Music'Arte
The Rolling Stones / Exile On Main Street
(P) Rolling Stones Rec. UK 1972 / Rist. Virgin - Universal Rec. Uk 2010
di Luigi Ciavarella
Se si vuol indicare un disco dei Rolling Stones che meglio li rappresenti non bisogna cercarlo nei sessanta, tra “ Aftermath “ e “ Beggar’s Banquet “, passando per “Let it Bleed “ e il micidiale live “ Get Yer Ya - Ya’s Out “, ristampato recentemente in triplo cd completo di altri interventi live al Madison Square Garden nel 1969 .
Se si vuol dare un titolo ad un album che identifichi il suono di una band considerata non a torto la più grande di tutti, quell’album è “ Exile On Main Street “, micidiale summa di tutto l’universo musicale dei Rolling Stones. In questo doppio album, uscito nel maggio del 1972, ma registrato tra novembre 1971 e marzo dell’anno successivo, presso uno studio mobile nella villa di Keith Richards nel sud della Francia, è riversato tutta l’idea di “ caos creativo “ voluto dallo stesso chitarrista dei Rolling Stones, vero artefice del progetto. La musica nera e il rock n’ roll sono le vere protagoniste , insieme alla voce sguaiata di Jagger, e impregnano l’album di una patina di torrenziale disordine ; una percezione di lordura che esalta e graffia i suoni oltre ad un palpabile senso di malsana confusione che sembrano dominare su tutto l’intero lavoro. E’ il disco di Keith Richards, sprofondato nella sua villa nei pressi di Nizza tra ozi e feste a base di sesso droga e rock & roll, da lui voluto e registrato nella cantina della sua villa in formato lo fi, grezzo e impulsivo, sporco e sfilacciato e con i contributi tecnici del produttore di fiducia del gruppo, Jimmy Miller. Mick Jagger, fresco sposo in viaggio a Parigi, non è stato molto presente durante le sessions che hanno visto un nutrito numero di musicisti avvicendarsi durante le registrazioni. Oltre ai fidi Bobby Keys e Jim Price, ai fiati peraltro già presenti nel precedente lavoro, si sono avvicendati, tra gli altri, Nicky Hopkins, Bill Preston, Dr. John e soprattutto Gram Parsons, noto cantautore country americano, che interviene in un paio di tracce, che di lì a qualche anno sarebbe morto per overdose.
E’ una discesa all’inferno, come qualcuno ha scritto, un album che odora di zolfo, che rispetto ai precedenti lavori non ha tracce singole da mettere in grassetto ma tutto il progetto vale per la sua integrità musicale anche se brani come “ Tumbling Dice “ e “ Happy “ si prestano ad un ascolto più convenzionale. Exile On Main street, il cui titolo banalmente fa riferimento al passaggio di domicilio della band dalla loro patria alla Francia per questioni di tasse, è un album leggendario, capace di sviscerare al suo interno tutta la storia della musica rock, blues, country, gospel delle origini vista attraverso una lente di ingrandimento speciale deformata dalla droga e dall’alcool, vissuta in un periodo tutto sommato devastante per le sorti del gruppo.
Splendida la doppia copertina apribile originale riempite da una sequenza di istantanee in bianco e nero a cura di Robert Frank raffiguranti curiosi e orribili fotogrammi in sintonia con l’anima nera che tutto il progetto emana.
Exile On Main Street posticipa un altro capolavoro dei Rolling Stones, “ Sticky Fingers “, del 1971, che inaugurò la loro etichetta personale mentre teneva in bella vista tracce come “ Brown Sugar “ e “ Sister Morphine “, brani immortali che raccontano con crudeltà pagine amare legate alla droga. Il disco, reso celebre anche per la famosa cover di Andy Wharhol ( una zip apribile su un paio di jeans ) resta uno dei quattro capolavori dei Rolling Stones insieme a “ Aftermath “ ( 1966 ), “ Beggar’s Banquet “ ( 1968 ) e naturalmente “ Exile On Main Street “, che chiude la storia propulsiva dei Rolling Stones, quella di qualità. Qualcuno ha scritto che se dopo quest’album avessero sciolto la band i Rolling Stones sarebbero stati ricordati con maggiore considerazione. In effetti tutti i dischi che verranno pubblicati dopo questo leggendario album, da “ Goat Head Soup “ ( 1973 ) a tutt’oggi servirà soltanto a Jagger & Co a far crescere sempre di più il loro conto in banca.
La recente pubblicazione, informa la Universal Records, ha diversi supporti anche in vinile doppio. L’edizione principale contiene versioni rimasterizzate con l’aggiunta di 10 tracce inedite con in più un dvd con mezz’ora di riprese video ( Deluxe Version ).
E’ stato pubblicato in contemporanea anche un libro scritto da Bill Janovitz ( leader dei Buffalo Tom ) che racconta la cronaca e la gestazione dell’album. ( Edizioni Il Saggiatore, 2010 ).
In conclusione si tratta di un album fortemente raccomandato anche se all’epoca della sua pubblicazione non fu accolto da tutti con lo stesso entusiasmo che avrebbe meritato.
















