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Ancora un avvertimento mafioso per Gianni Lannes

Ancora un attentato incendiario di stampo mafioso nella notte, ai danni del giornalista investigativo Gianni Lannes impegnato da tempo sulle “Navi dei Veleni” affondate nel mare del Gargano e sulla costruzione di un inceneritore che la ditta Caviro vorrebbe realizzare illegalmente nell’agro di Carapelle in provincia di Foggia. A farne le spese una sua auto, non assicurata contro gli incendi.
Tante le inchieste “scomode” del free-lance foggiano che lo hanno visto protagonista ,ad esempio, nel tentativo di far luce sulla reale esistenza di un “Grande Fratello” tutto italiano installato nella campagne romane che ,secondo Lannes, grazie alle avanzate tecnologie utilizzate, potrebbe ascoltare potenzialmente tutte le nostre conversazioni telefoniche ed informatiche in barba alla legislazione italiana che fermamente le vieta se non autorizzate dalla magistratura.
“L’informazione è il sale della democrazia” è lo slogan che campeggia sulla testata on-line Italiaterranostra.it da lui diretta , evidentemente più di qualcuno non la pensa così.
Nella mattinata del 5 novembre il dottor Lannes si era recato e trattenuto in tribunale a Lucera (FG) per visionare la documentazione inerente il mercantile giapponese ET SUYO MARU affondato nel basso Adriatico il 16 dicembre 1988 in circostanze nebulose. Nel pomeriggio ai parenti delle vittime del peschereccio Francesco Padre, alla presenza del cronista è stata donata la pubblicazione del libro d’inchiesta NATO:COLPITO E AFFONDATO. Il primo attentato risale al 2 luglio scorso. L’8 luglio era stata presentata un’interrogazione parlamentare dal deputato Leoluca Orlando al presidente del consiglio Berlusconi e al ministro dell’interno Maroni. A tutt’oggi non è pervenuta alcuna risposta governativa. Il giornalista e la sua famiglia non godono di alcuna protezione da parte dello Stato.
Ai messaggi di solidarietà arrivati sul suo portale ha così risposto: ” Grazie, ma la solidarietà è concretezza! Vi sembra normale: 3 attentati e una minaccia di morte in 4 mesi!!! Siamo vivi solo perché adottiamo delle precauzioni. Le istituzioni sono silenti e assenti. Ora basta!!! La prossima volta mireranno più in alto e forse tenteranno di ammazzarmi. Comunque non mi fermeranno …”
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