Mercoledì, Febbraio 08, 2012
   
TEXT_SIZE
Banner

Il processo di «internalizzazione»

consiglio_regionaleBARI— Il processo di «internalizzazione» di migliaia di lavoratori in sanità è diventato legge, da semplice atto amministrativo che era, il consiglio regionale, nell’ultima seduta della legislatura, ha votato il pacchetto «Omnibus»: la maggioranza a favore, l’opposizione astenuta.

Disco verde per molte e significative norme: controlli più stringenti sui requisiti dei privati nei processi di «accreditamento», stretta e taglio alle tariffe sulle strutture che erogano servizi ai malati di dialisi, monitoraggio sugli innesti di protesi, una commissione per le nomine dei direttori generali, stabilizzazioni di centinaia di lavoratori con contratti a tempo determinato.

La conclusione dei lavori è suggellata da una cavalleresca e applaudita stretta di mano tra il governatore Nichi Vendola e il leader del centrodestra e prossimo sfidante Rocco Palese. L’applauso dell’assemblea è stato liberatorio: mette fine ad una maratona durata quasi 48 ore (nella notte tra lunedì e martedì si è andati avanti fino alle 3,30 del mattino, ieri sera l’epilogo) e conclude una legislatura ricca di scontri. «È stato un piacere - dice il governatore - condividere questi cinque anni con Palese e con i consiglieri di maggioranza e opposizione. Abbiamo cercato di essere classe dirigente e qualche volta ci siamo riusciti». «Con piacere ho stretto la mano - commenta il leader del Pdl - e mi auguro di continuare a farlo in campagna elettorale. Ciò non toglie che noi pugliesi tiriamo un sospiro di sollievo per la fine di questa legislatura. Vendola e la maggioranza hanno cercato fino allo stremo di far passare giochetti elettorali, ben nascosti dietro la strumentalizzata necessità di stabilizzare il personale precario e di procedere con la internalizzazione».

Stabilizzazione e internalizzazione: due cose profondamente diverse tra loro, ma con il medesimo fine di fornire maggiori certezze ai lavoratori. «Per noi - dice Vendola - la lotta alla precarietà è stata una stella cometa. Ci sono famiglie che vivono con il cappio al collo di un contratto a tempo determinato». Con le ultime norme «per tanti lavoratori irrigui, della forestazione, della sanità» arrivano veri posti di lavoro. E ciò anche grazie al testo approvato ieri, fortemente voluto dall’assessore Tommaso Fiore (il quale viene pubblicamente elogiato da Vendola). La legge stabilisce un concetto chiaro: la società pubblica (emanazione dell’Asl come la Sanità-service di Foggia) che subentra a quella privata affidataria di un servizio, è tenuta ad assumere i lavoratori impegnati con la prima impresa. Ma, si badi, secondo il «fabbisogno della Asl». In concreto, significa che non tutti gli ottomila lavoratori esterni saranno assorbiti. L’obiettivo, ad ogni modo, è di risparmiare: non si pagherà più l’Iva sui servizi esterni e non si retribuirà più l’utile di impresa.

Il Pdl era tutt’altro che ostile ad una norma così popolare. Ha provato a silurare il direttore della Sanità-service. Non c’è riuscito ed ha desistito dopo un’estenuante giornata di ostruzionismo. Nessuna vittoria neppure sulle strutture private. Passa la linea della giunta: accreditamenti «istituzionali» entro il 2010 e revoca a chi autocertifica requisiti che si scopre non possedere. Il Pdl ottiene però una proroga di due anni del «parere di compatibilità»: si tratta del primissimo via libera all’imprenditore che voglia accreditare una struttura privata. La versione di Fiore era più drastica; ora si prevede che il parere possa durare due anni. Dopo di che, la clinica deve obbligatoriamente avviare il percorso di accreditamento senza rinvio a tempi più favorevoli. Sfoltito il testo di legge, compre preteso dal Pdl: le sanzioni per i privati che non rispettano i contratti di lavoro sono ritirate (verranno riproposte con delibera di giunta). «Ora - dice Vendola - possiamo controllare di più e meglio. Non abbiamo avuto la bacchetta magica. Il mio rimpianto? Non essere riuscito ad aiutare chi era caduto e non poteva rialzarsi, stretto tra l’emergenza e la programmazione». Dice addio alla politica il presidente del consiglio Piero Pepe: «Lascio dopo 50 anni, ma la passione non mi abbandonerà mai».


Chi è online

 129 visitatori online