Music'Arte
MAMBASSA

Un gruppo italiano che credevamo scomparso nel nulla e che invece dopo quasi sette anni dall’ultimo lavoro e’ ancora sulla breccia e ci regala un disco, tutto sommato, lineare e scorrevole, battistiano quanto basta. Recensione, da RARO, di Nicola M. Spagnoli
Disco autunnale e malinconico, cantautorale piuttosto che riferibile ad un gruppo che comunque pure c’è e si sente. Dopo sei anni dall’ultimo lavoro e quindici dall’esordio, questo CD sembra quasi un ritorno alle atmosfere rarefatte di Mi manchi chiunque del 2002 con testi dal contenuto volutamente altruista e comunque poetici e soprattutto comprensibili (...)
nient’affatto ermetici come tanto si usa oggidì e a volte anche autobiografici come in Dispari che riprende il tema del debutto in libreria del chitarrista/cantante/scrittore Stefano Sardo L’America delle Kessler (eh si, siamo anche in pieno campo letterario!). Un prodotto, potremmo dire, essenziale; un album di canzoni vere di quelle senza tanti fronzoli e con poca strumentazione sofisticata: qualche celesta qua e la, un mellotron affatto prog, un ukulele e qualche sezione d’archi come nella beatlesiana La pioggia di settembre che addirittura ruba un paio di note iniziali a Strawberry fields forever. La ballata Nostalgia del futuro appare la più rappresentativa del nuovo/antico stile dei Mambassa e non a caso questo brano doveva anche dare, in un primo tempo, il titolo all’album! Un album che risente certamente della lezione dei Coldplay ma che deve qualcosa anche a Battisti e Subsonica come ne La Costruzione della notte dal dolce andamento in crescendo e con sognante voce femminile nel finale. Nostalgica, infine, anche la riuscita ed efficace abbreviazione per il titolo (LP) per il lancio di questo lavoro che in effetti si chiama pianeta solitario “Lonely Planet”.

















