Mercoledì, Febbraio 08, 2012
   
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I PINK FLOYD e lo spirito psichedelico di Syd Barrett nella swinging London del 1967

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Il 1967 è considerato per i destini della musica rock un anno di forte evoluzione musicale, una impennata vorticosa e incontenibile dei picchi qualitativi tale da determinare una svolta epocale nel fragile tessuto giovanile di quegli anni frenetici ed importanti, in America come in Inghilterra, come dappertutto, meno in Italia che recepì il fenomeno musicale in termini modaioli.

In Inghilterra, ma più esattamente a Londra, centro di coagulo di tutte le manifestazioni e le tendenze artistiche e musicali del tempo, in termini musicali vengono portati a compimento i cardini inquietanti della nascente musica psichedelica, formata sul ceppo ambiguo dell’ apologia della droga come consumo e liberazione della mente verso soluzioni creative. La mescalina, le anfetamine ed altre sostanze tossiche come lsd ( droga sintetica di largo consumo tra i giovani ) impiegate nella costruzione dell’edificio psichedelico spazzarono via in un baleno tutto il recente passato musicale imponendo un modo nuovo di fare musica. Tutta la scena freak beat dominante in quel momento, formata da molti gruppi pop importanti ( Animals, Yardbirds, per citare alcune vittime illustri ) , che a sua volta aveva raso al suolo tutta la memoria storica dei sessanta in Inghilterra ( soul, beat e rhytmn and blues, ecc… ), collassò davanti alla furia devastante prodotta dalla rivoluzione psichedelica, una forma di virulenta controcultura che sovvertì dalle fondamenta tutta la tendenza musicale in quel momento imperante.

Gli artefici di questa rivoluzione furono un gruppo formato a Londra da tre ragazzi di buona famiglia provenienti da Cambridge guidati da un eccentrico personaggio, anch’egli di Cambridge, Roger “Syd” Barrett, che fu il fondatore e leader indiscusso del gruppo, in quell’anno di grazia abituali frequentatori del locale UFO dove il gruppo stava sperimentando le nuove vibrazioni sonore e si stavano producendo le prime basi sceniche costruite su giochi di luce colorate ( i famosi light show ). Nascevano cosi i PINK FLOYD.

I Pink Floyd, che prendevano il nome da Pink Anderson e Floyd Council – due oscuri bluesmen del delta molto amati da Syd Barrett - , iniziarono a sperimentare la loro musica, costruita su suoni “..che ondulavano tra momenti ritmici e altri statici … ( K. Rexrouth del S.Francisco Examiner ) o “ anarchia pura “ secondo il Sunday Times, in modo autorevole e inarrestabile il 15 dicembre 1966, attrazione principale, insieme ai Soft Machine, al Roundhouse, un ex deposito per treni nella zona di Nothing Hill, gestito da Arnold Wesker, per una serata musicale-culturale organizzata dalla rivista International Times. Il gruppo suonò per la prima volta i suoi brani più famosi “ Interstellar Overdrive “ e “Astronomy Domine “ all’interno di uno spettacolo suggestivo dominato dalle luci psichdeliche del light show, prima di essere interrotti da un guasto all’impianto elettrico. Al Roundhouse si consuma cosi in modo definitivo ogni rapporto col passato musicale e si sperimenta in modo netto il primo tentativo di aprire il locale alla nuova musica psichedelica, ritenuta una musica di forte tendenza, un viaggio senza ritorno. Ma il definitivo lancio della musica psichedelica avvenne all’UFO Club, un locale che assunse, grazie alle esibizioni dei Pink Floyd, vasta risonanza e il marchio doc di riferimento di tutta la scena psichedelica di Londra dove la gente che vi frequentava conversava, ascoltava musica e assumeva marjiuana per tutta la notte, secondo una cronaca del tempo. L’UFO venne inaugurato il 23 dicembre 1966, una settimana dopo il Roundhouse, dalle performance oltre che dai Pink Floyd, da Soft Machine e Giant Sun Trolley. In quel locale passarono in seguito un po’ tutti i gruppi psichedelici di Londra, tutta la scena underground inglese inevitabilmente vi suonò creando prestigio e visibilità ad un luogo che diventerà nel tempo come espressione massima della causa della psichedelica in Inghilterra. Nel tempio principe dell’underground inglese vi suonarono dai Tomorrow di Keith West e Steve Howe, quest'ultimo in seguito, futuro chitarrista dei Yes progressive, ai John’s Children di Marc Bolan, ai Kaleidoscope, psichedelici dalle tinte leggiadre, sino ai Blossom Toes passando per tantissimi altri piccoli ma importanti gruppi che il tempo li ha fissati per sempre in una dimensione storica imprescindibile. ( cito: All’ombra di sgt Pepper_ Storia della musica psichedelica inglese_ di Federico Ferrari_ 2007).

