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Sanità, firmato il piano di rientro: 500 milioni in arrivo

Al via il ridimensionamento degli ospedali. "Fondi sbloccati in cambio della monnezza napoletana" E' stato sottoscritto ieri sera presso il Ministero per i Rapporti con le Regioni, l'accordo tra il Governo e la Regione Puglia sul Piano di Rientro Sanitario 2010-2012 alla presenza del ministro Fitto e del presidente Vendola. Soddisfazione è stata espressa da Fitto che ha sottolineato come "il Governo, attraverso la verifica svolta in questi mesi con i tecnici dei ministeri dell'Economia, della Salute e dei Rapporti con le Regioni, ha ottenuto da parte della Regione l'impegno all'avvio...
di un processo di riqualificazione e di riorganizzazione del proprio servizio sanitario e al riordino della rete ospedaliera nell'interesse della Puglia e dei cittadini pugliesi. L'impegno assunto dalla Regione a rimuovere le cause di illegittimità della recente legislazione regionale in materia, conformemente alle richieste avanzate dal Governo, è stato decisivo per la positiva conclusione dell'accordo che oggi è stato sottoscritto".
L'accordo prevede che sarà possibile assegnare alla Regione Puglia la riattribuzione dei maggiori finanziamenti degli anni passati in sede di verifica del rispetto degli adempimenti regionali. Ciò è reso possibile grazie alla Legge finanziaria 2010 che ha concesso un'ulteriore proroga a quelle Regioni che avrebbero già dovuto sottoscrivere i Piani di rientro entro il 31 dicembre 2009. Contemporaneamente partono i tagli con la chiusura o riconversione di 18 ospedali, l'eliminazione di 2250 posti letto e il blocco del turnover per il personale. Tre gli ospedali in provincia di Foggia colpite dalla scure del Piano: San Marco in Lamis, Monte Sant’Angelo e Torremaggiore. Ed è notizia di qualche giorno fa della costituzione, a San Marco in Lamis, di una commissione tecnica – assolutamente apolitica e formata da soli dirigenti medici del nosocomio garganico – che dovrà portare sul tavolo dell’Assessore alla Sanità Tommaso Fiore, soluzioni concrete per salvare il salvabile e rendere l’”Umberto I” polo medico specializzato “per una proposta di un nuovo assetto ospedaliero che sia utile, economicamente valido, concorrenziale e, quindi, STABILE NEL TEMPO”
L'impegno della Regione nella realizzazione del Piano è anche legato all'esecuzione della sentenza della Corte Costituzionale n. 333 del 24 novembre 2010, che ha annullato la legge regionale n.
27/2009, con l'adozione nell'anno 2010, dei provvedimenti necessari nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica statale e regionale. Con la firma dell'Accordo, inoltre, la Regione si è anche impegnata a modificare le leggi regionali n.11 e n.12 del 2010, per adeguarsi ai rilievi di legittimità formulati dal Consiglio dei Ministri il 18 novembre 2010.
Infine, qualora gli esiti dei giudizi pendenti alla Corte Costituzionale, in riferimento alle ulteriori leggi impugnate, ivi compresa la legge regionale n. 4 del 2010, dovessero risolversi in senso sfavorevole alla regione, quest'ultima dovrà dare concreta e puntuale esecuzione alle relative sentenze costituzionali, ponendo in essere tutti gli atti e i provvedimenti necessari nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica statale e regionale.
LE REAZIONI POLITICHE
Nel frattempo c’è chi “specula” sulla firma del Piano di Rientro, avvenuta secondo il sindaco di Canosa, Francesco Ventola, solo perché la Puglia ha accettato di smaltire i rifiuti provenienti dalla Campania. Dure le reazioni del mondo politico Regionale. A dire per primo la sua il consigliere regionale Orazio Schiavone (Idv): “Il sindaco di Canosa fa del bieco populismo insinuando scambi di favore tra il governo nazionale, che finalmente ha deciso di firmare il patto di rientro sanitario, e il governo regionale pugliese che ha accettato di smaltire in Puglia, per poco tempo, al pari di tutte le altre regioni italiane, i rifiuti provenienti dalla Campania. Il sindaco di Canosa – sottolinea Schiavone - arriva spudoratamente a chiedere le dimissioni del nostro assessore all’ambiente, Lorenzo Nicastro, pur sapendo che la Puglia si è fatta carico delle grosse difficoltà di Berlusconi, il presidente del partito a cui Ventola appartiene, in maniera responsabile, unicamente per sovvenire all’emergenza sanitaria che, a causa dei rifiuti partenopei, stanno pregiudicando le condizioni igieniche della regione mettendo seriamente a rischio la vita della gente, soprattutto dei bambini, a causa dei molteplici casi di dissenteria e di epidemia che a Napoli si stanno registrando.”
