Giovedì, Maggio 24, 2012
   
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E venne ad abitare in mezzo a noi...

untitleddi Luigi Tricarico

Ormai ci siamo, il tempo dell’attesa è finito. Il giorno della vigilia di quella festa così tanto attesa è iniziato. La magia della festa che ci fa tornare bambini anche per una sola notte è nell’aria. C’è  pace, c’è gioia. Le strade sono addobbate, le vetrine dei negozio sono colorate di rosso, nelle case è tutto pronto, la famiglia è riunita, il presepe è l’albero sono pronti, e anche la tavola è imbandita a festa.

Ma dando l’ultima occhiata per vedere se è tutto al suo posto, osserviamo che nel presepe tra i vari personaggi  ci stiamo quasi dimenticando  forse presi dall’euforia della festa, di Colui che sta arrivando e che verrà posto su un po’ di paglia. Siamo tutti agitati, tutti emozionati come se il bambino che sta per  nascere fosse un nostro bambino, e così frettolosamente ci incamminiamo verso la Chiesa già dai primissimi suoni delle campane, quasi a voler sembrare quei tanti pastori che all’annuncio dell’angelo si incamminarono seguendo la stella fino ad arrivare alla grotta, dove trovarono un bambino avvolte in fasce e deposto in una mangiatoia.

A noi ad annunciare questo grande avvenimento sarà il suono delle campane e il canto del Gloria, questo suono di campane e questo inno di lode, faranno da scenario alla  nascita del bambino Gesù. Sarà Natale quando il bambinello passerà in mezzo a noi, e un brivido di emozione percorrerà la nostra schiena, magari l’emozione sarà cosi forte che una lacrima solcherà il nostro viso. Lacrima che affideremo a quel bimbo dai riccioli d’oro, e in quella lacrima saranno racchiusi tutti i nostri dubbi, i nostri dolori, le nostre speranze e le nostre gioie.  Una serata intensa di emozioni quella della notte di Natale, una notte magica da vivere in tutta la sua grandezza. Voglio concludere con l’augurarvi un Buon Natale con le parole di Don Tonino Bello.

AUGURI SCOMODI

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.

Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.

Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali

e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.

I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.

Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.

I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora,

vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.

E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.

Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.