Mercoledì, Febbraio 08, 2012
   
TEXT_SIZE

DINO FUMARETTO - La Vita è breve e spesso rimane sotto

DINO_FUMARETTO

Per questo disco gli aggettivi contrastanti si possono sprecare in abbondanza: angosciante/divertente oppure noioso/eccitante o ancora vecchio/avanguardista, fatto sta che già al primo ascolto colpisce e non esce più dal cervello. Già dalla copertina qualcosa si intuisce, poi la conferma avviene all’interno, nella seconda di copertina, in cui si scopre che l’autore, appollaiato sulla punta di un tetto di coppi, è invece Elia Billoni che è anche l’unico “interprete ufficiale” di Dino Fumaretto, insomma un gioco dissociativo, se di gioco si tratta, alla Kafka che fra l’altro in alcuni brani è platealmente esplicito (Scorpione nero).

Non c’è solo questo, c’è rabbia vera (Fuck the world, Omicidio, Venite assassini), ironia e sarcasmo puri (Vita in ufficio, Iiih!) dolore, paura ed ansia a profusione: un disco insomma che non lascia indifferenti e che, forse, farà parlare di sé. Questo è il primo disco vero di Billoni che ha già, dopo lunghissima gavetta, due eccellenti autoproduzioni ed innumerevoli, memorabili esibizioni e quindi un piccolo affezionato seguito, di nicchia certo ma in espansione. Voce e pianoforte, prevalentemente, in qualche brano un kazoo o un’armonica o un timido harmonium e nient’altro, ma un pianoforte con la p maiuscola, come si deve, serio, suonato veramente bene, percussivo e ossessivo, a volte quasi cattivo ma anche, raramente, melodico ed accattivante, insomma alla Mertens, prevalentemente. Una voce flebile ma urlata ed ululante, da Tito Schipa Jr.(quello di Orfeo 9), se il CD fosse stato concepito come un’opera unica, o da Alan Sorrenti degli esordi, se i suoi brani non fossero cortissimi. Con una differenza sostanziale però rispetto ai miti del passato, Tim Buckley per esempio, Billoni appare psicanalitico sì ma senza essere psichedelico, non gli è proprio, almeno com’è stato finora inteso il termine, piuttosto egli si avvicina, come autore ed interprete, ad una forma teatro/canzone nuova anche se erede, potremmo senz’altro dire, del grande Gaber, specie quello di Polli da allevamento o di Far finta di esser sani, che senz’altro avrebbe apprezzato. Surrealismo moltiplicato x 15 quindi, tanti sono i brani del disco, alla Bosch piuttosto che alla Magritte, se il nostro fosse anche pittore (ma questo non lo sappiamo!).

Nicola M. Spagnoli

Da RARO! Giugno 2010

DINO_FUMARETTO