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Pellegrinaggio settembrino a Monte Sant'Angelo, il resoconto di Gabriele Tardio

Il pellegrinaggio dei romei sammarchesi a Monte Sant’Angelo, unitamente ai pellegrini arrivati da Vieste e Manfredonia, ha ricreato nella basilica-grotta di San Michele un toccante e caloroso scrigno di fede. Si è ricominciato a respirare lo spirito di alcuni decenni fa, quando migliaia di pellegrini giungevano a piedi nella grotta dell’Arcangelo.
Trapelava nei partecipanti il calore e la stanchezza umana, si percepiva un cuore diverso che batte di amore, dopo aver percorso decine di chilometri a piedi: occhi stanchi, la fronte sudata, le scarpe sporche, ma tutto questo rende bene l'idea dell’impegno che giovani e vecchi, uomini e donne, credenti e persone in ricerca del loro credo, hanno messo per realizzare questo grande “itinerario di fede”. Non una rievocazione storica, ma la sola convinzione di voler andare in pellegrinaggio alla grotta di San Michele alla luce vera di Cristo.
Questi pellegrini hanno bussato inutilmente alle porte chiuse delle loro cattedrali di origine per intraprendere un lungo cammino, nella preghiera e nell’ascolto delle “voci” della notte hanno camminato, all’alba hanno percepito l’apertura di un nuovo giorno radioso. Ma come si possono sconfiggere le tenebre del male, le tenebre dell’ipocrisia, le tenebre dell’egoismo per aprirsi alla LUCE vera, alla luce della libertà, alla luce del bene? Salire il monte ha fatto elevare lo spirito a Dio, scendere nella grotta ha fatto scoprire che dobbiamo entrare in noi stessi per scoprire quello che c’è di più nascosto. Ma nella grotta per tutti è stato un miracolo: le lacrime hanno rigato il loro volto. La gioia di incontrare Michele, l’amico e il confidente, ha riaperto quella speranza che non saremo mai soli, perché Lui sarà sempre vicino a noi per condurci alla Patria Celeste. I pellegrini "moderni" hanno innalzato il canto del salmo 121 come i pellegrini ebrei cantavano nel salire a Gerusalemme : “Quale gioia, quando mi dissero: «Andremo alla casa del Signore». E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme! Là salgono insieme le tribù, le tribù del Signore, secondo la legge di Israele, per lodare il nome del Signore...”.
Il pellegrinaggio dai punti cardinali ha centrato il suo obiettivo: far arrivare pellegrini a piedi dai vari paesi per costruire insieme un unico popolo orante in onore di san Michele.
Un grazie va ai Padri della basilica che hanno promosso l’iniziativa, ma anche all’impegno organizzativo del Sovrano Ordine dei pellegrini di San Michele di Vieste, e della Confraternita di San Michele di Manfredonia e di San Marco in Lamis. Ogni pellegrinaggio ha avuto la sua ritualità e la sua organizzazione, ma dalle impressioni a caldo registrate si è percepita la gioia di fare questo pellegrinaggio di incontro presso la basilica. Circa 600 i partecipanti: la “compagnia” di Vieste era la più numerosa e la più organizzata, è la compagnia storica del 29 settembre; quella di Manfredonia (questo è stato il primo anno dopo alcuni decenni di assenza) è stata molto partecipata e ben pianificata; quella di San Marco in Lamis ha avuto un numero contenuto di partecipanti, perché impostata come pellegrinaggio penitenziale, di ritiro spirituale: il grande pellegrinaggio sammarchese si ha a maggio con una numerosissima partecipazione e una ritualità antica.
Questi pellegrinaggi verso la basilica di San Michele dai vari punti cardinali vanno arricchiti e meglio coordinati per dare una migliore e più rispondente risposta alle esigenze dell’uomo moderno in ricerca dell’Assoluto. Con questi pellegrinaggi si vuole accentuare la posizione strategica che Monte Sant’Angelo e il culto di San Michele può avere nei prossimi anni. Ma anche per dare una maggiore completezza al riconoscimento UNESCO che ha accentuato anche il ruolo del santuario come centro di pellegrinaggio.
In riferimento a voce tendenziose si ribadisce che questo pellegrinaggio di settembre si svolge da circa 20 anni ed è sempre stato fatto da pellegrini che generalmente partecipano anche alla “cumpagnia” di Maggio e molti sono anche soci della confraternita di San Michele. Questo pellegrinaggio non è antagonista alla vera e unica “cumpagnia” di pellegrini (quella di maggio). Il pellegrinaggio settembrino è del tipo penitenziale-ritiro spirituale, un ulteriore contributo che si vuole offrire ai devoti per meglio approfondire la propria fede. Quest'anno, proprio in virtù di creare un coordinamento tra i vari pellegrinaggi del periodo, si è richiesto ufficialmente alla confraternita di avere un proprio appoggio in modo da non far presentare i sammarchesi divisi, anche perché non c'è nessuna divisione e contrasto. Noi camminiamo nella fede per costruire l'unità in Cristo e non per creare divisione. Ma sappiate che tutti i pellegrini a Monte Sant'Angelo, arrivati sia a maggio che a settembre, sono gli "ambasciatori" dei sammarchesi presso l'altare di San Michele. Sono loro che portano a piedi le attese, le preghiere, le lacrime e le gioie di tutti: confidate in questi indegni e peccatori ambasciatori che a nome di tutti fanno questo pellegrinaggio.
Quest'anno eravamo in 35, di cui alcuni anche forestieri, ed eravamo troppi; questo pellegrinaggio è strutturato per non superare la soglia delle 15 persone,ma grazie a Dio è andato tutto bene. Vi comunichiamo che il telegiornale regionale del 29 settembre ha mandato alcune immagini del nostro pellegrinaggio. Sabato prossimo, sul notiziario regionale del mattino verrà presentato un documentario un po’ più lungo, mentre Ge&Geo lo trasmetterà tra qualche mese.
Il nostro impegno, l'impegno della Confraternita, l'impegno dei pellegrini, è quello di far diventare il pellegrinaggio a Monte Sant'Angelo un cammino europeo. In questo cammino la “cumpagnia” di San Marco in Lamis ha un ruolo importante da giocare per rendere sempre maggiore gloria a SAN MICHELE, ed essere la penultima tappa prima di arrivare alla grotta angelica.
Gabriele Tardio

La confraternita di San Marco in Lamis in processione a Monte Sant'Angelo
(foto: Saverio De Nittis - newsmanfredonia.it)
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