Music'Arte
HENRY COW

Continua la ristampa in vinile di dischi storici del Rock, ora tocca ad un “leggendario” disco di un gruppo inglese che ha continuato imperterrito ad incidere, dall’inizio degli anni ’70, ed esibirsi fino ai nostri giorni, mantenendo inalterato il sound e lo spirito degli inizi. Il Canterbury Style migliore e più genuino è, ancor oggi, quello degli HENRY COW ( LEGEND -1973- ReR megacorp)
Il primo disco degli Henry Cow, nome che pare frutto di pura casualità e non, come si diceva all’epoca, derivante da quello del compositore Henry Cowell.
Questo primo disco fu chiamato subito Leg End anche se il titolo non compare da nessuna parte, almeno nelle edizioni italiane originarie dell’LP, ed è proprio un disco entrato letteralmente nella leggenda.
Un disco importante e fondamentale, non solo per il Canterbury Sound, ma per la storia del Rock perché in pochi “leggendari” brani riesce ad unire mirabilmente in una fusion perfetta il meglio del rock, e non solo del rock, dell’epoca. Fred Frith, il chitarrista nonché virtuoso violinista e compositore, che qui apparve subito un antagonista pericoloso sia di Robert Fripp che di John Mc Laughlin, formò il gruppo nel 1969, insieme ad amici studenti del campus di Cambridge, Tim Hodgkinson, tastierista e Geoff Leigh ai fiati, colui che diede poi la forte impronta zappiana al gruppo, gruppo diventato poi famoso, soprattutto in Italia, come fondatore del RIO (Rock In Opposition), il celebre movimento musical politico cui aderirono anche i nostri Stormy Six e L’Orchestra. Appunto ad una band di Zappa, quella di Gran Wazoo soprattutto o di Burnt Weeny Sandwich, ma con un pizzico in più di free alla Art Ensemble of Chicago, che principalmente s’ispira questo primo lavoro quasi tutto strumentale dei nostri. Non solo, il gruppo riuscì a fondere nel crogiuolo tutte le avanguardie inglesi, il lato più skizoide e progressive dei King Crimson e quello poetico-jazzy del migliore Robert Wyatt, quello sia di Third dei Soft Machine che di Maching Mole (ascoltare per credere la lunga Nine funerals of the Citizen king, l’unico brano cantato del disco!), condendolo con un pizzico (per il vocalismo cameristico) di Gentle Giant e di Caravan. Nirvana For Mice è il primo brano e quello che più di ogni altro li rappresenta, quello che si avvicina di più all’avant-prog storico con in più la loro caratteristica: le fantasiose e particolari dissonanze tastieristiche delle tastiere. Amygdala sembra una piccola suite, persino sinfoneggiante e Teenbeat è sparpagliata (stranamente) in tre movimenti distaccati fra loro anche sulle facciate del vinile: bandismo demenziale e free rock-jazz da brivido fin dalla Introduction dove si intravedono persino riferimenti brechtiani e cabarettistici che poi confluiranno ed esploderanno successivamente nei dischi in collaborazione con gli Slapp Happy (Desperate Straights il disco più famoso ed entusiasmante la canzoncina A worm is at work cantato da una ispirata Dagmar Krause). Una citazione d’obbligo, infine, per il felice calzino di plastica di copertina, un’invenzione di Ray Smith diventata subito logo del gruppo e ripresa tante volte nei dischi successivi, in colori e sfondi diversi naturalmente, ma sempre di plastica
Nicola M. Spagnoli.
da RARO! settembre 2010


















