Mercoledì, Maggio 22, 2013
   
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LetteraTUA / Battiato: Invito al Viaggio

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Antichi sapori di Sicilia mi attraversano il corpo, lo avvampano, lo accarezzano, lo scuotono; sono i suoni della Sicilia orientale, della sua lava, del suo scirocco. È Battiato che regge i fili dei fantocci che siamo, citando Baudelaire, è lui qui, ora, ad ammaliarci.

In lui ogni singolo verso ti rende nomade, estraneo, e ti ritrovi ad attraversare il mare, e poi a fumare una sigaretta a Tunisi, ed infine ad abbracciare la donna che ami.

Il dondolio degli archi mi riporta agli oceani pieni di silenzio, calmi, immensi, ed io che mi ritrovo a sfiorare le loro acque con la punta delle dita, in visibilio. Mi sento acquietato, in pace, ogni fibra del mio corpo che era, fino a qualche momento fa, in disaccordo col mio spirito, si è placata, trova un senso al suo divenire, ma soprattutto all’esserci, alla magia dell’esistenza.

Reminiscenze, echi classici, azzardi, avanguardie celesti, costellano il suo universo. E sembra non trovare spazio alcuno il mondo attuale, quello delle economie, degli egoismi, delle indifferenze; ed invece, come con un ologramma, ecco a noi il mondo che sarebbe, che potremmo costruirci, se mettessimo da parte l’avere e vivessimo per l’essere. L’empatia verso gli animali, il silenzio, la rabbia colta, il rispetto, le guerre, l’ultimo bacio, la ricerca di Dio, questo è Battiato.

Stop. Sono nella mia stanza. Realtà. Ma stranamente sento in me come una fiaccola, un regno di pace, una disposizione benevola assurda e improvvisa, e sorrido, e penso allo spettro delle emozioni che mi percuote in questo momento. È, come direbbe il poeta Sampedro, come un’eco che va ripetendo, più dentro, più dentro, fino al di là del tutto, attraverso il sangue e il midollo …

Questa scheggia di articolo mi è saltata fuori all’improvviso, come un flusso, una liberazione; e la sua brevitas è frutto di un lampo viaggiatore, che mi ha penetrato il cuore e mi ha lasciato esausto. Dobbiamo riscoprirlo e farne tesoro perché la sua è una poesia dei nostri tempi, e di quelli andati, di futuro e di nostalgie per un tempo che mai più sarà; e finalmente ritroveremo gli sguardi dei nostri nonni, le fatiche dei nostri padri, e la nostra vita, pura e semplice, pronta, ad agguantare il presente.

 

Difendimi dalle forze contrarie,
la notte, nel sonno, quando non sono cosciente,
quando il mio percorso, si fa incerto,
E non abbandonarmi mai...
Non mi abbandonare mai!
Riportami nelle zone più alte
in uno dei tuoi regni di quiete:
E' tempo di lasciare questo ciclo di vite.
E non mi abbandonare mai.
Non mi abbandonare mai!
Perché, le gioie del più profondo affetto
o dei più lievi anditi del cuore
sono solo l'ombra della luce,
Ricordami, come sono infelice
lontano dalle tue leggi;
come non sprecare il tempo che mi rimane.
E non abbandonarmi mai...
Non mi abbandonare mai!
Perché, la pace che ho sentito in certi monasteri,
o la vibrante intesa di tutti i sensi in festa,
sono solo l'ombra della luce.

Franco Battiato. L’ombra della luce

Consigliamo: F. Battiato, Gommalacca, Mercury, 1998.

F. Battiato, Studio collection, EMI, 1996.


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