Music'Arte
Massimo Altomare / “OUTING”

La recensione di un disco italiano al 100% di un cantautore, come si diceva una volta, bravissimo ma ancora purtroppo poco noto, partito dal Progressive anni ’70. Massimo Altomare già nel mitico duo Loy & Altomare ci regala un disco pieno di ricordi ed emozioni, di ottima qualità e spessore, per i testi, per le melodie ed anche per gli arrangiamenti, semplici ed efficaci.
E speriamo che stavolta sia la volta buona di questo nostro piccolo genio incompreso (dal grande pubblico!). Sì perché Altomare è sulla breccia dal 1973 ed è uno che merita, per l’intelligenza e l’ironia, almeno al pari di De Gregori.
Merita per i testi, per le musiche ed anche per gli arrangiamenti ed i collaboratori di cui si circonda, una diffusione ben maggiore di quella che finora ha avuto e speriamo che la nuova etichetta ed una buona promozione, stavolta riescano nell’intento. Sarebbe lungo elencare i lavori in generale, quelli solistici e di gruppo a cui ha partecipato ma dato che quest’album in un certo senso si riallaccia agli esordi, ai tre dischi folk-prog dei ’70 con Checco Loy, che pure allora ebbero un successo di nicchia, citiamo almeno quelli, il primo Portobello, il bellissimo e delicato capolavoro Chiaro ed infine l’introvabile Lago di Vico. Ci si rifà anche al primo 45 giri da solista, Il torrente, qui riproposto in versione arricchita, oltre alla mitica Gate Lee, ispirata al contestato concerto romano di Lou Reed del ’75 e riversata direttamente dal vinile dell’epoca: incredibilmente moderna.
Outing certo è indovinato come titolo anche se c’entra poco con l’attualità gossip. Si rifà piuttosto al primo omonimo brano sulla presa di coscienza, a cui è dedicato anche il bel disegno a matita su carta pane di omini con altoparlanti di Giovanni Ragusa. Altomare qui continua, come nel bel libro-disco del ’98 La Gnosi delle Fanfole, l’interessante e riuscita collaborazione con Stefano Bollani che è una garanzia istituzionale anche per l’ascolto dal punto di vista musicale per cui in tutti i brani si sente, e come. la cura del particolare, la maestria e la qualità degli arrangiamenti come nell’omaggio a Guccini di E’ dall’Amore che nasce l’Uomo qui rifatta, diciamo, alla George Harrison di Revolver e che ai tempi non fu altro che un lato B dell’Equipe 84.


















