Music'Arte
RADIODERVISH

con LIVIO MINAFRA & LA BANDA di SANNICANDRO di BARI
BANDERVISH (il manifesto cd)
Un gruppo pugliese ma multietnico ed internazionale come pochi in Italia, nel loro ultimo disco, dopo i capolavori Lingua contro Lingua del 1998 e soprattutto Centro del Mundo del 2002 tenta un esperimento inusuale nel panorama internazionale.
Tradizione italiana più tradizione mediorientale condite da sofisticati, delicati e mai invasivi arrangiamenti jazz, compresi gli interventi solistici di rilievo, per un risultato davvero sorprendente, apparentemente d’altri tempi ma in verità decisamente nuovo e d’avanguardia. Già il titolo del disco ci trasporta in un mondo, quello quasi dimenticato delle bande paesane, che una volta erano onnipresenti in tutta l’Italia meridionale e soprattutto in Puglia, caratterizzate dall’assenza degli archi, che eseguivano mirabilmente brani d’opera popolari nelle feste patronali o accompagnavano processioni ed eventi e che qui, con i 40 elementi, alcuni giovanissimi, di quella di Sannicandro di Bari con Livio Minafra nel ruolo di arrangiatore, autore, pianista e fisarmonicista (miglior nuovo talento 2009 per Top Jazz) ed altri ospiti al flicorno, sax contralto e soprano danno vita ad uno spettacolare ensemble con i Radiodervish ovvero Michele Lobaccaro alla chitarra e contrabasso, Alessandro Pipino a vari strumenti e soprattutto con la voce particolare di Nabil Salameh che ripropone, mischiando italiano, francese ed arabo in una sorta di “concerto” in studio ma che è spettacolare dal vivo, i brani classici e più famosi del gruppo ed altri nuovi o inediti.
Ed è un brano nuovo, di Minafra, quello che più colpisce, il maestoso e sinfonico Dio pazzo Dio pane, mentre brani minori del repertorio Radiodervish acquistano un nuovo spessore e consistenza poetica, All my will e Avatar, brani tradizionali come Lamma Badà o addirittura Fogh en Nakhal, già proposto per la prima volta in occidente da Battiato nel suo concerto per Bagdad del 1992, che qui ha una coda jazzata, alla Gato Barbieri, di particolare fascino. Les Lions e Sea Horses soprattutto per la voce e gli arrangiamenti che fanno venire alla mente Fellini e Nino Rota, mentre i cavalli di battaglia del gruppo L’immagine di te e L’esigenza nella nuova veste non si snaturano affatto, anzi!
P.s. Nella nostra città ci sono l’ottima Orchestra di fiati Santa Cecilia guidata dal Maestro Claudio Bonfitto ed un gruppo folk tradizionale di rilievo come i Festa Farina e Folk (in cui milita lo stesso Bonfitto): perché non tentare di proporre nel loro prossimo disco, almeno in un brano, un esperimento simile? E per l’Amministrazione comunale: perché non recuperiamo il podio rialzato della Villa comunale, magari con una copertura adeguata, per le esibizioni musicali, soprattutto bandistiche?



















