Music'Arte
I DIECI DISCHI CHE SCONVOLSERO IL MONDO
Forse John Reed non avrebbe mai potuto immaginare che un giorno un vecchio e polveroso rockettaro gli avrebbe rubato il titolo del suo libro più famoso : dieci dischi in vinile, dieci soli titoli scelti dal fondo di un pozzo le cui profondità hanno legami col centro del mondo ; dieci manufatti per raccontare da angolature oblique la storia del mondo attraverso suoni e immagini che ne hanno saputo scandire i momenti più intensi e le fasi più delicate, intrisi di sogni e sostanza, ma inscindibile dalla natura dei fatti che hanno percorso la storia dell’umanità.
Dieci album in vinile, dieci copertine polverose tirate giù dagli scaffali per indicare dieci soluzioni per sopravvivere ai tempi o dieci modi di raccontare una storia bella e tragica, attraversata da sogni elettrici cosi ostinati da morirci dentro. O se preferite dieci album fondamentali per violare la natura intima del rock.
Ma anche dieci atti d’amore e di riconoscenza, dieci alambicchi magici da gustare nella solitudine, dieci preziose pepite da portarsi dietro nell’isola che non c’è e, infine, dieci chiave di lettura uniche per raccontare sin dai particolari la storia del mondo da un punto di osservazione straordinario.
Una storia della musica Rock iniziata oltre cinquant’anni fa a Memphis e mai chiusa nonostante le tante trappole imbastite dall’ establishment, i rigurgiti ideologici e le varie idiosincrasie che ne hanno cementato il corpo sin nelle radici. Nonostante i condizionamenti dell’industria e l’autolesionismo dei tanti protagonisti, il Rock ha saputo esprimere una visione del mondo in sintonia con i propri bisogni di libertà e giustizia sociale, unitamente ad una verità di fondo che ha sempre caratterizzato sottotraccia il modus viventi di una generazione la quale non sempre ha saputo riconoscere i propri limiti ( “ L’arabesco che manda in mille pezzi l’ordine rigoroso delle cose … “ - Riccardo Bertoncelli, Pop Story, Arcana 1973 ) come per esempio il pacifismo utopistico e contradditorio reso diffidente dalla cultura della droga, filo deleterio che ne ha sempre condizionato lo sviluppo sin dalle fondamenta.
Allora questi dieci dischi vanno accolti come i lati chiaro-oscuri di un universo con il quale penetrare in un mondo ideale, a propria misura, costruito su suoni e vibrazioni, prive di zavorre ideologiche o motivi diversi che non siano quelli di un sano ascolto di bellezze musicali, miei personali omaggi ad un popolo giovanile in cui spero tragga da questi segni motivo di piacere e null’altro.
1. THE BEATLES _ RUBBEN SOUL ( Parlophone Rec. GB 1965 )
2. BOB DYLAN _ BLONDE ON BLONDE ( Columbia Rec. USA 1966 )
3. THE CLASH _ LONDON CALLING ( CBS Rec. GB 1980 )
4. JIMI HENDRIX _ ARE YOU EXPERIENCED ? ( Track Rec. GB 1967 )
5. LITTLE FEAT _ WAITING FOR COLUMBUS ( Warner Bros Rec. USA 1979
6. FAIRPORT CONVENTION _ LIEGE AND LIEF ( Island Rec. GB 1968 )
7. PINK FLOYD _ THE PIEPR AT THE GATES OF DAWN ( Columbia Rec. GB 1967 )
8. THE DREAM SYNDICATE _ MEDICINE SHOW ( A&M Rec. USA 1984 )
9. KING CRIMSON _ IN THE COURT OF KING CRIMSON ( Island Rec. GB 1969 )
10. THE STOOGES _ THE STOOGES ( Elektra Rec. USA 1969 )
Sono dieci album pescati prevalentemente dai sessanta, vera fucina di capolavori come era facile immaginare. Si va dai Beatles di Rubben Soul preferito a Sgt. Pepper per una sua evidente modernità intrinseca a Bob Dylan di Blonde On Blonde con il quale, primo doppio album della storia della musica rock, racconta la fase più creativa del menestrello di Duluh. Dei Clash dove si è preferito evitare le secche del punk di cui sono stati fieri portatori, per evidenziare la loro opera più riuscita, un personale racconto della storia della musica rock scandito dai tanti generi che l’hanno attraversata. Il Jimi Hendrix di Are You Experienced ? e i il primo album dei Pink Floyd di Syd Barrett, The Piper At the gates Of Dawn, schegge psichedeliche di prim’ordine, che conservano intatte a tutt’oggi una certa freschezza e un fascino inossidabile.
I Little Feat di Lowell George sono stati grandi musicisti dal vivo e questo doppio album rende loro giustizia. Registrato sui palchi di Londra e Washington rimane a mio avviso come il lavoro dal vivo più intenso e importante del rock, superiore rispettivamente a In Concert dei Doors e Live At Leeds dei Who, sicuramente di altissima qualità.
Il folk Rock inglese è concentrato nel disco più compiuto dei Fairport Convention in cui si eleva la presenza eterea di Sandy Denny, musa del folk inglese, ma anche dei migliori musicisti che mai abbiano calcato le scene del folk in terra d’Albione.
I Dream Syndicate di Steve Wynn sono stati i principali ispiratori del cosiddetto Painsley underground genere musicale sorto in California agli inizi degli anni ottanta con debiti verso il suono di frontiera più esposto alle radici garage dei ’60.
Questo disco ne è la testimonianza più veritiera non solo del gruppo ma dell’intero movimento.
Il Progressive quantunque io abbia delle riserve rimane tuttavia un genere che ha avuto largo seguito in Inghilterra e nella Europa della prima metà dei settanta, compreso in Italia. Questo disco di debutto dei King Crimson può considerarsi a tutti gli effetti come la prima pietra miliare posta a inizio della storia, con brani di grande respiro e dominati tutti dal suono dei sintetizzatori, nuovi strumenti musicali che avranno un peso determinante nell’economia di questo tipo di musica per tutto il decennio oltre a caratterizzarne un’epoca.
Chiudo con un album sporco in stile garage proveniente da Detroit ( Stooges ) e guidato da Iggy Pop, “animale” autentico da palcoscenico, vera energia pura e gruppo dal suono devastante che tanta influenza avrà nello spirito garage degli anni a venire in tutto il mondo ( soprattutto in Australia_ leggi Radio Birdmen ).
Mancano altri album fondamentali ovviamente, tra questi sicuramente dischi dei Velvet Underground, Frank Zappa, i Doors, i Rolling Stones, Van Morrison, Bruce Springsteen, Led Zeppelin, Allman Brothers Band, Patti Smith, Nirvana, ecc.. compresi titoli italiani ( Area ? ) ma il numero era una scommessa e un limite da non varcare ; mancano pure i pionieri ( Elvis Presley, Chuck Berry, ecc… ) e mancano le raccolte importanti ( tipo Nuggets che raccoglie gruppi dimenticati del garage fuzz americano dei 60 o sintesi di importanti appuntamenti live come per esempio Woodstock ) ma il senso di questo articolo, forse poco rispettoso delle vicende musicali del secolo scorso, resta senz’altro quello di stimolare una discussione in seno ai nostri lettori magari per incoraggiarli a tirar fuori anche loro una personale lista di dischi imperdibili da portarsi dietro nella famosa isola deserta.
LUIGI CIAVARELLA
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