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Music'Arte / Divagazioni d'estate: Il pop progressivo italiano visto dal box

Le poche giornate calde e le successive ondate di pioggia del mese scorso hanno segnato la mia breve vacanza estiva. In genere è questo il periodo in cui ascolto musica “ meno impegnativa “, cioè senza vincoli particolari, semplice, generalmente musica italiana.Originariamente era stato il beat con tutte le sue ingenue e accattivanti melodie d’altri tempi il mio obiettivo programmato (...segue)
almeno sino a quando non sono incappato, non so come, in un paio di dischi di tardo beat, come dire i prodromi del virus progressivo, nell’anno di svolta che precede i settanta, che mi hanno incuriosito al punto tale da spingermi mio malgrado ad approfondire l’argomento.
Da qui il passo verso il progressive italiano è stato un soffio. Senza volerlo sono scivolato nel suo labirinto, senza possibilità di fuga, risucchiato negli spazi siderali del tempo perduto, nella preistoria del rock, tanto mi è sembrato lontano quel rapporto col passato. Nonostante la trappola devo dire che ho subito gradito questo viaggio imprevisto, colto con sorpresa, durante l’ ascolto dei vari album ( pardon dei cd ) cosiddetti “ minori” ( quelli che mancavano alla mia formazione ), la buona percezione di un mondo di suoni nuovi e sconosciuti che col progressive classico ( o pop come lo chiamavamo impropriamente all’epoca dei fatti, cioè tra il 1971 e il 1975 ), formato sui suoni prodotti dalla sacra trimurti PFM-BMS-ORME per esempio, avevano poco a che fare. Quindi, a 40 anni di distanza, la scoperta di un progressivo diverso, poco dominato dai sintetizzatori, ( tastiere elettroniche che hanno fatto la felicità e causato il declino di molti gruppi famosi ), è stata per me una sorprendente e piacevole scoperta, per l’attenzione soprattutto verso quei dischi le cui tracce erano più pesanti ( Rovescio della Medaglia, Trip, Atlantide, ecc..) o, per contrasto, dove gli spazi musicali erano affidati a strumentazioni classiche a tratti anche acustiche ( Celeste, Era d’Acquario, ecc… ) come dire due direzioni estreme ma complementari.
In realtà la nascente scena progressiva italiana stava cercando una propria via autoctona, indipendente, seppure velleitaria come fu la musica prodotta, generalmente composta da lunghe suite a volte persino pretestuose, in cui la maggior parte dei gruppi si riconobbe.
Un arcipelago, per citare un album dei Delirium, frammentario ma ricco di creatività che guarda si alla fonte anglofona, le cui tracce sono evidenti però molto più nei gruppi maggiori che in quelli considerati minori, ma allo stesso tempo prova a cogliere lo straordinario momento per sfruttare le potenzialità che gli offre la nuova musica per provare a creare per la prima volta nella sua storia una propria identità musicale, una via italiana al rock.
A distanza di tanti anni è ancora possibile porsi qualche domanda del tipo : è credibile sostenere che ci sia stata una via italiana progressiva autoctona ?
Credo di si ma non è questa la sede per innescare un dibattito.
Sicuramente c’è stato un tentativo molto onesto e coraggioso da parte di tutti di arricchire partiture musicali altrimenti innocue, ma soprattutto è cresciuta nel tempo la capacità di diversificare a tutti i costi un terreno il cui rischio maggiore era l’avvitamento su se stesso ( come di fatto avvenne ) perché non vi erano margini sufficienti per allargare gli spazi di intervento cosi rigidamente imposti dal genere, il cui superamento era inevitabilmente lo sconfinamento nel jazz, come infatti avvenne per alcuni gruppi.
Ma il jazz è un’altra musica.
Fu questa la ragione principale della caduta verticale del progressive inglese e italiano, avvenuto intorno al 1976, sotto i colpi mortali del punk, che spazzerà via dalla faccia della terra, con i propri suoni grezzi e selvaggi, rabbiosi e iconoclasti, tutto ciò che resta di un genere divenuto caricatura di se stesso, riportando sulla scena la vera natura del rock.
