Giovedì, Maggio 24, 2012
   
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SELTON

SELTONAntistar

Anche questa settimana poca avanguardia e molto facile ascolto per il disco della settimana. Un gruppo brasiliano ma che ha adottato la nostra lingua e le nostre migliori tradizioni per esprimersi, stranamente in controtendenza: quelle del cabaret e dell’easy listening anni ’60. Sono i SELTON , quattro giovanissimi alla loro seconda prova, questa volta fatta tutta di canzoni loro. Recensione di Nicola M. Spagnoli tratta da Raro!

 

Dopo un primo disco “Banana à Milanesa” di un paio d’anni fa, pluripremiato, tutto dedicato ai capolavori di Jannacci e dei mitici Cochi e Renato e con gli stessi maestri presenti come ospiti in alcuni brani, questi quattro giovani brasiliani un po’ pazzerelli ci riprovano con un altro album tutto loro, sempre ,però, completamente cantato in italiano. Un disco, anche questo come il primo, quasi post-moderno e fuori dal tempo che sembra uscito pari pari dalla tradizione surreale degli anni ’60. Ai Gufi ed agli artisti prima citati si ispirano per alcune divertenti canzoni come Passero o soprattutto per Tutto in una notte, che già al secondo ascolto si può cantare, anche in coro durante una gita in pullman. Il resto strizza l’occhio prevalentemente allo swing dei primi Beatles ed al beat in generale, a quelle canzoncine deliziose di una volta cantate a quattro voci e con scarna strumentazione. Si concedono anche qualche altro bizzarro strumento, ma poca roba, in qualche brano come un organetto bontempi, un kazoo o addirittura la naturale “percussione corporea” ed altre semplicità che fanno sentire prog, al confronto, perfino i Gens (complessino degli anni ’60 post beat, quelli di In fondo al viale). A volte i nostri sfociano nella tradizione americana, sempre d’epoca, come nella squisita Be water, a volte affiorano ricordi di impostazione che fanno venire in mente i & The Misterians, celebri per 96 tears, anche per via del Fender rhodes distorto d’accompagno. Risulta particolarmente simpatico, infine, quell’accento particolare alla Neil Sedaka o alla Shel Shapiro dei Rockes prima maniera, che calza a pennello specialmente nei brani più cabarettistici, come nel tango di Testa quadrata o nell’easybeat demenziale di Per favore dica il suo nome.

Nicola M. Spagnoli