dei parassiti di questa città!». Sorride, fa lo spaccone Gianni Ciardo, è iperbolico, sa che la gente lo sta guardando con simpatia e quindi gigioneggia. 

Gianni Ciardo si trova nel suo elemento naturale quando è attorniato dal pubblico che gli chiede un autografo o magari di scattare una foto insieme, mentre c’è chi gli lancia una battuta. Lui replica, sorride, non toglie gli occhialoni scuri da jettatore, indossa una lunga collana formata da tante piccole bare, entra in una cassa da morto e partono i flash di tanti fotografi professionisti ma anche di tanti curiosi che usano cellulari, piccole macchinette, coloro che insomma, vogliono «immortalare».

Ciardo che alla fine di questo fuoco di fila di scatti domanda: «Ahò, ma quante volte devo morire? », mostra il medio e va via, alla ricerca di un caffè. Arriva Mauro Pulpito, si salutano e subito Pulpito va a farsi fotografare nella bara. «Che dire? - commenta il presentatore - mi sto divertendo a esorcizzare la morte. Bisogna prenderla così...»