Eppure nel 1974, nell’anno del massimo picco raggiunto dal genere, il rock progressivo italico poteva vantarsi di aver consumato una rottura col passato in termini di dipendenza.
Certamente i primi timidi passi di questa presunta indipendenza forse bisogna cercarli da lontano, probabilmente nel 1967, nell’anno di pubblicazione dell’ album Le Stelle di Mario Schifano. Seppure isolata resta l’unica testimonianza di psichedelica italiana, scritta sulla scia dell’analogo progetto dei Velvet Underground e diventato col tempo un oggetto prezioso. il lavoro da qualche soluzione su una possibile via indipendente del rock italiano, ma non verrà colta nel panorama musicale italiano impegnato com’è ad inseguire il facile successo della canzonetta. Il disco ( oggi rarissimo e pagato fior di quattrini ) è uno dei pochi ma non il solo. Un altro può essere il famoso disco concept dei New Trolls, “ Senza orario e senza bandiera “, ( 1968 ) con testi scritti da Fabrizio De Andrè su musiche originali del gruppo e arrangiate da Gianpiero Reverberi, che da ulteriore forza e pretesto al concetto di indipendenza del rock italiano e allo stesso tempo indica a tutti l’unica via praticabile per uno sviluppo possibile di rock italiano autoctono.
Un altro tassello controverso è stato il rapporto tra il rock progressive e la musica classica incentrato sul tentativo, molto ingenuo, di alcuni di legare discorsi e percorsi musicali agli antipodi anche se non dobbiamo stupirci se i soliti New Trolls tentino addirittura di fondere Vivaldi ed Hendrix in un disco divenuto epocale ( Concerto Grosso ) proprio per aver provato con successo un crossover impensabile sino a qualche anno prima. Ci sono stati altri tentativi ( Rovescio della Medaglia : Contaminazione ) ma il disco dei New Trolls resta il momento più alto e memorabile.
Da noi la musica progressiva si sviluppò lungo due direttive: una, figlia del pop rock leggero, che trasformò la propria natura in concetti più complicati come appunto la PFM ( Premiata Forneria Marconi ) che era una evoluzione del gruppo beat I Quelli, o il Balletto di Bronzo che approdò al capolavoro YS dopo un bel disco di rock classico ( Sirio 2222 ) o come le Orme ( Ad Gloriam ) che addirittura avevano pianificato il loro passaggio al prog andando alla fonte del verbo, a Londra, per portare in patria scampoli di suoni presi da Gentle Giant, King Crimson e Jethro Tull, maestri in quegli anni sperimentali, prima di pubblicare il loro disco di debutto, Collage.
L’altra via invece bisogna cercarla tra le urgenze espressive dei tanti gruppi che lasciarono sul terreno solo pochissimi titoli, spesso un solo disco, spinti dalla sete di consegnare alla storia una traccia della propria esistenza. Sfruttati dall’industria del disco, che concentrerà le proprie forze solo su pochi nomi, questi gruppi saranno costretti a lasciare incompiute le loro seconde opere che verranno riprese molti anni dopo da etichette create ad hoc come La Yellow Records, la Vinyl Magic e Akarma tra le maggiori, rivelando tutte le qualità e i limiti che questo tipo di musica ha prodotto nei settanta.
Non vi è dubbio che il massimo splendore del Pop italiano avvenne nei vari raduni che vennero organizzati in varie parti d’Italia. Presi in prestito ai vari happening presenti nei maggiori circuiti europei e americani, seppure con ritardo, anche in Italia queste manifestazioni resero possibile una visibilità altrimenti negata da stampa e televisione. I luoghi principali in cui si svolsero questi maxi raduni furono Roma ( Caracalla ), Palermo ( Palermo Pop ), Bologna ( Davoli Pop ), e Viareggio ( Festival della musica d’Avanguardia e delle Nuove Tendenze ) ma il principale festival si consumò a Roma, a Villa Phamphili dal 25 al 27 Maggio 1972 con la partecipazione di oltre 40 artisti tra cui molti stranieri. Anche se fu pesantemente osteggiata dalla stampa e dai benpensanti, rimane uno dei momenti più esaltanti del pop italiano. ( ndr: Nicola M. Spagnoli è stato testimone dell’evento ! )
La stampa musicale italiana fu inesistente almeno sino a quando non nacquero, proprio sulla scia di questi avvenimenti, le testate Gong e Muzak, veri prototipi alternativi all’insulsa stampa ufficiale ( Ciao 2001 e Giovani su tutti ). (ndr: dovrei averne qualche copia in garage )
La pecca maggiore del progressivo italiano fu la cronica mancanza di veri cantanti, gli stessi PFM, che erano ( e lo sono tuttora perché sono ancora in attività ) validi musicisti, non avevano un cantante puro almeno sino a quando non ingaggiarono nel 1975 Bernardo Lanzetti, ex Acqua Fragile, uno dei pochi nomi validi anche se la sua voce era sin troppo simile a quella di Peter Gabriel dei Genesis.