Il Sel, dal canto suo, esprime soddisfazione per la boccata d’ossigeno derivante dalla firma del Piano ma Losappio rimarca come da oggi “inizia la fase dei tagli, dei blocchi delle assunzioni del personale, del mancato rinnovo di quanti andranno a scadenza, della riconversione degli ospedali. E’ chiaro che quanto sta per accadere non ha nulla a che vedere con il Piano Sanitario della Giunta Vendola. Non c’era alcuna intenzione di ridimensionare, tagliare, riconvertire, chiudere nelle scelte del governo regionale e della sua maggioranza. Anzi, il Piano Sanitario di Vendola andava ad aprirsi al territorio senza contraccolpi e shock sul diritto alla salute dei cittadini.Se oggi questo non potrà accadere è solo perché Tremonti ed il Governo Nazionale hanno posto condizioni capestro alla Puglia che pure non ha le problematiche di deficit sanitario delle altre Regioni. La responsabilità politica è dunque tutta del Pdl e dei suoi ministri”.
Pronta la risposta dell’opposizione che per bocca del capogruppo del Pdl, Rocco Palese, a tono dichiara: “Il giorno dopo la firma del Piano di Rientro risulta evidente, dalle dichiarazioni dei consiglieri della maggioranza, che qualcuno avrebbe forse preferito non firmare quel Piano, perché ora la Giunta sarà costretta a dare esecuzione non solo alle prescrizioni del Governo, ma soprattutto a quello che la Giunta stessa ha previsto per rientrare nei parametri di spesa, di rispetto delle Leggi e delle intese tra Stato e Regioni. Concordiamo col Presidente Introna sul fatto che la firma sia un bene per la Puglia. Ma da Losappio e chi più ne ha più ne metta, si confonde, forse artatamente, tra Piano di Rientro, Piano di Riordino e Piano Sanitario. Quello firmato ieri – continua Palese - è il Piano di Rientro, frutto di recepimento di Leggi nazionali approvate da Governi di centrosinistra per consentire alle Regioni variamente inadempienti sulle intese tra Stato e Regione e sul mancato rispetto del Patto di Stabilità, di mettersi in pari e accedere così alla quota integrativa del Fondo Sanitario Nazionale (per la nostra Regione sono i famosi 500 milioni di euro) che la Puglia tiene bloccata a Roma da ben due anni per non aver rispettato il Patto di Stabilità nel 2006, 2008 e 2009 e non aver recepito le due intese tra Stato e Regioni (Patti per la Salute) del 2005 e del 2009. Fatto, questo, che io personalmente ho denunciato come minimo 80 volte negli ultimi due anni con altrettanti comunicati stampa e/o interventi in Commissione e in Consiglio, dicendo alla Giunta Vendola che per ottenere quei 500 milioni di euro avrebbe potuto e dovuto presentare il Piano a partire dal 1° gennaio 2008, come prevedeva la Legge Finanziaria di Prodi approvata a dicembre del 2007. Ma la Giunta Vendola – rafforza il capogruppo del Pdl alla Regione - ha preferito farsi tutte le campagne elettorali dal 2008 ad oggi, senza procedere alle riorganizzazioni dei posti letto previste dalle intese con lo Stato (regolarmente firmate a suo tempo anche dalla Regione Puglia) e senza contenere la spesa sanitaria, continuando invece con sprechi, clientele e acquisti ingiustificati di beni e servizi, ammessi dalla stessa Giunta Vendola nel Piano della Salute. Consigliamo ai consiglieri di maggioranza di leggere il testo del Piano di Rientro firmato ieri a Roma.” E conclude: ”Scopriranno che, mentre il Governo nazionale chiede alla Puglia solo di rispettare la Costituzione, le sentenze della Corte Costituzionale e le Leggi nazionali, è la Giunta Vendola a decidere come e dove tagliare per rispettare gli obiettivi di finanza pubblica e, precisamente, è la Giunta Vendola a decidere di tagliare servizi e chiudere ospedali per risparmiare, piuttosto che tagliare sprechi, clientele, spese inutili che invece restano intatti.”
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