Giovedì, Maggio 24, 2012
   
TEXT_SIZE

Omaggio a GIUNI RUSSO

juni

Oggi cade l’anniversario della nascita di Giuni Russo che un male oscuro ci portò via nella  notte del 13 settembre 2004. Per omaggiarla, pubblichiamo questa breve biografia di Nicola M. Spagnoli, come sappiamo anche critico musicale, e il video del suo ultimo Sanremo, quello del 2003. Per questo ricordo preferiamo quindi scegliere la data della sua nascita, il 10 settembre.

Più il tempo passa, più  la critica (ed il pubblico!) si convincono che Giuni Russo, al secolo Giuseppina Romeo, nativa di Palermo, è stata probabilmente la migliore cantante italiana di sempre. Praticamente ogni anno, dal 2004, escono omaggi discografici di altri artisti, suoi inediti e Cd e video celebrativi soprattutto per merito della sua collaboratrice e compagna di sempre, Maria Antonietta Sisini. Ma la sua carriera, in vita, non è stata certamente tutta rose e fiori, iniziata con la vittoria al festival delle voci nuove di Castrocaro nel 1967 con una potente versione di Hurt di Timi Yuro (A chi incisa quell’anno da Fausto Leali), di diritto entrò a Sanremo l’anno successivo ma qui iniziarono i guai: brutta la canzone impostale, disastrosa la promozione. Le fecero incidere, in seguito, quattro dischi a nome di Giusy Romeo di cui solo l’ultimo dignitoso con una versione di Fumo negli occhi dei Platters e di I Say a little prayer di Aretha Franklin.

Seguono sette lunghi anni di gavetta con comparsate varie (perfino in un album di Celentano ed in Ys del Balletto di Bronzo dove, comunque, probabilmente nacque il suo interesse per la sperimentazione), nel ’75 si tenta un altro lancio, anche questo fallimentare, con un album in inglese e ancora fino al 1980 dopo aver cambiato altre tre case discografiche ma sempre con il nuovo nome di Junie Russo. Dopo l’incontro con Battiato e con Alberto Radius, ex Formula tre e session man apprezzatissimo, la svolta, la nota la CGD  e la lega a se per cinque anni. Lei incide, sotto l’egida del cantautore siciliano e con il nome cambiato in Giuni, un LP che sarà una pietra miliare nella musica italiana, Energie, un disco d’avanguardia con sonorità mai sentite prima di allora in Italia, davvero inedite per i tempi e all'insegna della pura sperimentazione. Un album storico, caratterizzato da un utilizzo della voce totalmente "rivoluzionario", spesso strabiliante, da arrangiamenti innovativi curati da Franco Battiato e Giusto Pio e da canzoni (anzi brani!) fuori dagli schemi come L’addio o Una vipera sarò. Arriva anche il successo commerciale nell’82 con Un’estate al mare, sperimentale solo nel finale in cui imita il canto dei gabbiani con la sua incredibile estensione vocale, un brano che, dicevamo, le darà una vasta popolarità ma che la imprigionerà in un clichè svilente di cantante di tormentoni balneari. La canzone raggiunse i vertici delle classifiche italiane e ci restò per oltre 8 mesi, vinse il  Festivalbar Disco Verde,  ottenne  il  Disco d’oro per le vendite e collocò la cantante al primo posto nel concorso popolare Vota la voce, come rivelazione dell'anno. Nonostante ciò, convinta giustamente di poter approdare a ben altri lidi con la sua voce, pubblica Vox, con la parziale opposizione della Casa discografica, essendo un album po’ più commerciale del precedente LP, ma non del tutto. Per questo, non sarà,  più promossa come nel famoso 45 giri estivo e addirittura costretta ad uscire sul mercato, nell’84, con Limonata cha cha, invece che con Mediterranea, come lei avrebbe voluto, per promuovere l’omonimo album.

Nell’85 c’è la definitiva rottura bilaterale e consenziente con la Caselli, Giuni passa ad altra casa ma minore, incide due album di compromesso, ottiene di nuovo un gran successo con canzonette estive, la celebre Alghero e poi Adrenalina con la Rettore e finalmente approda ad un altro grande album, nel 1988:  A casa di Ida Rubinstein. Un disco venti anni avanti agli altri del periodo, una mirabile fusion fra lirica, pop elegante e jazz, incentrato sull'interpretazione di arie da camera e romanze di musicisti come Verdi, Bellini e Donizzetti contaminate da una giusta dose di elettronica e sperimentazione: esemplare a tal proposito La zingara. Da allora in poi solo cose impegnate (e quindi boicottate dai Media, ricordiamo fra le altre, nel nuovo millennio, il bel CD Napoli che canta colonna sonora di un film muto del ’26 del padre di Sergio Leone, isolato dall’allora regime che non gradiva temi come l’emigrazione) che si accompagneranno alla svolta, questa volta anche spirituale, per il suo crescente interesse per gli scritti e la vita di San Giovanni della Croce e di Santa Teresa d’Avila, tant’è che dopo i premi sanremesi per Morirò d’amore nel 2003 (quando la sua malattia già l’aveva parzialmente consumata) la cerimonia d’addio, l’anno successivo, si tenne proprio nel monastero delle Carmelitane scalze, a Milano.