Naturalmente il cantante per antonomasia del prog è stato l’indimenticabile Demetrio Stratos, voce suprema degli Area, greco di origine ( molto lo ricorderanno come cantante dei Ribelli, sua la superba interpretazione di Pugni chiusi ) seguito da Francesco di Giacomo, leader del BMS e da pochissimi altri.
Altri difetti si possono riscontrare nei missaggi dei brani, spesso disarticolati tra testo e musica, molti testi restano incomprensibili, mentre altri si soffermano su temi medievali ( i Garybaldi, ) altri ancora scomodano personaggi storici davvero fuori luogo ( Il Rovescio della Medaglia, Trip, Museo Rosenbach ), incredibili fantasie ( Murple ) o lunghe suite che conducono al nulla.
DISCOGRAFIA
A mio modesto parere colgo pochi titoli degni di figurare in una discografia generale. Diverso il discorso per chi vuole affrontare una discografia più organica e compiuta, dove la lista potrebbe allungarsi notevolmente in virtù di una rappresentatività di titoli che copra tutte le varie sfumature del genere.
Io ho scelto un via di mezzo. Prevalgono i miei gusti personali com’è ovvio, ma anche le indicazioni, poi riscontrate sul terreno dell’ascolto, dei vari specialisti di cui mi sono avvalso per le loro indubbie competenze dimostrate in alcuni libri consultati ( I libri dell’Arcana in primis ).
Area : Arbeit Match Frei ( 1973 )
Aktuala : Aktuala ( 1973 )
Premiata Forneria Marconi : Storia di un minuto ( 1972 )
Banco Mutuo Soccorso : Banco Mutuo Soccorso ( 1972 ) copertina salvadanaio !
Le Orme : Felona e Sorona ( 1973 )
Biglietto per l’Inferno : Biglietto per l’Inferno ( 1974 )
Garybaldi : Nuda ( 1973 )
Jumbo : Dna ( 1972 )
New Trolls : Concerto Grosso Vol. 1 ( 1971 )
Osanna : Palepoli ( 1972 )
Quella Vecchia Locanda : Quella Vecchia Locanda ( 1972 )
Alan Sorrenti : Aria ( 1972 )
The Trip : Atlantide ( 1972 )
Alphataurus : Alphataurus ( 1973 )
Arti e Mestieri : Giro di valzer per domani ( 1975 )
De De Lind : Io non so da dove vengo e non so ….. ( 1972 )
Locanda delle Fate : Forse le lucciole non si amano più ( 1977 )
Museo Rosenbach : Zarathusta ( 1973 )
Pierrot Lunaire : Pierrot Lunaire ( 1974 )
Picchio Dal Pozzo : Picchio dal Pozzo ( 1976 )
DEDICHE
Voglio dedicare questo breve excursus nei meandri del progressive italico agli amici : Nicola M. Spagnoli, Emanuele D’Amore, Paolo Pinto, Mario Mossuto, Tiziano Paragone, Gennaro Sassano, Leonardo Parisi e tanti altri di cui adesso mi sfuggono i loro nomi, per la passione con cui abbiamo condiviso un pezzo di storia insieme, con questi suoni che ci sembravano quanto di meglio potesse offrire il genio musicale italiano in ambito rock.
LUIGI CIAVARELLA



















