Giovedì, Maggio 24, 2012
   
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Sacri Cuori - Douglas and Dawn (Interbang Records)

SACRI_CUORI

Ancora un disco, appena uscito e gia’ di culto, peraltro direttamente in vinile, che dimostra innanzitutto l’inversione di tendenza che si sta imponendo ultimamente a livello mondiale rispetto al Cd, ma anche la scelta impegnata di alcuni autori che non privilegiano piu’ la canzonetta o il pop ballabile ma una musica d’ascolto come non si sentiva da anni. Sacri Cuori il nome del gruppo, Douglas & Dawn il titolo del disco scelto questa settimana da Nicola M. Spagnoli.

Sacri Cuori è più che altro un esperimento, un progetto atipico e coraggioso per lo stile e per il tipo di pubblicazione, in elegante vinile bianco da 180 gr. rigorosamene numerato.

 

“Douglas and Dawn” il titolo di questa quasi-colonna sonora di un film alla Easy Rider del nuovo secolo fuoriuscito come idea proprio in concomitanza alla registrazione della soundtrack, a Tucson in Arizona, per un video d’autore. Ne esce fuori un desert-rock particolare, ipnotico, per il nostro gruppo di 6 elementi nato da un’idea di Antonio Gramentieri e allargato, per l’occasione, fino a diventare quasi supergruppo, con ben 12 ospiti qualificati sparpagliati nei vari brani, tutti dominati da una nervatura slow ed essenziale ma che  passano, senza esagerare,  dal tex-mex di Hidalgo Drive al free-blues di Orbit dominato dal sax particolare di James Chance, a vaghi echi country psichedelici byrdsiani. Un sound che sembra raccogliere e riproporre, in una certa maniera, le esperienze post-Borderline del grande Ry Cooder,  in un ideale viaggio attraverso le vastità,  i deserti e le periferie nord-americane. Echi teatrali nel recitar cantato di Chrome, curiosi miscugli fra un Morricone, quello del western sofisticato, ed il More pinkfloydiano in House of Dust per passare, subito dopo, a gocce di squillante pianismo jarrettiano. Non è un disco facile e non l’aiuta l’eccessiva frammentarietà (16 brani), né la riproposizione rigorosa ed acustica, ma ahimè cortina, di una celebre song di Dylan, quel Shelter from the Storm del ’75 che risulta l’unico brano cantato, anzi accennato, per finire in un’atmosfera alla Herzog-Fricke particolarmente mistica e suggestiva.

Nicola M. Spagnoli

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