L’avvenimento più importante, decisivo, caotico e definitivo atto culminante nell’orgia psichedelica, supergalattico nelle sue funzioni paradossali e auto celebrative fu l’appuntamento all’Alexandra Palace del 29 aprile 1967 denominato “ 14th Hour Technicolor Dream “, un concerto storico che avrebbe, nelle intenzioni degli organizzatori, polverizzato, in termini di successo e di presenze, tutto il passato ; che avrebbe celebrato la nuova musica in modo degno e definitivo. La festa durò per tutta la notte sino alle 10 del mattino. Nel cartellone erano annunciati, oltre ai Pink Floyd, attrazione principale di ogni manifestazione psichedelica e profeti del movimento, una infinità di gruppi, tutti-nessuno-escluso, ma molti daranno forfait. Tra i presenti i Pretty Things, I Deviants, i Soft Machine, I Purple Gang, I Move, ecc.. Il famoso cartellone, icona di una epoca irripetibile, disegnato da Michael Mc Innery, diventerà il manifesto simbolo di tutto il movimento psichedelico. I Pink Floyd vi giunsero alle quattro del mattino proveniente direttamente dall’Olanda dove avevano effettuato alcuni concerti, e suonarono in una suggestiva cornice creata dalle prime luci dell’alba che filtravano dagli interstizi dei finestroni sulle pareti. Ma la performance dei Pink Floyd non fu eccellente, secondo i testimoni dell’epoca, forse per l’eccessivo stress accumulato in quegli anni frenetici o forse perché la presenza di Syd Barrett, minata dai primi problemi di natura psichiatrica, a causa dell’ abuso di anfetamina e altre droghe, iniziava a dare i primi segni di cedimento.

Le celebrazioni della stagione psichedelica si conclusero il 22 dicembre dello stesso anno nel teatro Olimpia per un megaconcerto interminabile, caotico e autoreferenziale denominato “ Christmas On Earth Continued “ , con la partecipazione sostanziale dei stessi gruppi dell’Alexandra Palace, vissuto per tutto il tempo a base di musica e consumo spietato di anfetamina ed Lsd, in una nottata eclettica come sempre caratterizzata da una eccessiva sublimazione della parola libertà. Syd Barrett durante la performance manifesta in modo inequivocabile gli effetti di tanto acido consumato in modo plateale dando segni di smarrimento, primi accenni ai demoni che stanno prendendo la sua vita in modo irreversibile. Fu quello il suo ultimo concerto. A marzo dell’anno successivo i compagni lo sostituiranno con David Gilmore, amico del gruppo anch’egli di Cambridge, quando ormai la sua presenza era ritenuta non più affidabile, insostenibile per i progetti del gruppo. Syd Barrett, dopo il crollo psicologico, uscirà di scena in maniera definitiva, sprofondato nel vortice della sua follia che lo accompagnerà per tutta la vita, divenendo da subito oggetto di culto, nonché riconosciuto come figura massima per la nascita della musica psichedelica essa stessa propulsione essenziale e vitale per la storia di questo movimento chiamato rock.

