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Grandi conquiste, Grandi distruzioni

di Anna Siani
L'Australia Day è caratterizzato da celebrazioni in ogni parte del paese. In quest’occasione vengono assegnati premi nazionali molto prestigiosi, quali “Order of Australia” e “Australian of the year” per gli eccezionali meriti conseguiti.
Ci sono anche cerimonie di premiazione per la cittadinanza, come ad esempio l'Australia Day Achievement Medallion, un premio riservato alle personalità civili che si sono distinte in qualche modo. In molte città si possono ammirare le esibizioni aeree dell'Air Force australiana. Molto diffusi sono anche gli spettacoli di fuochi d'artificio, il più famoso dei quali è il Lottery Skyworks di Perth.
Di solito, inoltre, il Primo Ministro scrive un discorso alla nazione.
Molti australiani aborigeni chiamano però questa festa 'l'Invasion Day'. Tra commemorazione del passato e celebrazione del futuro, ai Giardini Botanici di Sydney si svolge la cerimonia aborigena chiamata Woggaman-gule Morning Ceremony.
La maggior parte degli australiani aborigeni chiama l'Australia Day “Invasion Day”, in riferimento alla decimazione dei loro antenati, alle confische di terre e alla distruzione della loro cultura seguite all'arrivo degli Inglesi. Ma negli ultimi anni molti aborigeni hanno celebrato la festa come “Survival Day”, ringraziando che i loro antenati non siano stati completamente decimati dai coloni stranieri.
Un po’ di Storia:
Il XX secolo
L'indipendenza dell'Australia dal Regno Unito cambiò poco nelle relazioni tra bianchi ed aborigeni. Il prosperare degli allevamenti degli europei portò con sé molti cambiamenti. L'appropriazione della terra ed il diffondersi degli allevamenti su vaste aree rese lo stile di vita degli aborigeni meno praticabile, ma fornì anche una fonte alternativa di carne fresca per coloro disposti a correre il rischio di andare a prendersela.
Mano a mano che i grandi allevamenti di bovini ed ovini si estendevano sull'Australia interna, gli uomini, le donne ed i bambini aborigeni divennero una significativa fonte di forza lavoro, solitamente su base volontaria, ma a volte in condizioni di schiavitù di fatto. Per i lavoratori europei, la vita nell'interno era dura, pericolosa e poco remunerativa. Per i lavoratori aborigeni era persino peggio, con i salari limitati al minimo del cibo e di altri generi di minima necessità, specialmente nei primi anni. Tipicamente, un mandriano aborigeno poteva arrivare a guadagnare metà di un europeo che facesse lo stesso lavoro. Questo stato di cose è durato fino al 1965, con l'introduzione della legge che parifica i salari che, paradossalmente, ha portato ad un aumento della disoccupazione e del disagio sociale.
Lavoratori aborigeni sono stati impiegati anche presso alcune imprese nel nord per la pesca delle perle.
Durante la prima metà del XX secolo, diversi stati si dotarono di istituti di assistenza sociale per i nativi. Questi instaurarono l'uso di separare i bambini dalle loro famiglie basandosi sul colore della pelle; i bambini dalla pelle più chiara venivano sottratti con la forza alle loro famiglie; spesso i genitori aborigeni arrivarono a scurire la pelle dei loro figli per poterseli tenere. Questo aspetto della storia aborigena è ancora aperto ed oggetto di vivo dibattito.
La costituzione australiana non riconosceva agli aborigeni il diritto di voto. Nel 1967 è stato indetto un referendum per permettere ai nativi australiani di votare e consentire al governo federale di emanare leggi per i nativi australiani. Il referendum ha avuto successo, un'ampia maggioranza ha votato a favore degli emendamenti costituzionali proposti.
Storia recente
Molti aborigeni oggi vivono nelle città, ma un numero consistente vive in insediamenti in remote aree dell'Australia rurale. Entrambi i gruppi affrontano ancora problemi di salute e difficoltà economiche le cui cause e le cui soluzioni sono ancora questioni politiche dibattute.
