Music'Arte
MUSIC ‘ARTE / “NAZZ NAZZ” Ovvero quando il traditional incontra il rock

di Luigi Ciavarella
Può apparire blasfema e persino oltraggiosa, da parte di un gruppo di ragazzi e ragazze, studenti del locale Istituto Superiore Pietro Giannone, l’incursione corsara nei fondali della tradizione popolare sammarchese, cosi ricca di storia da riempirci un libro ( “ Canti popolari di San Marco in Lamis “, a cura di Raffaele Cera, 1979 ) e divenuta nel frattempo, in tanti anni di ricerca e di approcci musicali, fonte di ispirazione di gruppi folk
(...segue) formati sulla scia di queste melodie stupende cresciute all’ombra dei vari Celano Musica, Muntagnole e soprattutto dei Festa Farina e Folk, il gruppo che per ultimo ha saputo darle una valenza definitiva, per continuità e rispetto, nel solco della tradizione sino ai giorni nostri, non prima di aver pubblicato, durante la loro storia, un paio di cassette originali e un album, pubblicato nel 2007, che rimane a tutt’oggi il vertice di tutta la produzione discografica locale, in linea con la tradizione popolare di San Marco in Lamis.
Gli studenti del gruppo musicale dell’istituto Giannone, che hanno già pubblicato in passato un album di brani di musica pop, affrontano, in questo secondo lavoro, anche loro il tema del recupero della canzone popolare, aggiornando il catalogo su piani di lettura molto differenti dalla tradizione. Naturalmente il loro approccio è tutt’altro che rigoroso in termini ortodossi ma non per questo meno interessante sul piano dei risultati. Anzi i brani qui acquistano una freschezza sorprendente e una rinnovata energia che interagiscono sulla qualità dell’intero progetto, rinnovando oltremodo nel solco della modernità, quel processo di revisione del canto popolare su basi nuove e moderne, senza mai stravolgerne l’anima fondante.
( Un processo analogo sul Gargano viene portato avanti da un po’ di anni dal gruppo folk di Monte Sant’Angelo, I Terranima. )
La reinterpretazione della musica popolare in chiave rock / pop, anche se può sembrare a colpo d’occhio irriverente rispetto ad una tradizione da sempre nutrita di sottofondi acustici, è, in Inghilterra, da molto tempo materia di contaminazione e la storia in questo senso può dare testimonianza di tanta produzione d’alto livello prodotta sin dai sessanta e in alcuni casi detentore anche di autentici capolavori. ( I Fairport Convention e la nutrita schiera dei gruppi folk rock inglesi dai sessanta ai giorni nostri ne sono l’esempio lampante ).
L’album che ha per titolo “ Nazz Nazz Canti popolari in chiave molto moderna ! “ consta di 11 brani, la maggior parte dei quali proveniente direttamente dal patrimonio classico musicale del paese, altri, pur essendo parte dell’ “anima nostra “, non hanno finora avuto mai una legittimazione musicale, a ciò si aggiungano un brano di Matteo Salvatore ( La bicicletta ) e un curioso omaggio al suono della zampogna.
I brani classici sono “ La vadda de Stignano “ , posto in apertura, qui introdotto dalle note del pianoforte di Michele Gravino, virtuoso della tastiera, tema che riserva sempre all’ascolto un brivido particolare e suggestivo, grazie alle voci di Sara La Porta, Alessio Lops e Luigina Daniele a “ La mamma de Cuncettella “, che Ciro Iannacone da un taglio decisamente rock, gradevole ed efficace, come il brano che segue, “ I’me ne vaje pe d’acqua “, dal retrogusto blues peraltro ben sostenuto dalle voci di Giandomenico Nardella e Arcangela Cursio, sino a “Affaccete Marì “ forse il brano più intenso dell’album, che viene ben interpretato da Donato Ugo Giuliani e Annarachele Martino su note di flauto e piano dall’andatura tipica della ballata folk.
Con “ Joje je Gnensante “ si penetra la natura goliardica dei ragazzi, incredibile brano che ci riporta indietro nel tempo ( ma non troppo perché l’usanza non è del tutto estinta nel giorno d’ognissanti ) qui eseguito con un suono di fisarmonica che si contorce tra le pieghe del testo.
Un suono struggente di sax tenore suonato dal polistrumentista Giandomenico Nardella e seguito dalle tastiere di Michele Gravino, evocano uno dei brani più belli della tradizione popolare sammarchese, “Ascigne, Nennella, ascigne“, brano intenso e notturno con un arrangiamento memorabile.
I restanti brani, da “ Voje cumpà, voje cummà “, dall’andatura rap e dominata dalla chitarra blues di Ciro Iannacone, dove sembrano tutti divertirsi, a la “ Bicicletta “, del compianto cantautore di Apricena, ironica ed allusiva qui infarcita in stile country, con il contributo vocale di tutti ; “ La jamma de jomma ” altro irresistibile inno alla sana goliardia, arrangiato ai limiti dell’ hard rock.
Dopo “ Li pecure “ eseguita con la zampogna da Vincenzo Maria Tenace, episodio originale, chiude l’album inevitabilmente con l’immortale tarantella paesana “ Quanna abballa lu ricce “ in una versione inusuale, molto suggestiva e profonda ( suggellata dal vocione del Ciro ).
Questo lavoro rispetto al precedente, a mio avviso, è un decisivo passo in avanti in termini di maggiore compattezza del suono, merito del cantautore Ciro Iannacone che del progetto è stato tutor e anima, ma soprattutto il merito va a tutti questi ragazzi e ragazze che con profondo rispetto e senso d’appartenenza hanno saputo rinnovare il corpo della canzone popolare sammarchese senza mai travolgerlo.
LUIGI CIAVARELLA
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