Music'Arte
Music’Arte / Il mito del Re Lucertola 40 anni dopo

Tra pochi giorni anche la figura di Jim Morrison avrà la sua vetrina mediatica come è già avvenuto per le altre figure del rock cadute nel fiore degli anni e per questo diventate immortali, icone formidabile per l’industria dello spettacolo. Infatti il 3 del prossimo mese scadranno anche per lui i termini dei fatidici 40 anni dalla morte, amara ricorrenza se si considera che il re lucertola, cosi è stato definito, si è spento nella vasca da bagno di un appartamento parigino, proprio come Arthur Rimbaud, il suo mentore, poeta trasgressivo, che Jim Morrison ammirava cosi tanto da somigliargli in molti punti.
In realtà la morte di Jim Morrison è ancora oggi avvolta nel mistero. Ricorda molto quella di Brian Jones ( altra “J”, però rispetto a Jimi e Janis, di solo cognome ) anch’egli trovato morto in una piscina, quindi una morte d’acqua. Tutti nomi che con gli anni hanno assunto sempre maggiore consistenza nel luccicante e frivolo mondo della musica e dello spettacolo, ma non solo, senza conoscere limiti. Jim Morrison è stata l’icona più sfruttata proprio perché, giovane ribelle, bello e tenebroso, quindi immagine perfetta, è stato il primo ad assumere in tempi primordiali le sembianze tipiche della rockstar ad litteram per via anche di alcuni suoi atteggiamenti convulsivi / trasgressivi compiuti ai limiti della decenza pubblica, con una tale esagerazione e istigazione da meritarsi oltre alle denunce della società perbenista anche i vincoli di una popolarità / visibilità forse eccessiva, senz’altro sproporzionata rispetto ai reali meriti avuti nel campo della musica rock.
Accennare ai Doors, il gruppo di Jim Morrison, vuol dire appiattire ogni riferimento alla natura anarcoide del proprio leader. Mai si era visto in ambito musicale una tale dipendenza da parte di un gruppo musicale nei confronti del proprio leader. La figura di Jim Morrison era cosi prorompente che i restanti musicisti del gruppo, pure ottimi, apparivano come comparse, semplici gregari.
La musica dei Doors possiamo identificarla genericamente come rock blues con piglio intellettuale avendo essi citato nel primo e famoso disco d’esordio ( The Doors, Elektra Rec. Usa 1967 ) brandelli di Kurt Weill e Bertold Brecht ( Alabama Song rilettura della loro Whisky Bar ) e soprattutto il riferimento del nome del gruppo che cita direttamente William Blake e Aldous Huxley (… c’è un mondo oltre le porte della percezione.. ) con suoni liquidi ben miscelati da un organo che farà storia ( suonato da Ray Manzarek, gli altri due erano Robbie Krieger alla chitarra e John Desmore alla batteria ), ma rimarrà l’unico segno qualificante della loro musica. Infatti sin dal secondo album ( Strange Days ) pubblicato nello stesso anno e sulle stesse coordinate del primo, per sfruttare il momento favorevole, il gruppo è già imbrigliato nella stessa ragnatela che gli eccessi del leader hanno contribuito a tessere.
Eppure il primo album contiene almeno due brani immortali, l’eredità lasciata da Jim Morrison a questo mondo : Light My Fire, ipnotica e spettacolare, brano dominato dalle tastiere di Manzarek, e The End, in coda all’album, teatrale e forte, che spolvera il mito di Edipo attraverso una rappresentazione musicale dal gusto forte.
Dopo questo episodio la musica dei Doors non conoscerà più picchi cosi alti anzi gli album che seguiranno, da Waiting For The Sun a Morrison Hotel, passando per l’insulso The Soft Parade, saranno solo pallide copie del glorioso debutto.
La discografia si chiude con un doppio album dal vivo ( all’epoca del vinile, dalle splendide forme ) Absolutely Live ( 1970 ) che raccoglie alcune date americane e che contiene una vibrante versione di Who Do You Love di Bo Diddley e una tediosa Celebration Of The Lizard, una sua poesia. Chiude l’album L.A. Woman ben sintonizzato sulle onde medie del mainstream, ma nulla di più. Del post Morrison meglio stendere un velo pietoso per le ragioni già espresse all’inizio.
Per ricordare la figura di Jim Morrison sono state messe in cantiere alcune iniziative. Innanzitutto un bel film che contrariamente al passato racconta in modo più compiuto l’esistenza del re lucertola allargando il raggio d’intervento alla società del tempo; naturalmente una buona raccolta di brani dei Doors e come è sempre avvenuto nei passati appuntamenti decennali anche questa volta il mito di Jim Morrison, che voleva fare cinema e amava la poesia esistenzialista, figlio di un ammiraglio, verrà ricordato e sfruttato come si conviene in questi casi.
Noi vogliamo ricordarlo col brano “ Light My Fire “, vertice assoluto della loro musica.
Jim Morrison riposa a Parigi nel cimitero degli artisti, Pere Lachaise.
LUIGI CIAVARELLA

