Il governo australiano ha avviato un processo che ha chiamato "Reconciliation" (riconciliazione). Alcuni ex primi ministri, tra cui Bob Hawke e Malcolm Fraser hanno compiuto numerosi gesti simbolici e tenuto discorsi a sostegno del rispetto della cultura aborigena. Nel 1972, la Aboriginal Tent Embassy (la tenda dell'ambasciata aborigena) fu piantata sui gradini del Parlamento di Canberra, la capitale australiana. La protesta dura da oltre trent'anni per rivendicare la sovranità aborigena.
Nel 1994 la High Court australiana ha pronunciato il suo verdetto sul caso Mabo, dichiarando invalido il precedente concetto legale della terra nullius. Questa decisione ha riconosciuto legalmente la presenza di nativi australiani in Australia antecedente all'insediamento britannico. La legislazione è stata quindi impugnata e modificata per riconoscere i diritti dei nativi sulla terra australiana.
Nel 1999 è stato tenuto un referendum per cambiare la Costituzione australiana includendovi un preambolo che, tra gli altri punti, riconosce l'occupazione dell'Australia da parte dei nativi australiani antecedente all'insediamento britannico. Questo referendum ha subito una grande sconfitta, anche se il riconoscimento dei nativi australiani nel preambolo è stato eclissato nella discussione dal quesito principale che era se diventare o no una repubblica. Più recentemente, nel 2004, il governo federale australiano sta procedendo per abolire il Aboriginal and Torres Strait Islander Commission (ATSIC) che è stata la principale organizzazione degli aborigeni australiani.
Il 13 febbraio 2008 il neo-primo ministro Kevin Rudd ha mantenuto una sua promessa elettorale presentando le scuse ufficiali alle popolazioni Aborigene per la "Stolen Generation" (la generazione perduta):
“Chiediamo scusa per le leggi e le politiche di successivi parlamenti e governi, che hanno inflitto profondo dolore, sofferenze e perdite a questi nostri fratelli australiani. Chiediamo scusa in modo speciale per la sottrazione di bambini aborigeni e isolani dello stretto di Torres dalle loro famiglie, dalle loro comunità e le loro terre. Per il dolore, le sofferenze e le ferite di queste generazioni rubate, per i loro discendenti e per le famiglie lasciate indietro, chiediamo scusa. Alle madri e ai padri, fratelli e sorelle, per la distruzione di famiglie e di comunità chiediamo scusa. E per le sofferenze e le umiliazioni così inflitte su un popolo orgoglioso e una cultura orgogliosa chiediamo scusa. Noi parlamento d'Australia rispettosamente chiediamo che queste scuse siano ricevute nello spirito in cui sono offerte come contributo alla guarigione della nazione. Per il futuro ci sentiamo incoraggiati nel decidere che ora può essere scritta questa nuova pagina nella storia del nostro grande continente.
Noi oggi compiamo il primo passo nel riconoscere il passato e nel rivendicare un futuro che abbracci tutti gli australiani. Un futuro in cui questo parlamento decide che le ingiustizie del passato non debbano accadere mai, mai più. Un futuro in cui si uniscano la determinazione di tutti gli australiani, indigeni e non indigeni, a chiudere il divario fra di noi in aspettativa di vita, educazione e opportunità economiche. Un futuro in cui abbracciamo la possibilità di nuove soluzioni per problemi duraturi, dove i vecchi approcci hanno fallito. Un futuro basato su mutuo rispetto, comune determinazione e responsabilità. Un futuro in cui tutti gli australiani, di qualsiasi origine, siano partner veramente alla pari, con pari opportunità e con un pari ruolo nel dare forma al prossimo capitolo nella storia di questo grande paese, l'Australia».
Se avessimo subìto noi qualcosa di simile – e lo abbiamo sfiorato spesso -
Se avessero distrutto la nostra civiltà come avremmo reagito?
A questo punto: Io sono dalla parte degli Aborigeni!
Anna Siani
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