Giovedì, Maggio 24, 2012
   
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Il silenzio e le parole

silenziodi Antonio Daniele

A volte, sembra che, bisogna trovare parole esatte per ogni occasione. A volte le parole sono difficili da dire e da comprendere. A volte le parole danno l’esatta immagine di noi stessi. Le parole hanno un senso sempre. Le parole esprimono la propria cultura, la propria educazione, quello che realmente abbiamo nel profondo dell’anima.

Si dice che le parole uccidono più della spada. Al contrario il silenzio può esprimere saggezza, contenimento, la misura di sé. Il silenzio è un’arte della comunicazione che diventa assordante più di mille parole messe insieme. Eppure del silenzio pochi ne fanno tesoro. Il silenzio è il tempo necessario per permettere a noi stessi di trovare modi e parole opportune per ogni occasione. Il silenzio è il colloquio tra la nostra mente e il nostro impulso.

Tutti abbiamo fatto l’esperienza di trovarci in certe situazioni in cui abbiamo affermato …. è meglio che sto zitto. Le parole sono il veicolo della comunicazione immediata. Tanta, forse, molte parole sono sprecate. Il silenzio è la comunicazione in cui poni nell’altro interrogativi e ricerca. Le parole sono giustificative, il silenzio può essere assordante. Le parole possono contorcere un discorso, il silenzio lo rende risolutivo. Giorni fa il Presidente Monti intervistato da un giornalista alla domanda come si sente oggi al potere è rimasto in silenzio. Alla domanda successiva, di un altro giornalista, ha risposto di essere ancora sconvolto dalla domanda precedente. Penso che con quel silenzio e con quella sola parola abbia espresso in maniera mirabile il senso del servizio alle Istituzioni. Ha spiegato più di mille discorsi accademici, il senso del servitore dello Stato.

Chi ha una responsabilità così grande non è al potere, bensì è al servizio della collettività. Tutti dovremmo andare a scuola del silenzio e delle parole misurate. Chi ha responsabilità pubbliche, ed è rappresentante della propria collettività, dovrebbe più di altri capire il senso delle parole. Chi ha responsabilità amministrative, politiche e istituzionali non può esprimersi come uno zotico. Chi ha responsabilità dovrebbe avere sempre in mente che in quel che dice e fa coinvolge sempre la propria parte rappresentata. Chi è rappresentante della propria comunità è educatore soprattutto verso i più giovani. Per questo motivo ogni espressione, gesto o azione è comunicazione positiva o negativa. Volendo usare un ossimoro direi che il silenzio parla. Ma volendo usare un’immagine direi che le parole sono lo specchio di quello che si è.