Mercoledì, Febbraio 08, 2012
   
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Cchiu’ fa notte e cchiu’ fa forte / Ssssh dei Ten Years After

_ten_years_after_sssh_1969_retail_cd-frontIn controtendenza al rumoroso appuntamento annuale di Chiù fa notte e cchiù fa forte, organizzato per domani sera dall’Arci, il minimuseo di Nicola M.Spagnoli propone invece, con il “ contributo riflessivo “ di Gabriele Tardio, un momento dedicato al silenzio, agli spazi infiniti e al piacere di “ guardare le stelle “, come lo stesso Tardio sostiene, con imprevedibile piglio romantico ( o ruffiano ) o molto semplicemente per il gusto della resistenza o della protesta “ silenziosa “ contro un evento a lui "ostile."

Naturalmente ci saremo alle ore 23.00 davanti al vicolo come sempre a raccogliere le percezioni del silenzio e il nutrimento dell’anima stampate sul viso barbuto del nostro protagonista, io più di tutti perché delle attività del mini mi sento sempre coinvolto, questa volta con leggera ironica sfumatura, però non prima di aver goduto del piacere di ascoltare un paio di gruppi in piazza.

Sulla colonna sonora dell’evento si era pensato di eseguire il brano di Franco Battiato “ Oceano di silenzio “, naturalmente a volume appena percettibile, poi si è deciso di soprassedere perché anche quella musica da sottofondo, flebile, avrebbe disturbato l’atmosfera sacra dell’evento.

In ulteriore controtendenza io invece suggerisco, per allacciarmi alla denominazione della serata speciale, un album dal titolo appunto “ SSSSH “ pubblicato nel 1969 in Inghilterra ( Deram Rec. UK 1969 ) dai TEN YEARS AFTER di Alvin Lee, che di silenzio conserva soltanto il titolo blasfemo mentre invece è un album tosto, hard blues robusto dominato dalla Gibson di Lee che prende dal blues solo gli aspetti più spettacolari e qualche spunto tradizionale ( una “ Good Morning little Schoolgirl “ di Sonny Boy Williamson II e il boogie di The Stomp ) poca cosa rispetto al passato, ma sufficiente al gruppo per rompere i legami col blues, che era stato il loro originario nutrimento musicale ( i primi tre album erano tutti impregnati di blues : soprattutto lo storico primo album del 1967 ; il secondo, Undead, era un vivace resoconto live al Klooks Kleek di Londra, mentre a partire dal terzo, Stonedhenge, il gruppo avviava un graduale allentamento delle proprie radici e si avvicinava a quel processo di contaminazione con l’hard blues, genere dominante in quell’anno – leggi Led zeppelin - che avrebbero portato a compimento proprio con Ssssh, dando in questo modo un assetto definitivo, decisamente hard, al suono del gruppo ).

I Ten Years After d’altronde divennero famosi proprio con un brano hard blues, quel “ I’m Going Home “ che avrebbe catalizzato l’attenzione del popolo rock sul palco di Woodstock nell’agosto del 1969 e reso celebre la figura di Alvin Lee, virtuoso della chitarra, tale da soprannominarlo “ la chitarra più veloce del west “ per la rapidità con cui sapeva usare lo strumento.

Naturalmente sono legato a questo gruppo e al disco in particolare attraverso ricordi giovanili forti ed irripetibili: un concerto al Palasport di Strasbourg ( Francia ) vissuto in prima persona nella primavera del 1972 e una collezione di dischi mandati a memoria ( tuttora presenti nei miei scaffali ) procurati sull’onda emotiva di quel concerto, restano il ricordo indelebile di una stagione per me unica.

Un disco che vorrei consigliare ai giovani, quelli che vogliono riscoprire le radici dell’hard blues inglese e hanno già comprato il primo album ( pardon cd ) dei Led Zeppelin & co.

Il disco è stato ristampato e rimasterizzato dalla Emi Records nel 2004.