
Mentre i partiti sono alle prese per trovare degli accordi tra le diverse formazioni e garantire ai candidati presidenti il massimo appoggio di tutti, le nostre strade incominciano a riempirsi di mega cartelloni con facce sorridenti e fiduciose.
Ognuno cerca di battere sul tempo l’avversario di zona per garantirsi la massima conoscenza e pubblicità. La scadenza per la presentazione delle liste è ancora lontana e questi signori sono già lì a dirci che dobbiamo votare per loro e che hanno fatto, o faranno, molto per il nostro territorio. Una campagna elettorale che ancora non inizia, ha già il suo vincitore: la pubblicità. A chi è dell’ambiente sa che un mega cartellone, pubblicità su quotidiani, televisioni e internet, costa molto. Anche “solo” con lo stipendio di consiglieri regionali o deputati, perché di fatto questi signori fanno solo questo mestiere, non penso che siano in grado di garantirsi questo tipo di presenza sui media. Molto di questi candidati sono sconosciuti a molti, eppure riescono a coprire molti spazi di pubblicità delle nostre città. Mi chiedo chi paga questa pubblicità? Qualcuno finanzia questi candidati? Quanto viene a costare una campagna elettorale fatta in questo modo? Chi finanzia i candidati che ricompensa penserà di avere?
O chi finanzia i candidati che ricompensa ha già ricevuto? Ogni candidato ha il dovere di dire ai propri elettori, prima del voto, chi ha finanziato la propria campagna elettorale per capire meglio, forse, il proprio pensiero. Non voglio demonizzare la politica, ma se qualcuno ci rimette dei soldi, forse, penserà che in qualche maniera li debba pure recuperare. I partiti già ricevono un compenso dallo Stato, pagato dalle nostre tasse, in base ai voti presi. Non sono sufficienti questi soldi per garantire a tutti i candidati delle proprie liste un’adeguata pubblicità sul territorio? In questo modo i partiti lanciano un messaggio chiaro: tutti i candidati sono adatti per il mandato per cui sono in lista. Al cittadino, sembra invece, che l’elezione alle cariche di Consiglieri Regionali o di Deputati, sia diventato un vero investimento per il futuro. Garantirsi, cioè, un bel stipendio per alcuni anni, avere dei benefici che i cittadini normali pagano, avere una pensione con appena metà del mandato espletato. La politica non è un servizio o addirittura una vocazione? Certo non è un affare. Un fatto privato. Allora se vogliamo costruire una società migliore, incominciamo dai piccoli gesti, restituiamo alla politica la sua originale vocazione: polis, un modello di struttura che prevedeva l'attiva partecipazione degli abitanti liberi alla vita politica.




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