Giovedì, Maggio 24, 2012
   
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LetteraTUA / Alda Merini e l’amore ritrovato

aldamerinimorta

Sanmarcoinlamis.eu si arricchisce con una nuova rubrica. Dopo Music’Arte e Poche Storie è la volta di LetteraTua curata da Michele De Lullo. Classe 1983, laureato in Lettere e Filosofia e specializzando in Filologia Moderna presso l’università de L’Aquila, ha tra le sue principali passioni la musica, la lettura e la scrittura. Con la sua penna partiremo alla scoperta di vecchi e nuovi autori, noti e meno noti al grande pubblico. E con la speranza che anche questa iniziativa sia di vostro gradimento non ci resta che augurarvi Buona Lettura!

Tutto cominciò per me quando mi ritrovai a visionare una vecchia VHS ritrovata in soffitta della nota cantautrice italiana Milva; si trattava però di un prodotto di tipo particolare, che subito catturò la mia attenzione. Si intitolava “Milva canta Merini”.

Nella mia mente tante immagini della poesia di Merini di cui tanto avevo sentito parlare, immagini però di solitudine, desolazione, pazzia. Per sfidarmi, decisi di riscoprire quella che già credevo, in nuce, una poetessa che avrebbe di sicuro sposato i miei stessi ideali.

Quel concerto, catturato in una delle tante serate che Milva dedicò alla poetessa, rappresentò il sodalizio perfetto tra poesia e musica che mai più, in seguito, avrei riscontrato in ambito artistico. Nel momento in cui Alda Merini si presenta sul palco, cardigan rosso, acconciatura modesta, un bastone a sorreggerla, rimasi folgorato da cotanta possanza, da cotanto luccichio. La sua voce poi, aveva in sé un che di divino, pregna di profondità rivestita di dolore e forza insieme: un idillio.

Credo che Alda Merini sia una poetessa da riscoprire, al di là delle sue vicissitudini fisiche e mentali; in lei tutto parla l’Amore, in lei l’amore viene esplorato come condizione esistenziale imprescindibile, come pelle, come sangue, come vita.

Schopenhauer diceva che più un uomo soffre più il suo animo è grande. Non resta che credergli, visto il flusso di emozioni che certi scrittori o artisti in generale che hanno patito ci hanno lasciato. Merini va sicuramente letta anche alla luce dei suoi deliri fisici, le sue discese nell’inferno della solitudine, le sue rinascite, i suoi amori.

A causa di una particolare patologia, la sindrome bipolare, Alda Merini si ritrovava da un momento all’altro a vagare tra i lacerti della sua anima, a discendere, e poi risalire, sorridere, sperare. Le alterazioni dell’umore che tale patologia comportava furono tra le cause che determinarono il suo internamento in manicomio, per periodi anche piuttosto lunghi.

Di lei ci rimarrà sicuramente la terrena alterigia, la passionalità sfrontata con cui affrontava il quotidiano; un quotidiano sempre però nel segno dell’amore perduto, ritrovato, vissuto, pensato.

La decisione di trattare un tema delicato come questo è il risultato di un’intima riflessione fatta alla luce di questo inizio dell’anno, bisognoso più di altri dell’aiuto reciproco, della comprensione, dell’attenzione all’altro, e quindi dell’amore.

Che la poesia possa riportarci su lidi di comprensione reciproca, e possa agghindare il nostro breve cammino di eternità.

 

Io sono folle, folle, folle d'amore per te .

io gemo di tenerezza perché sono folle, folle, folle

perché ti ho perduto .

Stamane il mattino era cosi caldo

che  a me dettava quasi confusione

ma io era malata di tormento

ero malata di tua perdizione.

Alda Merini (1931-2009)

Consigliamo: La presenza di Orfeo – La Terra Santa, Scheiwiller, Milano, 1984.

Milva canta Merini, Edel, 2005.