Mercoledì, Maggio 22, 2013
   
TEXT_SIZE

La comunicazione tra silenzio e parola

DSCF4502Celebrata a S. Marco in Lamis la Giornata per le Comunicazioni Sociali

“Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo, infatti, che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza, la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili.

Pretende il funzionamento dei servizi sociali. Tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo. Se un giornale non è capace di questo, si fa carico anche di vite umane”. Sono state le parole di Pippo Fava ad aprire la serata dedicata alla 46a Giornata per le Comunicazioni Sociali organizzata dall’Azione Cattolica di S. Marco in Lamis in collaborazione con il giornale Voce di Popolo e con l’Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali. A leggere un tratto del discorso “Lo spirito di un giornale”, del noto giornalista siciliano ucciso dalla mafia, è stato l’inviato speciale di Avvenire Pino Ciociola. Silenzio e Parola sono due aspetti della comunicazione che sembrano quasi in contrapposizione l’uno all’altra.

Ma come ha scritto Benedetto XVI nel suo messaggio e ribadito nel suo intervento introduttivo al convegno da Francesca Di Gioia, “sono due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi per ottenere un autentico dialogo e una profonda vicinanza tra le persone. Quando parola e silenzio si escludono a vicenda, la comunicazione si deteriora, o perché provoca un certo stordimento, o perché, al contrario, crea un clima di freddezza; quando, invece, s’integrano reciprocamente, la comunicazione acquista valore e significato. Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto”. Il silenzio è entrato in maniera forte anche nel cinema e sorprende come si sia riscoperta questa forma di comunicazione. Francesca Di Gioia ha evidenziato come nel film “Il grande silenzio”, registrato nel monastero certosino de La Grande Chartreuse, situato sulle montagne vicine a Grenoble sulle Alpi francesi, si riscoprono suoni e parole di altri tempi.

Parole che sono dense di contenuti se a pronunciarle e a scriverle sono persone che del silenzio si nutrono per ascoltare la voce dello Spirito. L’intervento di Ciociola non poteva non essere correlato da parole intense che esprimono la testimonianza di eventi vissuti in prima persona. “L’unico dovere del giornalista è quello di raccontare quello che accade” ha esordito Ciociola nel suo intervento. “Il giornalista è un mestiere che può far perdere la testa se non si ha come punto di riferimento il lettore o il telespettatore. Oggi- ha continuato Ciociola- il giornalista deve avere gli occhi e le orecchie della gente, perché si rischia di usare male una responsabilità spaventosa”. Ciociola ha invitato i presenti a essere critici nei confronti della comunicazione perché in molti casi presenta situazioni che non sono veritiere.

Il giornalista di Avvenire ha poi elencato i diversi casi di cronaca italiana in cui lui stesso è stato protagonista come inviato del giornale e dove ha visto e sperimentato concretamente come i mezzi di comunicazione a volte stravolgono la realtà. Sollecitato dalle domande dei presenti, ha ribadito come oggi la comunicazione deve rapportarsi con internet che ha velocizzato e reso reale ogni evento. Infine, ha affermato come la dignità del giornalista non vada mai mercificata.

 DSCF4502


Condividi
Banner