Giovedì, Maggio 24, 2012
   
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Dottoressa foggiana fa visite a domicilio in Africa

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La giovanissima tenente medico dell’Aeronautica Militare è nata nel 1975 a San Giovanni Rotondo

Per due settimane ha vissuto nel Mali, in Africa, in una delle aree più povere del pianeta, ha curato malattie che in Occidente non esistono, ha lavorato senza posa, sfidando la malaria, eppure  Filomena Pellegrino non ha dubbi: «Se me ne offriranno la possibilità, tornerò qui. Questa è la più bella esperienza professionale e umana della mia vita».

 

La giovanissima tenente medico dell’Aeronautica Militare (è nata nel 1975, a San Giovanni Rotondo), ha partecipato alla dodicesima edizione di «Ridare la luce», una delle più interessanti missioni italiane di cooperazione civile-militare, avviata sin dal 2003 dall’«Associazione Fatebenefratelli per i Malati Lontani». 

«Ridare la Luce» punta tradizionalmente a curare le popolazioni del deserto del Sahel dalle malattie della vista ma, da quest’anno, ha anche sessioni di chirurgia generale e percorsi formativi per medici e infermieri maliani. Tutti gli operatori italiani fanno «base» all’ospedale di Gaò, una città nei pressi del confine con la Nigeria, però questa volta sono state effettuate anche «visite a domicilio ». «Siamo andati dagli abitanti di un villaggio sperduto lungo le sponde del fiume Niger, nella zona delle dune rosse - spiega Filomena al telefono con la Gazzetta - Lì c’erano malati che non avevano i mezzi neppure per raggiungere Gaò. Abbiamo lavorato anche la domenica pur di raggiungerli. Ci hanno accolti a braccia aperte. Abbiamo creato tre piccoli ambulatori di chirurgia, di oculistica e di medicina interna, abbiamo selezionato i pazienti e abbiamo predisposto il trasporto a Gaò per i più gravi. Poi li abbiamo sottoposti ad intervento». 

«Un giorno - racconta la dottoressa, che s’è laureata all’Università di Foggia - abbiamo tolto la benda ad un maliano e lui ha iniziato a ballare e cantare. Non si fermava più. Era tornato a vedere, dopo anni di cecità a causa di una cataratta. Quì sono gravissime, molto più bianche, dure e difficili da trattare di quelle che si possono trovare in Europa». 

Filomena nel Mali ha affiancato il medico civile prof. Giorgio Lofoco, dell’Istituto San Pietro del Fatebenefratelli di Roma («Mi ha insegnato tanto», dice di lui) e ora tornerà ai suoi studi presso l’Università di Foggia. «Mi sono laureata in medicina nel 2002 - afferma la Pellegrino - e, nel 2004, sono entrata in specializzazione. Due anni dopo ho fatto un periodo come ufficiale medico in ferma prefissata in Aeronautica. Il contratto durava soltanto 30 mesi così, dopo, ho partecipato al concorso a tempo indeterminato. L’ho vinto e quindi ho sospeso la specializzazione e sono partita per il corso di Aeronautica, di 9 mesi, nell’ambito del quale sono potuta venire qui, in Africa. Ora, al mio ritorno, riprenderò la specialistica e potrò studiare con la serenità di chi ha un posto di lavoro». 

«A Foggia mi aspettano i miei genitori - conclude la tenente medico - e mio fratello Luigi, che ha due anni più di me e che, sin da giovanissimo, ha scelto di diventare un aviere. So che sono molto contenti per me perché sanno che sono felice». L’aereo che riporterà a casa Filomena e tutti gli altri italiani di «Ridare la luce» dovrebbe atterrare oggi pomeriggio a Pratica di Mare.

La missione «Ridare la Luce» è svolta in coordinamento e collaborazione tra l’Ong «Associazione Fatebenefratelli per i Malati Lontani» (Afmal), ideatrice dell’iniziativa, Aeronautica Militare, Alenia Aeronautica (società di Finmeccanica), Esercito Italiano, Ministero degli Esteri, Istituto Superiore di Sanità, volontari e altre aziende private italiane. Alla missione hanno partecipato in 60 (inclusi medici e paramedici). 

«Dal 26 novembre a oggi - spiegano all’Aeronautica - sono state effettuate 1.000 visite oculistiche, 600 interventi di cataratta, 150 endoscopie digestive (compreso un corso di formazione per i medici locali cui è stato donato un endoscopio), 25 interventi di ernioplastica ad opera del prof. Piero Narilli, primario della Nuova Itor di Roma, affiancato dal generale Ottavio Sarlo e dall’anestasista dell’Esercito, ten. col. Pietro D’Acquino del Celio di Roma. Effettuate anche 100 analisi parassitologiche per malattie infettive, in particolare malaria (che nel Mali è endemica). Infine, Afnal, Am, privati, associazioni (come il Lions Club di Grottaglie) e aziende italiane hanno donato 18.000 kg di materiale umanitario».