I Pink Floyd dopo le prime esibizioni all’Ufo vennero ingaggiati dalla Columbia / EMI per una cifra considerevole per quei tempi. Incisero il primo singolo “ Arnold Laine / Candy And Currant Bun “, messo subito all’indice dalla BBC per il suo testo ambiguo. Seguirono : “ See Emily Play / Scarecrow “, poi “ Julia Dream “ e “ Careful with That Axe Eugene “ ecc…, in tutto dieci brani che rappresentano la bibbia della musica pop inglese ancor prima di essere il manifesto della musica psichedelica inglese e geniale summa della mente creativa e schizoide di Syd Barrett.

Seguirà l’album manifesto della musica psichedelica inglese, quel THE PIPER AT THE GATES OF DAWN scritto interamente da Syd Barrett, pubblicato nel 1967 dalla Emi/Columbia, e registrato presso gli studi della Emi in Abbey Road, curiosamente nello stesso periodo in cui i Beatles, nello studio accanto, stavano provando l’epocale “ Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band “, in uno dei momenti decisivi per la vita del rock.

Astronomy Domine “ e “ Interstellar Overdrive “, rappresentano i due poli principali dell’album, in cui il suono dei Pink Floyd si riconosce, due lunghi brani, in circostanze dal vivo ancora di durata maggiore, dominati dalle tastiere di Richard Wight e dalle trame imbastite da Syd Barrett su un tappeto sonoro di grande suggestione. Il brano d’apertura in particolare, tutto intensamente giocato su suoni tribali e spaziali, magnificamente allegorico sui temi del “ viaggio “, avrà poi una forte influenza nei suoni del cosiddetto kraut rock, agli inizi dei settanta, quando quella vasta congrega di sperimentatori tedeschi si ispirerà proprio ad Astonomy Domine per costruire la propria fortuna musicale. Ma nell’album si raccontano soprattutto fiabe dai colori pastello, storielle infarcite di gnomi e fate, scritte su terreni vischiosi impregnati di controsensi fantastici o allegorie infantile dominante su versanti sonori imprevedibili influenzate dalla cultura della droga, materia necessaria per espandere la mente e sintonizzarla su frequenze molto alte dove pochi o nessuno possono raggiungerle.

Syd Barrett, allontanato dal gruppo, pubblicherà due album ufficiali, “ The Madcap Laughs” e “ Barrett “, nel 1970, con gran fatica, prodotti da David Gilmore, il chitarrista che l’ha sostituito in seno al gruppo ; due scrigni preziosi, piccoli capolavori infarciti di gemme, schegge di diamanti impazziti. Diamante pazzo, appunto, come lo ricorderanno i suoi compagni nel brano “ Shine On You Crazy Diamond “, nell’album “ Wish You Where Here “ a lui dedicato nel 1975.

I Pink Floyd già dal secondo album “ A Saucerful Of Secrets “ ( Columbia, 1968 ) iniziano quel lento distacco dai canoni psichedelici per approdare verso un suono più eterogeneo di grande qualità, frutto di una nuova visione del rock, più spaziale e sperimentale, in stretto rapporto col passato, che darà loro grandi soddisfazioni commerciali e artistiche. In questo senso si pensi che l’album “ The Dark Side Of The Moon “ viene considerato, forse a torto, a mio modesto avviso, come l’apice della musica dei Pink Floyd. Certamente è il lavoro che ha dato loro maggiore soddisfazione commerciale e agli audiofili irriducibili un ottimo strumento di formazione. A me, e parecchi altri, un po’ meno. Noi gli abbiamo sempre preferito l’imprevedibile e leggiadro Syd Barrett e personalmente considero l’album del pifferaio alle soglie dell’alba come uno dei dieci album più importanti del rock, dalle origini ad oggi.

Sid Barrett muore a Cambridge, dopo una vita vissuta in totale isolamento, all’età di 60 anni il 7 luglio 2006.

LUIGI CIAVARELLA

 


 

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