Mercoledì, Febbraio 08, 2012
   
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Gogol Bordello - Trans-Continental Hustle

GOGOL_BORDELLO

American/Sony music

E siamo al terzo hit mondiale dopo il Gipsy Punk del grande lancio internazionale  del gruppo e la Super Taranta intermedia, ma nulla, o quasi,  è cambiato. Ovvero qualcosa di nuovo c’è, a parte il solido bassista etiope Thomas Gobena già presente nel precedente disco e la produzione di Rick Rubin che certamente contribuirà al lancio definitivo dell’ensemble ed anche del genere.

Un genere fra i più variegati del globo, fra rock, etnico, punk, ska, rumba polka,  senza dimenticare il nostro kasachok/ballo della steppa di dorighezziana memoria, insomma un pò di tutto purchè il tutto sia un minestone ballabile, allegro, energetico, meglio e più di qualsiasi ginseng naturale o artificiale. L’istrionismo ebbro ed ubriacante dell’ucraino emigrato a New York, Eugene Hutz, che coagula nella sua band, dopo aver conquistato anche Madonna, lo spirito nomade internazionale, specie quello gitano e quello rock con gente di ogni luogo della terra, non si sposta granchè dal clichè che già conosciamo. Ancora una volta Hutz ci regala una serie di brani coinvolgenti, elettrizzanti e anche un po’ casinisti, ad iniziare dalla title track molto rappresentativa, dove ritroviamo echi di Pogues, Nègresses Vertes, Gypsy Kings, Bregovic, Mano Negra, nonché di Clash (anzi più precisamente dei Joe Strummer & the Mescaleros), Specials e, perché nò, anche dei nostri Mau Mau e Capossela, del sound sudista/balcanico di Sparagna ma anche del Circo diatonico di Clara Graziano.

Un sound sempre sopra le righe sia come voci, urla e quant’altro, che come ritmo, la band su disco riflette molto bene quello che è capace di fare nei suoi (molto, molto frequenti) concerti dove stare seduti è pressochè  impossibile: ci aspettiamo qualcosa di più anche per quanto riguarda le sonorità sudamericane come una fusion con samba o madrugada e qualcosa già si intravede, specie in alcuni titoli, brasileiri anzichenò (Pala Tute, My Companjera, Immigraniada, Una Menina), visto anche il recente trasferimento del leader a Rio de Janeiro. Una analogia, in questo momento di ristampe e revival, ma di certo azzardata, si potrebbe infine fare anche con il climax del capolavoro rock in assoluto, almeno per quanto riguarda l’immediatezza ed il vigore, con quell’Exile degli Stones o almeno con i suoi primi cinque brani, a parte il surplus bluesy che qui manca del tutto, naturalmente.

Nicola M. Spagnoli

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