Mercoledì, Maggio 23, 2012
   
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Restauro alla Chiesa Madre di San Nicandro

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Grande attesa per la riapertura al culto della Chiesa Madre di San Nicandro Garganico, dedicata a S. Maria del Borgo, dopo quasi quattro anni di restauri. La cerimonia solenne avrà luogo il prossimo 8 dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione patrona di San Nicandro insieme ai santi martiri Nicandro, Marciano e Daria e sarà presieduta dal vescovo di San Severo mons. Lucio Angelo Maria Renna, alla presenza delle autorità cittadine. Si tratta della chiesa che ha fatto la storia cattolica della città, essendo stata l’unica parrocchia fino al 1949.

Fondata nella seconda metà del ‘500 assurse presto alle funzioni parrocchiali sostituendo la più antica chiesetta di S. Giorgio, in Terravecchia. Nel 1693 vengono ultimati i lavori di ampliamento, con un impianto a tre navate, la monumentalizzazione della facciata e la costruzione della torre campanaria. Nei primi del Settecento viene riconosciuta dalla Santa Sede come chiesa Collegiata nuncupativa, fornita di proprietà e con diritto di esazione delle decime, il tutto amministrato da un Capitolo di 12 (per breve tempo anche 13) canonici presieduti da un arciprete.

Intorno agli anni ’70 dell’800, invece, gli interni vengono abbelliti con le volte, a botte per la navata centrale, a crociera per le due laterali. Nella navata centrale campeggiano tre tele, di cui la centrale raffigurante l’Assunta, opera del valente pittore d’Oltreoceano, ma di origini sannicandresi, Alessandro Mastrovalerio (1911).

La chiesa, che ancora oggi rimane il centro della tradizione cattolica della città soprattutto nei “tempi forti”, conserva anche una preziosa tela settecentesca di anonimo raffigurante l’Annunciazione e una nutrita statuaria lignea barocca, ascrivibile all’orbita partenopea del Colombo: lo testimoniano le statue dei santi patroni Nicandro, Marciano e Daria, l’Immacolata e un S. Michele.

La cerimonia di riapertura al culto, dopo i restauri finanziati dalla Regione Puglia e dalla Conferenza Episcopale Italiana, prevede la recita del Rosario presso la chiesa di S. Giovanni alle ore 17,30 e la processione con le statue di S. Nicandro e dell’Immacolata fino al sagrato della chiesa: qui, fatti entrare i fedeli per le porte laterali, il vescovo busserà per tre volte ai battenti centrali entrando quindi in chiesa al canto del Te Deum e benedicendo il rinnovato tempio. Seguirà la messa solenne e, al termine, la processione eucaristica tra le navate della chiesa.

Il 10 dicembre, invece, nella stessa chiesa, avrà luogo una conferenza del noto teologo e liturgista mons. Nicola Bux dal titolo “Rivolti al Signore”, in cui, in particolare, si porrà l’accento sulla scelta di don Roberto e don Matteo De Meo, rispettivamente parroco e viceparroco, di ripristinare l’uso dell’altare antico celebrando “di spalle” al popolo, secondo quelli che, con molta probabilità, saranno i dettami della riforma liturgica in itinere di Benedetto XVI.

LA CONFERENZA DI MONS. NICOLA BUX

Negli ultimi decenni siamo stati abituati a vedere restauri di antiche chiese in chiave modernistica, con modifiche spesso strutturali per agevolare la liturgia e adeguarla ai dettami del Concilio Vaticano II.

Non è così, invece, a San Nicandro Garganico dove, in occasione dei restauri della Chiesa Madre della città, dedicata a S. Maria del Borgo, il parroco don Roberto De Meo ha deciso, oltre alla valorizzazione di quanto di antico vi era superstite, di ripristinare il presbiterio così com’era in origine, con balaustra e, soprattutto, l’eliminazione dell’altare posticcio “rivolto al popolo” a favore di quello antico, opera d’arte in marmo ottocentesco.

Una scelta quasi controcorrente, che non si esaurisce certo in un mero gusto estetico e che ha suscitato un dibattito giunto agli alti ranghi della Curia romana, ottenendo l’approvazione. Se ne è occupato don Matteo De Meo, viceparroco nonché docente di Teologia presso la Facoltà Teologica Pugliese che ha prodotto uno studio, corredato di atti conciliari e norme liturgiche, per dimostrare che il rimpiazzo degli altari antichi con quelli “rivolti al popolo” è un’interpretazione errata del Vaticano II e che l’idea messa in campo a San nicandro non era affatto fuori luogo.

Del resto, lo stesso dibattito sulla riforma liturgica recentemente suscitato dal papa Benedetto XVI, invita a riconsiderare l’uso di celebrare la messa “ad Deum” o “ad Orientem” (i liturgisti disprezzano la definizione “di spalle al popolo”) così come avvenuto per quasi duemila anni, con il crocifisso posto tassativamente al centro dell’altare. Insomma, San Nicandro Garganico è forse una delle prime realtà del mondo cattolico attuale a rispondere positivamente e con celerità (certamente favorita dalla circostanza) alla riforma liturgica benedettiana.

E’ per questo motivo che, due giorni dopo l’inaugurazione, sarà a San Nicandro una voce autorevole del nuovo movimento liturgico, mons. Nicola Bux, apprezzato teologo e liturgista, amico personale di Benedetto XVI e consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede, che terrà una conferenza dal titolo “Rivolti al Signore”.

Nato nel 1947, ordinato sacerdote nel 1975, mons. Bux ha effettuato ricerche all’Ecumenical Institute, al Biblicum di Gerusalemme e all’Istituto Sant’Anselmo di Roma. Professore di teologia sacramentaria alla Facoltà teologica di Bari è tra i più stimati collaboratori del Santo Padre Benedetto XVI. Autore di numerosissime pubblicazioni di teologia dogmatica e liturgica ha recentemente dato alle stampe il noto testo La Riforma di Benedetto XVI. Mons. Bux è oggi Consultore delle Congregazioni della Fede e dei Santi, nonché dell’Ufficio per le celebrazioni pontificie. E’ consulente della rivistaCommunio oltre ad essere uno specialista della liturgia orientale.

Si parlerà, tra le altre cose, dell’esigenza di una liturgia in cui non sparisca del tutto l’adorazione, la riverenza verso il mistero celebrato sull’altare, la consapevolezza dell’alterità di quel mistero rispetto alla vita quotidiana e della necessità che abbiamo d’immergerci in una dimensione altra: tutto questo non è legato esclusivamente al rito preconciliare, né è stato bandito dal Concilio Ecumenico Vaticano II o da Papa Paolo VI. E, oltre a essere lecito, non ha per certo perso di significato. È quanto sostiene, tra l’altro, circa la direzione della preghiera liturgica — che nei decenni postconciliari è stata intesa esclusivamente «faccia al popolo», spesso a discapito dell’aspetto trascendente e contemplativo dell’azione sacra — il sacerdote tedesco Uwe Michael Lang, della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri di Londra, in Gran Bretagna, nello studio Rivolti al Signore. L’orientamento nella preghiera liturgica (di cui mons. Bux ha elaborato la postfazione e da cui il titolo della conferenza), già pubblicato in tedesco nel 2003 e in inglese l’anno successivo. Nell’aprile del 2006 l’edizione italiana del testo ha riacceso il dibattito, anche grazie al fatto che, nel frattempo, il già autorevole prefatore delle edizioni tedesca e inglese è asceso al soglio pontificio.