Giovedì, Maggio 24, 2012
   
TEXT_SIZE

Auguri John

john_lennonc0fm

Oggi John Lennon avrebbe compiuto 70 anni.

Avrei potuto per l’occasione scrivere di Lennon partendo dal dopo Beatles oppure addirittura entrare in quell’ universo senza tempo, dove tutti attingono a volte anche a sproposito che è il mondo dei Beatles, unico e irripetibile fenomeno musicale e di costume del secolo scorso, che ha impegnato fior di specialisti in diverse discipline per analizzare ogni particolare di quella storia.

Oppure buttarla sul privato raccontando magari la trepidante attesa dell’ album “ Imagine “, uscito in Inghilterra l’8 ottobre 1971, alla vigilia del compleanno del suo autore, in Europa a seguire, mentre in Francia a metà ottobre, dove io all’epoca risiedevo e già avevo accumulato una discreta esperienza musicale. Ricordo che il disco di John Lennon era stato annunciato da “ Best “, , il miglior magazine rock francese dell’epoca, senza mezzi termini come uno dei capolavori in assoluto in quel momento. L’enfasi manifestata dal giornale forse era esagerata ma non vi è dubbio che già allora il disco veniva percepito come uno spartiacque tra due diversi modi di porsi davanti al rock e alle sue tante evoluzioni, vere o fittizie. Soprattutto annunciava l’avvento del dopo Beatles in maniera definitiva, liberatoria.

Certamente era il lavoro più atteso dopo le avvisaglie avvertite positivamente nel primo disco e non da meno era atteso soprattutto dalla popolazione giovanile rimasta orfana della musica dei Beatles separati freschi l’anno precedente.

Prima di “ Imagine “ c’era stato l’album eponimo dove John lennon con pochi amici aveva realizzato un mezzo capolavoro, dimostrando tra l’altro di essere lui il vero erede del dopo Beatles. Il disco conteneva un pugno di brani dal sapore intimistico, suonati in modo spartano con strumentazione essenziale. Ma soprattutto conteneva il celebre brano “ Mother “, dedicato alla mai dimenticata madre Julia, mentre allineava altri pezzi di assoluto valore come Working class hero, memorabile sin dal titolo, God e Desolation, tra gli altri, una introspettiva commistione tra psicanalisi e ricerca musicale fuori dal luogo comune imposto dallo stile Beatles.

“ Imagine “, che mi ero preoccupato di prenotare presso il mio abituale fornitore di vinile ( per la cronaca Shneider, Colmar, rue des tetes ), spinto dalle raccomandazioni della stampa musicale, usci nella città dove risiedevo intorno alla metà di ottobre del 1971, come accennato. Ricordo un giorno freddo e autunnale come capitava da quelle parti in quel periodo dell’anno e non da menola fine di quell’attesa snervante per quello che già sembrava un feticcio, un oggetto storico che, prima ancora di metterlo sul piatto del giradischi, assumeva un valore oltre quello effettivo.

Il disco, copertina lucida a busta, raffigurante una bella ed eterea foto di Lennon, conteneva al suo interno una fotografia e un manifesto piegato. La foto raffigurava Lennon alle prese con un maiale che teneva per le orecchie in risposta a quella del suo rivale Paul Mc Cartney il quale si era fatto immortalare sulla copertina del suo album “ Ram “ (1970 ) mentre teneva invece per le corna un ariete.

Questo segno era indicativo sulle reali intenzioni umorali oltre che musicali di John Lennon. Infatti nel disco vi sono almeno due brani che riguardano questo aspetto : How Do You Sleep e Gimme Some Truth lettere polemiche, il primo brano soprattutto in forma diretta, indirizzate all’altra metà dei Beatles.

Naturalmente il disco apre le sue esternazioni col brano che da solo vale l’acquisto, “ Imagine “, inno alla utopia, struggente momento dedicato ai valori della pace e alla convivenza civile. Il disco nella sua interezza è uno dei capolavori in assoluto della musica rock. A differenza del precedente in Imagine vi suonano fior di musicisti e si avverte da subito il momento felice che accompagna il lavoro e il suo autore in rapporto col suo tempo e la sua musica. Da Cripped Inside a Jealous Guy, passando per It’s So Hard e per finire con Oh Yoko, la stupenda ballata dedicata a sua moglie, oltre ai due brani polemici citati e in mezzo una bellissima Oh My Love, passano di fotogramma in fotogramma le tracce di un disco irripetibile che solo una mente lucida e sincera come John Lennon poteva realizzare.

Era finita per sempre l’era Beatles, ora finalmente affidata alla storia e agli studi sociologici oltre allo sfruttamento intensivo del marchio in ogni angolo del mondo. John Lennon ne aveva decretata la fine.

La discografia di John Lennon fu discontinua in termini di qualità. Dopo Imagine pubblicò altri album, da Sometime in New York City a Mind Games sino a Double Fantasy, diviso con Yoko Ono, quest’ultimo pubblicato nel 1980, lo stesso anno in cui venne assassinato a New York da un fanatico.

Quel sabato pomeriggio d’ottobre fu tutto per John Lennon e per il suo capolavoro, suonato su un giradischi Telefunken Mono con pick up variabile, in una stanzetta al secondo piano di un edificio centrale nella città alsaziana di Colmar, dove i miei risiedevano da un po’ di anni.

Il disco, insieme ad uno sparuto gruppo di superstiti, in condizioni discrete, giacciono tutti ancora nella parte bassa dei miei scaffali, tra i feticci irraggiungibili e i ricordi che non si cancellano. Anzi col tempo quei ricordi sembrano punte di spilli piantati nel cervello.

LUIGI CIAVARELLA

 

john_lennonc0fm