Martedì, Febbraio 07, 2012
   
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LIGABUE: Arrivederci, Mostro

Luciano_Ligabue_-_Arrivederci_Mostro_-_Front(P) Wea Rec. Italia, 2010

Uscito il mese scorso, l’ultimo album di Ligabue Arrivederci, mostro ! viene annunciato come un lavoro di svolta nella vita professionale del cantautore emiliano. All’ascolto si nota subito una pulizia di fondo molto efficace merito del nuovo ingegnere del suono e una curiosa copertina, opera di Erik Johnanson, svedese di Gotenborg, mago del Photoshop, che raffigura un’isola adagiata sul dorso di un grosso pesce, che, come ha sostenuto in una intervista Ligabue, rappresenta il mostro, l’ossessione e le paure che tutti abbiamo dentro.

Ma la svolta del disco è rappresentato dal cambio di produzione. Infatti il disco è prodotto da Corrado Rustici, produttore di grido ( Zucchero tra gli altri ), fondamentale presenza per rinnovare il corredo musicale del cantautore di Correggio effettivamente diventato obsoleto in questi ultimi tempi, finora affidato alle sole capacità del cantautore e non sempre all’altezza della situazione. In effetti gli ultimi album denunciavano una certa stanchezza, deleteria per chi vuole rimanere il primo della classe in un genere che prende dal rock i suoi lati più spettacolari. Tutto ciò nonostante sul palco Ligabue abbia sempre assicurato una performance di qualità, ( memorabile il concerto del 10 settembre 2005 dove confluiscono al Campovolo di Reggio Emilia qualcosa come 180.000 spettatori paganti, avvenimento ancora oggi detentore di un record assoluto di presenze ad un concerto per un solo artista a livello europeo ), ma evidentemente ad una certa età ( Ligabue ha 50 anni ) si avvertiva l’esigenza di un rinnovamento in termini musicali.

Nulla di epocale ma gli arrangiamenti appaiono più omogenei, i suoni più compatti e risoluti e i testi più diretti e maturi rispetto al passato, facilitando in questo modo un approccio in generale meno prevedibile, sicuramente prodotto con maggiore rigore. Merito di Corrado Rustici ma anche di Chris Manning, leggendario ingegnere del suono dei Metallica e di Joe Satriani, insieme ad un gruppo formato da Fede Poggipollini e Niccolò Bossini alle chitarre, Luciano Luisi alle tastiere mentre la parte ritmica è affidata a Michael Urbano e Kaveh Rastegar rispettivamente alla batteria e al basso.

L’album contiene 11 brani da Quando canterai la tua canzone a Il meglio deve ancora venire, nel mezzo una canzone scritta per Francesco Guccini ( Caro il mio Francesco ) in cui cita e aggiorna la sua avvelenata ( da Via Paolo Fabbri, disco recensito in questa rubrica ) sulle indignazioni contemporanee e una sottile critica sulle devianze di un mestiere, quello del cantautore, che resta nonostante le lusinghe del successo una voce fuori dal coro ( … e allora vado avanti a cantare della vita / sempre e solamente per come io la vedo / che la morte se la suona e se la canta / chi non sa soffrire da solo … ) ; da citare La linea sottile “ … tra star fermi e subire / cosa pensi di fare ? / da che parte vuoi stare ? …” un approccio degno di un pensiero di Pascal ma che rileva tutta l’importanza di assumere una decisione in tempi di confusione come questi.

In conclusione un Ligabue che convince abbastanza, ma senza aspettarsi da questo disco una svolta epocale Ligabue affida la sua musica e la sua poesia diretta e da strada ad un gruppo di professionisti ed a un luogo, la California, dove è stato registrato e missato il lavoro, in un momento di transizione della sua musica verso sponde più sicure.

Luigi Ciavarella

(P) Wea Rec. Italia, 2010

Uscito il mese scorso, l’ultimo album di Ligabue Arrivederci, mostro ! viene annunciato come un lavoro di svolta nella vita professionale del cantautore emiliano. All’ascolto si nota subito una pulizia di fondo molto efficace merito del nuovo ingegnere del suono e una curiosa copertina, opera di Erik Johnanson, svedese di Gotenborg, mago del Photoshop, che raffigura un’isola adagiata sul dorso di un grosso pesce, che, come ha sostenuto in una intervista Ligabue, rappresenta il mostro, l’ossessione e le paure che tutti abbiamo dentro.

Ma la svolta del disco è rappresentato dal cambio di produzione. Infatti il disco è prodotto da Corrado Rustici, produttore di grido ( Zucchero tra gli altri ), fondamentale presenza per rinnovare il corredo musicale del cantautore di Correggio effettivamente diventato obsoleto in questi ultimi tempi, finora affidato alle sole capacità del cantautore e non sempre all’altezza della situazione. In effetti gli ultimi album denunciavano una certa stanchezza, deleteria per chi vuole rimanere il primo della classe in un genere che prende dal rock i suoi lati più spettacolari. Tutto ciò nonostante sul palco Ligabue abbia sempre assicurato una performance di qualità, ( memorabile il concerto del 10 settembre 2005 dove confluiscono al Campovolo di Reggio Emilia qualcosa come 180.000 spettatori paganti, avvenimento ancora oggi detentore di un record assoluto di presenze ad un concerto per un solo artista a livello europeo ), ma evidentemente ad una certa età ( Ligabue ha 50 anni ) si avvertiva l’esigenza di un rinnovamento in termini musicali.

Nulla di epocale ma gli arrangiamenti appaiono più omogenei, i suoni più compatti e risoluti e i testi più diretti e maturi rispetto al passato, facilitando in questo modo un approccio in generale meno prevedibile, sicuramente prodotto con maggiore rigore. Merito di Corrado Rustici ma anche di Chris Manning, leggendario ingegnere del suono dei Metallica e di Joe Satriani, insieme ad un gruppo formato da Fede Poggipollini e Niccolò Bossini alle chitarre, Luciano Luisi alle tastiere mentre la parte ritmica è affidata a Michael Urbano e Kaveh Rastegar rispettivamente alla batteria e al basso.

L’album contiene 11 brani da Quando canterai la tua canzone a Il meglio deve ancora venire, nel mezzo una canzone scritta per Francesco Guccini ( Caro il mio Francesco ) in cui cita e aggiorna la sua avvelenata ( da Via Paolo Fabbri, disco recensito in questa rubrica ) sulle indignazioni contemporanee e una sottile critica sulle devianze di un mestiere, quello del cantautore, che resta nonostante le lusinghe del successo una voce fuori dal coro ( … e allora vado avanti a cantare della vita / sempre e solamente per come io la vedo / che la morte se la suona e se la canta / chi non sa soffrire da solo … ) ; da citare La linea sottile “ … tra star fermi e subire / cosa pensi di fare ? / da che parte vuoi stare ? …” un approccio degno di un pensiero di Pascal ma che rileva tutta l’importanza di assumere una decisione in tempi di confusione come questi.

In conclusione un Ligabue che convince abbastanza, ma senza aspettarsi da questo disco una svolta epocale Ligabue affida la sua musica e la sua poesia diretta e da strada ad un gruppo di professionisti ed a un luogo, la California, dove è stato registrato e missato il lavoro, in un momento di transizione della sua musica verso sponde più sicure.